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Informazione, Agcom: “Serve trasparenza per algoritmo che filtra le notizie sul web”
L’algoritmo filtra le notizie che riceviamo. Spesso l’ordine è personalizzato, costruito sulla base delle preferenze e delle scelte del lettore e navigatore. In un ambiente in cui l’accesso alle informazioni arriva sempre più spesso da social network e motori di ricerca, si comprendono le parole dette oggi dall’Agcom. “È il web che decide cosa dobbiamo leggere, ponendo in evidenza alcune informazioni rispetto ad altre che, spesso, risultano non veritiere”. È dunque necessario “rendere più trasparente il meccanismo che è alla base della profilazione delle notizie, l’algoritmo che gestisce la massa di dati e veicola all’utente informazioni talvolta fake”. A dirlo è il Commissario dell’Agcom Antonio Martusciello, intervenuto oggi all’evento “Consumaker. Il futuro è nelle mani dei consumatori” promosso dall’Adoc. 

L’algoritmo, ha detto Martusciello, intervenuto al dibattito, è “uno strumento che, non solo filtra i contenuti disponibili per presentarli agli utenti secondo un ordine, spesso personalizzato, ma è in grado di determinare le modalità di fruizione dell’informazione, orientando significativamente il successo o meno in termini di audience di una notizia”. Allo stesso modo, accade quando a essere veicolati sono contenuti fake, sempre più mirati in funzione di specifici obiettivi. “Una forma di fallimento di mercato, da correggere”. Sembrerebbe operazione semplice, ha aggiunto il Commissario Agcom “ma gli interventi di regolazione nel mercato delle idee non possono essere trattati allo stesso modo di quelli adottati nel mercato dei beni e servizi”. Per Martusciello, una prima soluzione non può che passare attraverso “un’azione che privilegi obblighi di trasparenza e accountability della distribuzione delle notizie da parte delle piattaforme Internet”.

Il tema riguarda il cambiamento dell’informazione e dei modi in cui questa viene cercata e fruita. Secondo dati Agcom, riportati nel rapporto Consumerism 2018, “più della metà degli italiani – il 54,5% – accede all’informazione online prevalentemente attraverso fonti algoritmiche (in particolare social network e motori di ricerca)”. In questo modo si ha un’informazione non guidata da una scelta davvero consapevole, in cui spesso viene meno la valutazione personale sulla credibilità, sulla qualità giornalistica e sul pubblico interesse della stessa notizia. Salta anche la mediazione del giornalista. Ma l’accesso diretto alle informazioni, quelle più vicine alle proprie idee e alla propria visione del mondo, non è neutro. Porta a una polarizzazione delle idee. Crea schieramenti.

Sul tema delle piattaforme, poi, si segnala l’attività dell’Agcom che a novembre dello scorso anno ha istituito un tavolo tecnico per promuovere l’autoregolamentazione delle piattaforme online e lo scambio di buone prassi in una direzione di lotta alla disinformazione online. Si conferma in questo modo l’attenzione nei confronti delle strategie mirate di disinformazione, delle fake news e in più in generale dei tentativi di alterare correttezza e imparzialità dell’informazione attraverso il web e i social network. Il tema è ampio, anche perché i social network sono diventati fonte di accesso alle informazioni ma anche fonte di informazioni per gli stessi giornalisti. Senza contare la rilevanza assunta durante le campagne elettorali.

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