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"L'azzeramento del futuro a nostra insaputa". Il domenicale di Controlacrisi, a cura di Federico Giusti
Sono lontani ormai gli anni nei quali gli appuntamenti dei grandi erano l'occasione per mobilitare le opposizioni politiche e sociali, i movimenti no global.

Nelle piazze scendevano decine di migliaia di uomini e donne, poi la scellerata convergenza di Rifondazione nel centro sinistra, le guerre come strumento neokeynesiano di superamento della crisi sistemica, le divisioni interne ai movimenti hanno determinato un sostanziale arretramento.

La condanna alla Corte europea dell'Italia, dopo ben 16 anni del resto la giustizia borghese ha tempi biblici quando si tratta di ristabilire verità e giustizia per chi combatte l'asservimento al capitale, avrebbe dovuto essere occasione per una campagna atta a inserire nel codice penale italiano il reato di tortura, invece è arrivato il decreto Minniti Orlando e perfino il codice identificativo degli agenti impiegati nelle manifestazioni di piazza è finito nel dimenticatoio.

La questione repressione ci riguarda da vicino, se guardassimo le statistiche capiremmo il perché, migliaia sono i condannati per reati connessi ad attività sindacali, sociali e politiche, decine di arresti e lunghe carcerazioni in prigioni sovraffollate che solo la retorica reazionaria puo' definire luoghi di villeggiatura (del resto sono gli stessi che parlavano del confino a cui erano sottoposti gli antifascisti come una vacanza pagata dallo stato)

La lotta alla repressione ha bisogno del contributo di tutti\e , ciascuno con le proprie forme e sfere di competenza, urge farlo perché la limitazione delle libertà individuali e collettive, la militarizzazione dei territori, sono parte integrante di quei dispositivi che determinano l'arretramento dei diritti, del potere di acquisto e di contrattazione, dispositivi atti a rendere la barbarie sociale una sorta di inevitabile conseguenza della crisi e della insicurezza per combattere le quali dovremmo rinunciare a parte della nostra libertà.

Molte delle realtà presenti nelle piazze di inizio secolo non prendono, oggi, neppure in considerazione la possibilità di mobilitarsi per il prossimo G7, chi lo farà saranno minoranze (ben vengano ovviamente) che ingenti apparati e dispiegamenti di militari, ps e cc non avranno problemi ad isolare e a reprimere con ferocia senza che nel paese scattino indignazione e iniziative di piazza a loro sostegno. La repressione colpisce in silenzio e reca danni incalcolabili.

Ma ancora piu' grave è il fatto che non si discuta ormai neppure dei contenuti di questi appuntamenti, non ne parlano i sindacati e le forze politiche ma neppure gli economisti se non quelli asserviti al capitale.

Vediamo allora qualche argomento su cui aprire una riflessione su almeno due questioni, la prima riguarda la Grecia perché una buona parte dei paesi europei è in seria difficoltà nel rispetto dei parametri di Maastricht, allora continuare ad imporre politiche draconiane a chi ormai ha privatizzato tutto il possibile licenziando migliaia di persone e svendendo il patrimonio pubblico e porzioni de territorio dovrebbe determinare altrettanta severità con altre nazioni. Diamo per scontato allora che alleggeriranno il debito greco non certo per ammissione di colpa ma solo per scongiurare una crisi politica della Ue.

Per queste ragioni è in corso una trattativa tra Ue e Fondo monetario internazionale, ci si nasconde dietro la Grecia per evitare misure lacrime e sangue in diversi altri paesi europei anche se la Germania non è disposta a introdurre misure troppo blande visto che il debito è stato contratto proprio con le banche tedesche.

Ma sono ancora una volta le politiche dell'austerità e del lavoro a dominare il confronto interno alla Ue, la vittoria di Macron sancirà l'inasprimento delle leggi sul lavoro in senso liberista, in tale direzione si muove il neo presidente Francese.

Altro argomento riguarda le norme protezionistiche delle economie europee, la politica fiscale improntata a sgravi per le imprese e libera circolazione dei capitali.

Infine la revisione del welfare, non a caso al G7 finanze questo tema è stato ripreso da un economista italiano, il solo invitato a parlare.

Trattasi di argomenti rilevanti che avranno ripercussioni sulla nostra vita, sui nostri salari, sul welfare e sulla previdenza, a nostra insaputa stanno trattando del nostro futuro e senza interpellarci si accorderanno per rendere ancora piu' precarie le nostre esistenze. Allora, provare a disturbare questi disegni, contestare gli appuntamenti internazionali, organizzare ove possibile scioperi e mobilitazioni dovrebbe essere un argomento sul quale confrontarci e mobilitarci.

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