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Tasse, multe, regali per potenti. Ecco la «manovretta» di Padoan
Nel decreto con 68 articoli norme per petrolieri, stadio della Roma e Ryder Cup, Per raggranellare 3,4 miliardi nel mirino anche giochi, vincite, tabacchi, «portoghesi» sui bus e gli affitti brevi

Cala la sera e la manovra correttiva, in teoria approvata l’11 aprile, infine annunciata per ieri dal ministro Padoan con tanto di scuse per il ritardo, ancora non c’è. Dovrebbe arrivare sul Colle stamattina: «Stiamo limando». Si scrive limando, si legge riscrivendo: impossibile spiegare altrimenti un simile ritardo, che comporta tra l’altro una figura incresciosa con l’Europa. A «limare» è soprattutto Maria Elena Boschi. Deve controllare la correttezza del provvedimento in termini di ritorno propagandistico e impatto sul consenso.

Dunque si naviga in un mare di voci e si discute su ipotesi da verificare, tanto più che il decreto è diventato un omnibus che accompagna alla manovra vera e propria altre voci, in particolare l’aiuto per le zone terremotate. Tra le sorprese quella più clamorosa, tanto che fa letteralmente esplodere il Pd e viene bocciata quasi preventivamente dalla commissione Ambiente del Senato, è l’abolizione delle tasse retroattive e si direbbe non solo retroattive, sulle 119 trivelle che operano nelle acque territoriali. In base alla sentenza di Cassazione i petrolieri dovrebbero pagare Imu, Ici e Tasi anche per gli anni scorsi. Sembra che il governo abbia invece deciso di far loro un regalone. La «norma interpretativa» stabilisce che le costruzioni in mare non rientrano «tra i fabbricati iscritti o iscrivibili nel catasto fabbricati».
Qualche regalo altro ci sarà: una norma sugli stadi a misura di «Stadio della Roma». Porte spalancate per la costruzione di edifici slegati dallo Stadio nell’area limitrofa, nonché per eventuali demolizioni e ricostruzioni. Lo Stadio della Roma dovrebbe essere ormai fuori gioco: evidentemente tra palazzo Chigi e Nazareno sono invece convinti che si tratti solo di un rinvio. Rimessi anche i 97 milioni per la Ryder Cup che erano stati bloccati dal presidente del Senato. Per salvare Alitalia, 300 milioni vanno a Invitalia.

Il decreto consterà di ben 68 articoli, che per una manovra da 3,4 mld, anche tenendo conto dell’inserimento di un altro miliardo per gli aiuti alle zone terremotate, è senza dubbio sproporzionato. Impossibile evitare il dubbio che un decreto tanto complesso per una manovra tutto sommato esigua implichi un alto tasso di confusione e probabilmente qualche pasticcio. Sempre in termini di voci, è Massimo Garavaglia, assessore all’Economia della Lombardia, a denunciare quel che non c’è: «Zero euro per il sociale».

Difficile dire con certezza quali siano i punti controversi sui quali si è arenata la manovra che avrebbe dovuto essere pronta già da oltre una settimana. C’è di sicuro una difficoltà nella voce principale, lo split payment esteso anche ai professionisti. Bisogna trovare un modo per garantire che aziende e professionisti che lavorano per la Pubblica amministrazione vengano rimborsati dell’Iva nei tempi previsti dalla legge, 3 mesi, e non in quelli biblici che in vigore nei pagamenti della Pa.

Ci sono infine stati dubbi sulla mazzata prevista per i «portoghesi» che non pagano il biglietto degli autobus o della metropolitana. La multa dovrebbe essere quadruplicata e arrivare a 200 euro. Il problema è sempre quella «verifica dell’indice di consenso» di cui Renzi ha bisogno e che rischia di precipitare con misure così draconiane. Alla fine, salvo ripensamenti notturni, la linea della severità dovrebbe aver prevalso. Le maximulte ci saranno. Confermati invece gli aumenti delle tasse sul gioco, raddoppiano quelle sulle vincite, e sui tabacchi. Irrigidimenti anche sugli affitti brevi, come la case per l’estate: i mediatori, sia agenzie che portali, dovranno trattenere direttamente le tasse, pena una multa di duemila euro.

Procede intanto il cammino del Def. La commissione Finanze del Senato ha approvato il documento senza correzioni, e anche l’Ufficio parlamentare di bilancio aveva dato giovedì sera il parere positivo. Ma con toni che fanno pensare a un atto dovuto più che a vera convinzione. Segnalano infatti «un elevato grado di incertezza». Il problema è il Def non fa riferimento a come trovare i fondi per non far scattare le clausole di salvaguardia e finnziare gli interventi per la crescita. Si limita a parlare di mosse «sul lato delle spese e delle entrate». Sic!

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