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Un disastro chiamato capitalismo: mentre la speculazione sotterra l'economia reale lo Stato va in crisi fiscale a causa della fuga dei capitali e dell'evasione
I dati di fine anno sulla finanza mondiale non lasciano dubbi: il 2017 è stato un altro anno record per le Borse e gli altri mercati mobiliari mondiali. Proprio grazie alla Borsa i primi 70 miliardari del mondo hanno visto salire il loro patrimonio di oltre mille miliardi di dollari in 12 mesi. Alla fine del 2008 le Borse valevano meno della metà del Pil globale, ora celebrano il sorpasso: a fronte di una capitalizzazione di 80 miliardi, il Pil globale – che a fine 2016 ammontava a 75.500 miliardi – dovrebbe aver raggiunto (a malapena) a fine dicembre scorso i 78 miliardi di dollari.

Anche nell’attesa dei dati finali del Fondo monetario internazionale, il sorpasso della speculazione sull’economia reale appare già scontato. Questa situazione e questa distorsione nel rapporto tra speculazione finanziaria ed economia reale potrebbe diventare sempre più esplosiva. Secondo Alessandro Plateroti, vice-direttore del sole 24 ore: “Comunque sia puntare sulla rendita finanziaria è un diritto per chi ha soldi da investire. Ma se il rendimento speculativo viene garantito dai governi grazie ai soldi dei contribuenti (gli aiuti straordinari delle Banche centrali alla fine chi li paga?), mentre il reddito industriale e quello da lavoro restano tassati alla morte, cade anche ogni speranza di un futuro migliore per il lavoro e per chi vive solo di stipendio”. Ma non basta perché intanto le politiche di austerità stanno creando le premesse per una vera e propria crisi fiscale dello Stato. Il problema è la fuga di capitali nei paradisi fiscali che aumenta di anno in anno, come ha confermato il recente scandalo dei conti offshore posseduti da personaggi importanti.
Il fenomeno però, come sostiene Giovanni Caporaso Gottlieb (intervista rilasciata a Luca Ciarrocca e pubblicata nel libro “I padroni del mondo” alle pagine 69 e 70) che sui paradisi fiscali ha scritto molti articoli, sta prendendo sempre più piede anche tra i comuni cittadini. Le cause sarebbero la crisi, l’inasprimento della pressione fiscale e la sfiducia del sistema bancario tradizionale, le cui colonne portanti sono le famose banche TBTF (too big to fail – troppo grandi per fallire) sottoposte a rischio sistemico.
L’aumento del flusso dei capitali veros i paradisi fiscali sarebbe poi da mettere in relazione diretta con le politiche di austerity varate in Europa; il ruolo di catalizzatore, infine, è svolto dalle sempre maggiori tasse sugli immobili, sui benei di lusso e di largo consumo congiuntamente al timore di futuri prelievi forzosi sui depositi (ne sono esempi lampanti il precedente di Cipro ed il Bail-in).
Secondo Caporaso “l’economia parallela, venutasi a creare grazie alla fuga di capitali dai Paesi ad alta tassazione verso i paradisi fiscali, è molto più lineare e sostenibile rispetto a quella reale, vista anche la stabilità dei governi coinvolti e solidità dei conti pubblici. Di contro, nei Paesi ad alta tassazione, l’élite finanziaria non fa altro che commettere reati su reati, abusi di ogni genere e tipo, consapevole che alla fine eventuali speculazioni finite male saranno pagate dai singoli cittadini, sotto forma di maggiore tassazione, prelievi forzosi e sforzi maggiori.”
I centri offshore offrirebbero dunque una tassazione agevolata e molteplici possibilità di protezione del capitale, mentre il denaro che circola nel resto del mondo è in balia di chi può influenzare i mercati, alterare i tassi d’interesse ed indirizzare le scelte politiche internazionali grazie al proprio potere (quelli che vengono definiti “Bankster”).
Continua poi l’avvocato Caporaso “intere famiglie oggi sopportano carichi fiscali superiori al 50% solo perchè i giganti del credito non cessano di lucrare, cercando cercando sempre maggiori guadagni”. La sua previsione è, infine, la seguente: “L’economia parallela è sempre più in agguatoe quando ci sarà il tonfo dei giganti, sarà ormai matura per prenderne il posto.”

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