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Ecco come la crisi arricchisce i soliti squali. Alla faccia dei sacrifici comuni. Una ricerca di Goldman Sachs
Mentre si parla di forte crisi del credito e lo tsunami della crisi miete le sue vittime anche tra le imprese sane, viene fuori uno degli effetti più contraddittori dell'attuale congiuntura economica. I grandi gruppi non finanziari stanno accumulando molta liquidita', circa il 30% in piu' rispetto all'inizio della recessione. Le societa' europee per circa 500 miliardi di euro, quelle statunitensi per circa 1.400 miliardi di dollari. E' quanto emerge da uno studio condotto su 437 grandi imprese escluse banche, assicurazioni e fondi dal Carefin dell'Universita' Bocconi in collaborazione con Goldman Sachs.
E' uno dei tanti squilibri che di fatto sta compromettendo le già scarse possibilità di ripresa. Del resto, che la crisi stia di fatto favorendo il capitale finanziario, responsabile diretto della miccia che ha propagato il fuoco alle polveri, e anche chi comunque godi di posizioni di "alta classifica, è un dato sempre più consolidato. L’Italia, per esempio, detiene un record molto indicativo in proposito. Nel primo trimestre dell'anno il patrimonio immobiliare complessivo gestito dai fondi italiani ha superato i 50 miliardi di euro; nei 15 anni di vita del settore in Italia esso è cresciuto di 16 volte, segnando la migliore performance a livello europeo dopo quella del Lussemburgo.

Senza parlare di alcuni settori, come quello delle assicurazioni, che hanno risorse impegnate in titoli di Stato per 270 miliardi, in obbligazioni emesse da imprese per 90 miliardi. A conti fatti, come dicono sempre le statistiche, a rimetterci sono i “più piccoli”. Il 94% delle imprese perdute nei sei anni della crisi erano artigiane: oggi sono 1,390 milioni, come nel 2001. I dati sono stati forniti dalla Cna nel corso di una tavola rotonda da dove è emerso che nel 2013 il saldo tra imprese nuove e cessate e' stato di meno 27.893 unita'; le nuove imprese sono state 92.853, il valore piu' basso di sempre. L'occupazione e' calata dell'11,5%, a fronte di una diminuzione nazionale complessiva pari al 6,7%. I dipendenti sono ora 1.353.000 contro quota 1.529.000 del periodo pre-crisi. Le difficolta' accompagnano anche il 2014, in particolare - secondo la Cna - nell'edilizia che in sei anni ha perso il 41,6% del suo valore ed e' calata di altri due punti tra dicembre 2013 e marzo 2014.

Quindi, la crisi sta arricchendo alcuni e penalizzando altri. Del resto, come ha già documentato Bankitalia, in Italia il 10% delle famiglie più ricche possiede il 46,6% della ricchezza netta totale (45,7% nel 2010). La quota di famiglie con ricchezza negativa è invece aumentata al 4,1% dal 2,8% del 2010. La concentrazione della ricchezza è pari al 64%.
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