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"Non ci sono alternative alla fine dell'austerità. E nemmeno trattative". Intervista a Vladimiro Giacché
Molti stanno utilizzando l’inciampo della Germania come un argomento per trattare una maggiore flessibilità nel prossimo confronto europeo. Non ti sembra un po’ puerile?
La Germania non è in crisi nel senso della recessione. E questo nonostante l’ultimo dato congiunturale del Pil. I rischi di recessione secondo gli esperti sono aumentati. E sono ancora più seri di come emerge dai dati, nel senso che nel trimestre non sono conteggiati i contraccolpi per la Germania della crisi con la Russia.

Quali sono le valutazioni in Germania sulle difficoltà nella crescita?
Si è aperto un dibattito che è stato innescato dalla Buba sui margini che ci sarebbero per aumetnare i salari. E’ uscita una intervsita sul FAZ a Weidman che parla di aumenti salariali del 3%. Si è scatenato un putiferio, al quale Weidman ha dovuto rimediare con più di qualche precisazione. E gli industriali tedeschi lo hanno perdonato.

I nodi con la Germania li conosciamo. Il punto è come costringerli a cambiare.
Dai dati dell’ultimo trimestre tedesco i fattori negativi parlano di un calo delle esportazioni, soprattutto nel Sud Europa, di un tasso basso di investimento e la domanda interna che non tira. E’ da quindici anni che non tira perché gli aumenti di produttività non sono stati trasferiti nei salari. E’ chiaro che per loro, il primo dei compiti a casa è reflazionare, cioè aumentare la domanda interna. Loro stessi si rendono conto che qualche sforzo lo devono fare. E’ quello che sta dicendo la Linke non da oggi. Il mercantilismo tedesco tiene bassi i salari e quindi sull’onda vengono fuori i problemi degli altri paesi. Nel momento in cui questo modello va in crisi è chiaro che si imballa tutto il sistema.

E i compiti della Bce, che in questo momento si trova accerchiata da dollaro debole, disoccupazione e deflazione?
La cosa paradossale è proprio questa, che fino ad oggi i compiti la Bce non li ha fatti. Ho trovato singolari le dichiarazioni di Draghi sulla sovranità degli stati dell’Ue. Fuori luogo, sia nel merito, perché non rientra nel suo mandato; ma anche perché sono loro che non si stanno muovendo. Sono alla prese con una deflazione che potrebbe avere effetti catastrofici. Il problema è che in questa situazione in cui l’aumento dei prezzi è vicino allo zero, con alcuni poaesi come Grecia e Portogallo in cui è già realtà. Il trattato impone alla Bce di mantenere l’inflazione a un livello prossimo al due per cento. Siamo a zero da diversi mesi e il trend è chiaro per tutti. E la Bce ha ultieriolmente ribassato i tassi e per il resto non ha fatto nulla. Draghi ha parlato di fantasmagoriche misure. E per farlo dovrebbe compare titoli di Stato di diversi paesi, scontrandosi con l’opposizione della Germania.

E’ riformabile l’austerità come intende Renzi?
Il terzo nodo è la fine delle politiche di austerity. Ho detto la fine e non la correzione o gli sconti. Dovrebbe essere chiaro a tutti che chiunque oggi deve fare i conti con il fatto chce nella seconda metà del 2011 siamo ripiombati nella crisi esclusivamente a causa delle politiche di austerity. Basta vedere i dati. La Germania ha fatto poiltiche espansive per 300 miliardi di euro. Noi abbiamo fatto politiche restrittive per cinque punti percentuali di Pil fino al 2013. Per noi è assolutamente decisivo che queste politiche vadano abbandonate. Sono politiche sbagliate. Devono finire per il semplice motivo che sono politiche che nascono per migliorare il debito pubblico e invece lo peggiorano. Per i rapporti di forza sfavorevoli e le complicità dei nostri governi queste politche le abbiamo ingoiate. E quel passaggio sul pareggio di bilancio in Costituzione è stato un atto sconsiderato e orribile. E’ il caso di prendere atto che si è trattato di un errore drammatico. Non possiamo permetterci nemmeno una forma moderata della continuazione di queste politiche. Anche per quanto riguarda la riduzione del debito, alle condizioni attuali lo scenario che si profila è drammatico perché quello che ci rimane in mano sono tasse e tagli.

Non si fermano nepopure davanti all’evidenza. Ma non è che il loro obiettivo è riportare il “costo del lavoro” a livelli infimi supplendo così ai vuoti di produttività e ai fallimenti di alcuni settori produttivi prima ad alto valore aggiunto?
E’ evidente che la Bce che in conformità con il pensiero unico continua a puntare sulle riforme strutturali che si riducono alla precarizzazione del lavoro. Devo dire che mi sembra che in Italia qualche segnale in controtendenza stia arrivando.Anche sui giornali non sospetti di simpatie a sinsitra si dice che le riforme strutturali non hanno senso. Quello che si desidera fare, togliendo un ostacolo ai licenziamenti, è spianare la strada a un aumento vertiginoso della disoccupazione vertiginoso. Si sta facendo strada la consapevolezza che quella è una strada sbagliata. C’è comunque una forte spinta in questa direzione. Credo che anche la parte più avvertita degli imprenditori sappia benissimo che questo non è il punto. La produttività deve recupare innanzitutto sui fattori infrastrutturali.

Per il resto?
Oramai non ci sono più scelte, il punto rimasto è l’abolizione dei vincoli europei. Quando la lista di Rivoluzione civile lo diceva era completamente isolata. Ho apprezzato la posizione di Renzi al Parlamento europeo. Il probelma, però, è cosa fai dopo. Non si può pensare di negoziare un brandello quando c’è da cambiare lo scenario complessivo. Le forze in Europa oggi ci sarebbero per isolare la Germania. Nulla di meno può essere fatto, altrimenti Renzi farà la fine dei suoi predecessori.

Non è troppo tardi per il QE? Cioè voglio dire, lo hanno già fatto gli americani, il mercato è saturo, no?
E’ chiaro che Draghi è sotto pressione per le poltiche monetarie degli Usa. Del resto se c’è stata la riduzione dello spread tra Btp e titoli di Stato tedeschi è perché c’è stata l’espansione monetaria. Questa arma però può essere una illusione, senza aver risolto i probelmi strutturali. La sostenibilità del debito si riproporrà. Lo spread basso può essere una droga che i rivolge contro nel giro di una settimana. Lo spread non è un indicatore per l’economia italiana.

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