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"Non c'è nessuna crescita reale. Sul Pil siamo in presenza di un rimbalzo. Solo in Italia esultano". Intervista a Roberto Romano
Le valutazioni del Governo sull'aumento del Pil appaiono davvero troppo entusiastiche. Si capisce tutto, anche l'imminenza delle scadenze elettorali, ma è fin troppo chiaro che si fanno le nozze con i fichi secchi...
Dare una valutazione sui dati conclusivi del 2015 e gli incrementi di occupazione è davvero difficile. A parte che mancano i giornalisti e i commentatori in grado di valutare correttamente i dati, lo 0,8% è meno di quanto prevedeva il Governo. Peccato che nessuno lo ricordi. Detto questo occorre sempre utilizzare molta cautela. Proprio una settimana fa l’Ocse con il rapporto intermedio non ha usato gli stessi termini di Renzi. Mi sembra che a livello internazionale ci sia molta preoccupazione rispetto all’andamento del prodotto interno lordo internazionale. Tutti, mi sembra, capiscono benissimo la differenza tra il consolidamento della crescita e un semplice rimbalzo. Gli elementi non mancano, e hnno il nome di instabilità del mercato finanziario, prezzo del petrolio, Cina. Sono fattori che valgono anche per la nostra economia. Siamo in presenza di un’uscita tecnica dalla recessione, che peraltro vale per tutti i paesi sviluppati.

Arriviamo ai numeri...
Per quanto riguarda l’Italia c’è da notare che la crescita europea è prevista all’1,2-1,4 mentre quella Italiana è allo 0,8. La distanza di crescita nonostante i provvedimenti del Governo tende aumentare nel tempo. E’ questa la riflessione da fare. E’ da oltre quindici anni che non vengono agganciati i livelli di crescita degli altri paesi.

E per quanto riguarda l'occupazione? 
Basta guardare le classi di età per rendersi conto che ad aumentare è la fascia di quelli che in qualche modo vengono richiamati dalle aziende. Per i giovani la disoccupazione aumenta. Del resto mancano gli investimenti. Dal 2007 la diminuzione è stata del 40%. 

La stabilità della crescita è in relazione alla possibilità di diminuire le tasse. Anche questo è un elemento che il Governo sembra dimenticarsi, creando una aspettativa falsa che alla fine si può soddisfare solo con altri tagli al bilancio...
Se il Governo pensa o immagina che i provvedimenti adottati fino ad oggi che sono stati in sostanza una riduzione del prelievo fiscale hanno permesso una crescita dello 0,8 del Pil, dire che occorre spingere per una ulteriore diminuzione a favore del prevlievo fiscale non è sbagliato. E’ una politica liberista, certo. Quando il contesto internazionale lo permette queste misure non fanno danni. Ma nella misura in cui siamo in presenza di un balzo tecnico allora è chiaro che vanno cambiate le politiche. Renzi e Padoan devono spingere sulla riduzione delle tasse proprio perché devono accreditare questa politica, ma in realtà per ridurre le tasse occorre crescere di almeno il 2%, altrimenti ce le paghiamo da soli le riduzioni del carico fiscale. E poi quando viene dato un euro in più ai contribuenti non tutto viene reimmesso nel mercato, perché un terzo circa va al risparmio. Possiamo dire di aver recuperato quando torneremo i livelli del 2007 per quanto riguard lavoro e produttività.

Un nemico che diventa sempre più incombente è quello della deflazione.
E’ la cosa peggiore che si può immaginare. Se in via generlizzata una riduzione dei prezzi può far comodo, dal punto di vista delle imprese la riduzione dei prezzi fino alla mancata copertura dei costi fissi porta dritto alla chiusura. Sul lato del debito dello Stato vuol dire che come tutti i debitori, ci sono lievitazioni senza reali aumenti di spesa. 

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