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Eni e Finmeccanica, i candidati “etici”

Contro la lottizzazione da manuale Cencelli nelle nomine delle partecipate arrivano due proposte della Fondazione Finanza Etica per i vertici di Eni e Finmeccanica

Ogni anno alle assemblee degli azionisti di Eni, Enel e Finmeccanica, a cui la Fondazione Finanza Etica partecipa come azionista critico, c’è sempre molta attesa per un signore di media statura, sui cinquant’anni, con gli occhi di ghiaccio e il completo blu d’ordinanza: il dott. Stefano Di Stefano. Senza di lui non si può cominciare. Nel 2016, all’assemblea di Enel, era in ritardo non si sa per quale motivo. Forse gli si era rotto il motorino o la figlia aveva la febbre. E niente, finché non è arrivato, la presidente Maria Patrizia Grieco non ha dato inizio ai lavori. Perché Di Stefano non è uno qualunque: è il dirigente dell’Ufficio IV, Direzione VII del Ministero dell’Economia e delle Finanze. E porta con sé un foglietto, firmato dal ministro dell’economia Padoan, nel quale sono riportate le quote possedute dal governo nelle società quotate a controllo pubblico: 30,20% per Leonardo-Finmeccanica, 30,1% per Eni e 23,59% per Enel. In tutte e tre le società tra l’azionista pubblico e i maggiori azionisti privati c’è un vuoto abissale. E quindi, se all’assemblea manca il governo, non si può decidere nulla perché non c’è il numero legale. Di solito il dott. Di Stefano interviene sul primo punto all’ordine del giorno, l’approvazione del bilancio, dice che va tutto bene e si complimenta con gli amministratori per i risultati raggiunti. L’ultima volta il suo intervento è durato 17 secondi. Un record.

Quest’anno sono in scadenza i consigli di amministrazione delle società quotate controllate del governo. Entro lunedì 20 marzo l’ufficio di Stefano Di Stefano presenterà le liste di candidati che intende proporre all’approvazione dell’assemblea, compreso l’amministratore delegato. Di solito il ministero dell’economia presenta sei o sette candidati, che vengono regolarmente eletti, mentre gli azionisti di minoranza (in genere i maggiori fondi di investimento coordinati da Assogestioni) presentano tre candidati, che vengono anch’essi sempre eletti. Una terza lista non si è mai vista. In pratica i giochi sono già fatti prima di cominciare le votazioni.

In passato le liste erano impostate alla più becera lottizzazione da manuale Cencelli. E così in Eni nel 2011 è stato nominato, per esempio, l’ex sindaco leghista di Baveno (un paesino di 5.000 abitanti in provincia di Verbania), oppure il presidente di Alleanza Nazionale a Ravenna. Nel 2014, con il governo Renzi, i nomi sono stati scelti con maggiore attenzione alle competenze e alle professionalità dei candidati. Ma per la Fondazione Finanza Etica non basta. Per Eni sono mancati, infatti, amministratori che possano aiutare la società in una necessaria e graduale transizione dalle fonti fossili a quelle rinnovabili, che diventa sempre più urgente visti gli effetti disastrosi dei cambiamenti climatici. Mentre per Leonardo-Finmeccanica non si sono visti candidati in grado di aiutare l’impresa a riconvertire la produzione dall’economia militare e quella civile, come previsto dalla legge 185/90.

Per questo, per la prima volta, la Fondazione Finanza Etica ha inviato al ministero dell’economia e delle finanze due nomi, che purtroppo non può presentare in proprio perché dovrebbe possedere l’1% del capitale mentre ne possiede, simbolicamente, solo lo 0,000165%. Per Eni è stato proposto l’ingegnere Gianni Silvestrini, uno dei massimi esperti europei nel campo delle energie rinnovabili, a lungo consulente dei ministeri dell’ambiente e dello sviluppo economico sui temi dei cambiamenti climatici e delle politiche energetiche. Un pezzo da novanta, al quale il governo non può rinunciare se intende veramente dar seguito agli accordi internazionali sul clima a cui l’Italia ha aderito, che prevedono la progressiva sostituzione di fonti energetiche fossili con quelle rinnovabili per ridurre l’immissione di CO2 in atmosfera.

Per Finmeccanica, invece, è stato proposto l’astrofisico Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Italiana per il Disarmo dal 2004, ricercatore e autore di numerose pubblicazioni sugli armamenti e la riconversione produttiva di imprese dal settore della difesa a quello civile. Proprio quello che dovrebbe fare Leonardo-Finmeccanica, anche perché, come ha ricordato la Fondazione di Banca Etica all’assemblea dell’impresa nel 2016, l’economia civile a volte può essere più redditizia di quella militare, in particolare nel settore aeronautico.

Attenti a quei due allora! E se il governo deciderà di non candidarli, siamo sicuri che continueranno a lavorare dietro le quinte, sostenendo l’azionariato critico della Fondazione, che quest’anno festeggia i suoi primi dieci anni di vita.

Articolo pubblicato su nonconimieisoldi.org

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