Mercoledì 15 Luglio 2020 - Ultimo aggiornamento 07:43
MioGiornale.com
Logo ControLaCrisi.org
Filtra per luogo...
Filtra per tema...
Filtra per data ...
Nascondi
Ttip, aumentano le incertezze sulla sua approvazione. Non prima del 2017
"Credo che sarà molto difficile approvare il TTIP entro la fine della presidenza Obama. Temo che la palla finisca in tribuna”. Matteo Renzi sull’Unità di oggi risponde a un lettore. E non si nasconde che dopo la chiusura del decimo round del confronto tra Europa e Usa sul trattato di libero scambio la situazione non è proprio così rosea. La montagna di carte e procedure prodotta finora se proprio non è un nodo scorsoio rischia comunque di impastoiare i negoziati per altri due anni. Le previsioni degli ottimisti era di chiudere, lo ricordiamo, nei primi mesi del 2015.

La valutazione di Renzi combacia in qualche modo con quella dei due capi negoziatori della trattativa, lo spagnolo Ignacio Bercero per la Commissione europea e l'americano Dan Mullaney, che nella conferenza stampa conclusiva tenuta ieri, hanno fatto capire che si dovrà sudare ancora per diversi mesi. L'enorme massa di dossier sul tavolo è ancora in gran parte in fase preliminare di lavorazione, e malgrado quasi due anni e mezzo di negoziati già alle spalle, le procedure prevedono dei tempi obbligati. "Intendiamo lavorare ogni giorno disponibile e stiamo dando un'ulteriore accelerazione al ritmo di lavoro quest'anno", ha chiosato Mullaney. Mentre Bercero, ricordando il forte mandato politico ricevuto dal G7, dalla risoluzione del Parlamento europeo alla Commissione Ue e, sul lato opposto dell'Atlantico, dalla delega ("fast-track") accordata dal Congresso, "abbiamo ora un forte vento politico in poppa". Ma le discussioni più spinose devono ancora arrivare, come l'accesso delle imprese alle commesse e agli appalti pubblici, o l'uniformazione di norme e regolamenti in alcuni settori – come ad esempio sui farmaci o i cosmetici, dove i regolamenti differiscono su molti aspetti -, la concorrenza, le dispute stato-stato, come anche l'accesso ai mercati delle Pmi. Ma per ammissione degli stessi negoziatori, i nodi più intricati, come lo scambio di servizi finanziari, la tutela della proprietà intellettuale e la protezione dei dati online - dove Usa e Europa hanno visioni e criteri differenti - e il commercio energetico - la cui presenza nel trattato finale non è ancora certa - sono ancora nella fase di "reciproco studio". In settembre, inoltre, si inizieranno ad affrontare nel concreto i rispettivi principi sulla "sostenibilità", capitolo che riguarda i diritti sindacali, l'ambiente e la tutela della salute.

Completamente fermo il dossier più spinoso di tutti, che tanta indignazione ha suscitato nell'opinione pubblica europea: la presenza di una norma che tuteli gli investimenti. Dopo che il Parlamento europeo nella sua recente risoluzione ha rigettato la tradizionale formula dell'Isds - che prevede il ricorso a un arbitrato senza appello presso una corte arbitrale per le imprese che sentano minacciati i loro profitti da un'autorità pubblica che le ospita - invocando la possibile creazione di un tribunale internazionale ad hoc -, le carte vanno ridistribuite sul tavolo. Il Ttip dovrà essere ratificato: prima da tutti i 28 stati membri nel Consiglio europeo, poi dal voto (sì o no) del Parlamento europeo e, infine, dai 28 parlamenti nazionali per le parti non di esclusiva competenza delle Commissione europea previste dal Trattato di Lisbona. Il congresso Usa farà lo stesso, con un sì o un no.
In Italia intanto, il Senato ha deciso di ascoltare le associazioni No-TTIP che hanno raccolto oltre 2 milioni di firme in tutta Europa e quelle a favore, nonché le voci di esperti e società civile, economisti, parlamentari UE e tutti coloro che in questi mesi si sono mobilitati per portare a conoscenza dell'opinione pubblica l'esistenza di questo trattato, ancora in discussione, e le sue devastanti conseguenze per i paesi europei come l'Italia.
Dona il tuo 5x1000 a controlacrisi