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"Lotta alla povertà, la svolta non c'è. Bisogna fare ancora sforzi giganteschi". Intervento di Vincenzo Comito
Nell’ultimo periodo sono state pubblicate quasi contemporaneamente da varie fonti, quasi come se ci fosse un coordinamento tra di esse, diverse notizie fresche sulla dinamica recente della ricchezza e sulla povertà nel mondo. I dati non appaiono certo entusiasmanti e indicano, tra l’altro, quanto sia lunga oggi la strada per ridurre almeno in parte le diseguaglianze del globo.

La prima notizia viene dal Credit Suisse; la banca ci racconta, con dovizia di dati, che la concentrazione della ricchezza non cessa di aumentare nel mondo. Secondo le cifre fornite dall’istituto elvetico, intanto la ricchezza è cresciuta complessivamente, tra il 2014 e il 2015, di 13.000 miliardi di dollari, anche se forse dalle nostre parti quasi nessuno se ne è accorto. Da tale indagine risulta inoltre che l’1% della popolazione mondiale possiede ormai, per la prima volta da quando è disponibile una serie storica al riguardo, più della metà della ricchezza del globo, il 50,4% per l’esattezza, mentre il 10% più ricco detiene l’88% del totale e mentre invece il 71 % della popolazione si deve accontentare del 3% in tutto della stessa ricchezza.
Si tratta di cifre sbalorditive e che si commentano da se.

Nel quadro di tali indicazioni, appare quasi scontata la seconda notizia, data molto di recente da una fonte questa volta cinese, l’ Harun Report, una pubblicazione annuale che riporta l’elenco delle persone più ricche del mondo. Lo studio rileva che nell’ultimo anno il numero dei miliardari cinesi ha superato quello degli omologhi statunitensi. Evviva!

Alla fine di agosto del 2015, così, il numero degli ultraricchi, delle persone cioè la cui ricchezza si presentava come più grande di un miliardo di dollari, era ormai nel paese asiatico pari a 596 unità, contro soltanto 537 negli Stati Uniti. Se aggiungessimo poi all’elenco i miliardari di Hong Kong, Macao e Taiwan, il risultato totale per la Grande Cina raggiungerebbe il numero di 715, surclassando quindi ormai il paese rivale.

Siamo fiduciosi che il vantaggio cinese crescerà ancora l’anno prossimo e siamo contenti di questa svolta rivoluzionaria, che attendevamo certamente con impazienza. La notizia era del resto nell’aria, dal momento che il pil cinese, utilizzando almeno il criterio della parità dei poteri di acquisto, aveva già superato nel 2014, sia pure di poco, quello degli Stati Uniti.
Cambiamo adesso registro e concentriamoci invece sull’altra faccia della medaglia, sull’andamento cioè della povertà. In questo caso le notizie più recenti sembrano a prima vista maggiormente positive.
La fonte della notizia questa volta è la Banca Mondiale. E’ noto come tale istituto rilevi da molto tempo i dati relativi all’andamento della povertà nel mondo.

L’ultimo rapporto, pubblicato da pochi giorni, mostra che, misurando il livello di povertà estrema considerando che la soglia discriminante sia costituita dal guadagno di 1,9 dollari al giorno per persona, si registra che ormai meno del 10% della popolazione mondiale si troverebbe in tale situazione; da notare che così il numero dei poveri si sarebbe dimezzato nel corso degli ultimi dieci anni e di un po’ meno di due terzi dal 1990 ad oggi. Considerando anche che tale traguardo è stato raggiunto mentre la popolazione mondiale cresceva di molto ci troveremmo di fronte a dei risultati che si potrebbero giudicare come spettacolari.

Certo bisogna essere contenti in ogni caso di tale risultato, ma se guardiamo ai fatti un po’ più da vicino la situazione appare in una luce purtroppo un po’ meno favorevole.
Intanto bisogna in effetti considerare che circa il 70% dei progressi registrati nell’abbattimento nel numero dei poveri si deve nella sostanza ad un solo paese, la Cina, che negli ultimi decenni ha ottenuto risultati molto importanti al riguardo. Anche in questo caso c’è peraltro ancora molto da fare, se, ad esempio, sempre in questi giorni, la stampa di quel paese riferiva come sia stato appena varato un programma con orizzonte al 2020 per sollevare dalla miseria in cui versano 10 milioni di bambini. Ma comunque, se escludiamo la Cina, la situazione del mondo mostra progressi ancora insoddisfacenti. Ad esempio il confronto con la vicina India darebbe dei risultati impietosi.

La seconda osservazione che si può fare rispetto ad una sensazione di ottimismo, riguarda il fatto che lo soglia di 1,9 dollari al
giorno per abitante per definire la povertà estrema sottostima ampiamente la situazione del disagio economico nel mondo. Se si raddoppiasse tale cifra di base, portandola a 3,8 dollari al giorno, livello certamente ancora non brillante, il numero dei poveri si moltiplicherebbe per tre, sino a circa 2 miliardi di persone e il ritmo di diminuzione dei livelli di povertà apparirebbe molto meno positivo di quello segnalato dalla Banca Mondiale.
Ci sembra quindi che gli sforzi da fare, in particolare nel sub-continente indiano ed in alcune parti dell’Africa sub-sahariana, per lottare contro tale flagello, siano ancora giganteschi.
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