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Frode fiscale mondiale, per Hsbc l'ultima di una lunga serie . "Cosa si aspetta a chiuderla?". L'analisi di Vincenzo Comito
Quello che è stato rivelato nei giorni scorsi è soltanto l’ennesimo scandalo bancario di una lunga serie iniziata con lo scoppio della crisi; probabilmente esso non sarà neanche l’ultimo. La vicenda della HSBC (Hong Kong & Shangai Banking Corporation) e dei conti svizzeri gestiti dalla stessa, da questo punto di vista, non deve meravigliare molto.

Nei fatti, dal momento anche che molti di questi scandali toccano diversi istituti internazionali contemporaneamente, da tempo si va consolidando l’evidenza che il sistema bancario occidentale è ormai, nella sostanza, una vasta e stabile associazione a delinquere, tranquillamente tollerata dai governi e dalle autorità di controllo dei vari paesi.

La riforma del sistema, che doveva essere portata avanti dopo la crisi del 2008, è risultata in qualche paese come gli Stati Uniti largamente incompleta, in altri, come in sostanza nell’Europa continentale, quasi inesistente. Il sistema bancario è risultato alla fine troppo potente e i politici troppo deboli e distratti.
Né ci ha molto sorpreso il fatto che i conti della HSBC venissero usati non solo per evadere il fisco dei vari paesi, ma anche per riciclare il denaro sporco (la City di Londra è probabilmente, del resto, il cuore del sistema di riciclaggio mondiale), per fungere da rifugio finanziario ai criminali di tutto il mondo ed anche ai terroristi di Al Qaeda e ai loro finanziatori sauditi ed, infine, per ricattare qualche politico in giro per il mondo.

Si è così, ad esempio, scoperto che per convincere nel 2012 il governo greco ad accettare il pessimo piano di intervento della troika, Sarkozy, allora presidente di turno dell’Unione Europea, aveva minacciato di rivelare al mondo che la madre dell’allora primo ministro ellenico, George Papandreu, aveva un conto aperto presso la HSBC per 500 milioni di euro. Forse è, tra l’altro, questa la ragione vera per cui alla fine non si è più a suo tempo svolto il referendum greco sui piani della stessa troika, che Papandreu aveva precedentemente promesso di tenere. Intanto questa vicenda lascia intravedere anche più chiaramente perché il paese è fallito.

Incidentalmente, l’evidenza mostra che la politica può rendere bene non solo da noi. I risvolti politici del caso HSCB vanno peraltro in molte altre direzioni. Così, si è scoperto che il primo ministro britannico, David Cameron, nel 2011, in un governo fatto quasi esclusivamente di persone ricche, aveva nominato come responsabile del dicastero del commercio Stephen Green, prima amministratore delegato e poi presidente della HSBC, e questo quando erano già venute alla luce, in qualche modo, diverse malefatte della banca. Va ancora ricordato come anche Davide Serra, l’esperto e consulente finanziario di Matteo Renzi, risultava possedere un conto presso l’istituto.

Sottolineiamo che, alla fine, un paese come la Svizzera, invece di interrogarsi per bene sul suo modo di governare gli affari del sistema bancario, ha aperto un procedimento penale contro Hervé Falciani, l’ex- funzionario che ha rivelato lo scandalo e che ora vive in Francia con un sussidio di disoccupazione.
Sempre Falciani, in un’intervista a Il Sole 24 Ore del 10 febbraio, a cura di Angelo Mincuzzi, ricorda alcuni risvolti italiani del caso. Egli sottolinea come il nostro paese sia un vero problema perché tutto vi è organizzato per criminalizzare le informazioni che arrivano, mentre le regole in vigore sono talmente complesse da rendere impossibile il contrasto all’evasione fiscale. I magistrati da noi, come ricorda sempre Falciani, sono costretti ad archiviare i procedimenti a causa di condoni ricorrenti e di tempi di prescrizione inesorabili.
la banca dello scandalo.

Un articolo di Le monde del 10 febbraio 2015 a firma di Anne Michel ci aiuta a ricostruire le scandalose vicende della banca.
La HSBC non è peraltro certo nuova agli scandali. Curiosamente, intanto, essa è nata nell’Ottocento a Hong Kong per finanziare il traffico dell’oppio con la Cina, allora nella sostanza sotto il giogo britannico. La sede è stata trasferita a Londra nel 1993.
Negli anni scorsi la banca è stata scoperta in flagrante nel riciclaggio del denaro della droga dei cartelli colombiano e messicano per somme molto ingenti. Il traffico era durato sette anni, dal 2003 al 2010. Per questo essa è stata poi condannata negli Stati Uniti ad una semplice ammenda di 1,9 miliardi di dollari.

Si è anche scoperto che la banca aveva dei legami di affari con delle organizzazioni sospettate di terrorismo. Un’altra ammenda.
Ricordiamo ancora che la HSBC faceva parte di quel gruppo di istituti che per accrescere i loro già lauti profitti, manipolavano in combutta tra di loro i tassi di interesse di riferimento sui prestiti sulla piazza di Londra (Libor, Euribor). Inoltre, la stessa banca, insieme a molte altre, è stata a suo tempo accusata per la preparazione e la vendita di quei prodotti finanziari tossici che sono stati all’origine della crisi del 2008. Infine, ultima accusa nota, va ricordato che essa è stata anche coinvolta in un’inchiesta per traffico di droga a Ginevra.

Alla fine, si può ricordare il commento in proposito di Elizabeth Warren, l’anima di sinistra del partito democratico statunitense: “quanti miliardi di dollari bisogna aiutare a riciclare, quanti embarghi bisogna violare, perché alla fine ci si decida di chiudere una banca come questa?”

 

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