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Toscana, proposta una legge per fermare le delocalizzazioni produttive
Una proposta di legge in Toscana denominata “Misure di contrasto alla delocalizzazione produttiva finalizzate al sostegno degli investimenti e dell’occupazione nel territorio regionale" è stata presentata in Consiglio regionale dai consiglieri Sì Toscana a Sinistra.
La proposta, discussa e costruita con i consiglieri comunali di città in comune di Pisa e con il Prc, è stata presentata nei giorni scorsi e sarà oggetto di confronto nelle varie città toscane.
Di sicuro su questa proposta ha inciso il rapporto stretto con tanti delegati sindacali che in questi anni hanno portato avanti vertenze territoriali spesso senza il consenso delle centrali sindacali

“Prendi i soldi e scappa? Chi riceve finanziamenti e poi delocalizza deve restituire tutto: servono regole chiare per scoraggiare le delocalizzazioni e sostenere la responsabilità sociale dell’impresa” raccontano Andrea Corti, segretario provinciale del Prc di pisa e Ciccio Auletta capogruppo in consiglio comunale di Città in Comune

“Di pari passo con le trasformazioni dello scenario economico internazionale e con la precarizzazione del mercato del lavoro, sono cresciuti i fenomeni di delocalizzazione anche nel nostro territorio, ed è un altro aspetto di questa crisi senza fine. Occorre sfatare un mito: le grandi imprese, soprattutto multinazionali, godono spesso di agevolazioni, contributi e finanziamenti pubblici diretti e indiretti che possono essere regionali, statali, europei. Salvo poi delocalizzare non appena si presenta l’occasione di maggiori profitti, spostando le produzioni là dove il lavoro costa meno: un atteggiamento predatorio del tipo “prendi i soldi e scappa”, per riprendere il titolo di un famoso film di Woody Allen”.

“É giunto il momento di dare un segnale preciso contro l’irresponsabilità sociale delle grandi imprese e mettere alcuni paletti chiari in difesa del numero dei posti di lavoro, della loro qualità e del mantenimento in Toscana degli insediamenti produttivi. Con la nostra proposta di legge regionale, le imprese con stabilimenti insediati in Toscana che beneficiano di finanziamenti regionali, nazionali o comunitari, saranno tenute a restituire quanto hanno ricevuto, qualora decidano di delocalizzare la produzione. Per accedere a fondi e finanziamenti erogati dalla regione, siano anche fondi europei o statali, le imprese saranno vincolate a un patto e a un contratto con la Regione che prevede il mantenimento delle unità produttive e dei livelli occupazionali in Toscana, pena la restituzione di quanto ricevuto in caso di spostamento all’estero delle produzioni”.

“La legge prevede anche la predisposizione di un albo trasparente delle imprese che usufruiscono, direttamente o indirettamente, di contributi pubblici, incentivi, finanziamenti la cui erogazione sia stata delegata alla Regione. Altra innovazione, la nostra legge prevede che le somme recuperate da chi ha delocalizzato violando il patto con la Regione, siano impiegate per sostenere il reimpiego di chi ha perso il lavoro, anche attraverso l’avvio di forme di auto-imprenditorialità collettiva oltre che attraverso sostegni economici e formativi per il ricollocamento in altre attività sul territorio”.

Federico Giusti, delegati Rsu e lavoratori indipendenti, delegato al comune di Pisa punta il dito sulla inadeguatezza di un sistema fondato sull’esclusiva riduzione del costo del lavoro e su processi di delocalizzazione dentro un desolante quadro di totale assenza di politiche industriali. Assistiamo alla fuga dalla Toscana di aziende che non vivono particolari crisi produttive, ma che agiscono secondo strategie speculative e socialmente irresponsabili, col solo obiettivo della massimizzazione dei profitti”. “Aziende che delocalizzano spesso dopo aver ricevuto consistenti contributi e finanziamenti pubblici”. Le amministrazioni locali in questi anni sono al servizio dei grandi interessi speculativi tra varianti urbanistiche e aiuti ad imprese che poi hanno creato ben pochi posti di lavoro.

Basti ricordare "che i consigli comunali spesso hanno votato all'unanimità ordini del giorno a sostegno dei lavoratori colpiti da licenziamenti, emblematici i casi della Ericsson e della Carlo Colombo. Nel primo caso il trasferimento in Liguria non ha scongiurato i licenziamenti che sono stati annunciati poche settimane dopo, nel secondo (una fonderia a Ospedaletto) basti ricordare la denuncia di alcuni consiglieri comunali che hanno appurato come la proprietà non abbia pagato le tasse locali per anni.
Ricordiamo anche quanto accaduto nell'indotto Saint Gobain dove si sono persi tanti posti di lavoro con la promessa del rilancio della produzione (attraverso un ammodernamento del forno ) che è rimasta solo una promessa.

Questa proposta di legge, concludono Giusti e Antonio Piro del Sindacato generale di base, viene accolta con favore nei luoghi di lavoro, del resto è stata costruita con il contributo di tanti lavoratori e lavoratrici che hanno subito delocalizzazioni, licenziamenti, decisioni aribitrarie di aziende che hanno beneficiato di soldi pubblici, del sostegno delle amministrazioni locali del pd salvo poi chiudere i battenti

Bisogna scoraggiare, dice Piro di Sgb, le delocalizzazioni e quelle che sono ormai vere e proprie pratiche predatorie e speculative incoraggiando invece le aziende che promuovono occupazione, magari con innovazione e minor impatto ambientale

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