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Editoria, gli ultimi della filiera, gli edicolanti, scendono in campo. Il settore è in uno stato comatoso. Signori si chiude? Un appello ai giornalisti...
Il prossimo 28 gennaio saranno in piazza a Roma gli edicolanti. Stanno lottando per il rinnovo dell'Accordo nazionale, bloccato da circa dieci anni, la carta che rappresenta il loro contratto di lavoro. Hanno come controparte gli editori che stanno attraversando l'onere della "doppia crisi": di settore, ed economica generale. L'onere e non l'onore, perché la bella pensata di questi signori è stata di scaricare i costi sugli ultimi, i giornalai, appunto. Niente di nuovo, si potrebbe obiettare. Certo, ma in un regime di sostanziale monopolio su tutta la filiera il risultato finale sarà di una distruzione quasi totale. 

E' vero, il web ha avuto la sua parte nella desertificazione delle edicole, ma gli editori si sono presentati all'appuntamento epocale senza idee e senza soldi. La trasmissione di Report dello scorso novembre mette in evidenza con grande chiarezza come questi campioni dell'imprenditoria "di carta" sono ormai attraversati da conflitti di interessi, contraddizioni, collusioni con il potere e con la politica (di cui dovrebbero essere i cani da guardia), conventicole succhiasangue, furberie e "affaire" vari tali da essere dei veri e propri amplificatori della crisi e non quei capitani d'industria in grado di guidare la filiera fuori dal pantano. La carta soccombe al web, ma in Italia più che negli altri paesi a causa della incredibile immobilità degli editori, sempre pronti a chiamare in causa la scarsa propensione degli italiani alla lettura. Sì, ma cosa c'è in fondo di così interessante da leggere? E ancora, ma gli editori si sono davvero mai misurati con il cosiddetto mercato dell'informazione o hanno mirato piuttosto a fare gli amplificatori della propaganda?
Negli ultimi anni in tutta fretta si sono sbrigati a rimetere in sesto i loro bilanci facendo pagare agli altri soggetti della filiera i loro costi, giornalisti compresi. Oggi qualche azienda è risanata. Bene, ed ora arriva lo sviluppo? Nemmeno per sogno.

Oggi l'obiettivo strategico sembra essere quello di ridurre di almeno la metà la rete delle edicole perché in questo modo di ottengono grandi risparmi. Dopo aver fallito tutte le manovre possibili e immaginabili, liberalizzazione compresa, ed aver campato di sussidi a non finire, compreso il falso mercato della pubblicità racimolata "in famiglia", oggi dicono no alle richieste degli edicolanti e provano a fare uno scontro frontale con un governo che, in qualche modo, vuole rimettere un po' d'ordine nel settore. Contano, immaginate un po' sullo sfascismo della Lega.

Voglio fare un appello ai miei colleghi giornalisti, anch'essi colpiti dai colpi di maglio degli editori. Basta guardare, per esempio, a quello che accade nelle redazioni locali. Oppure a come viene trattata la cosiddetta rete dei "collaboratori". 
La lotta degli edicolanti, con una richiesta economica che in fondo serve a salvare la rete dei punti vendita dalla debàcle totale, non è una lotta corporativa ma serve a creare le condizioni per una sterzata positiva del settore. Garantire la diffusività delle edicole vuol dire non solo aiutare il contesto territoriale ad uscire dalla desertificazione dei luoghi della socialità, ma creare le condizioni per una prospettiva più qualificata per la carta stampata, che rimane un veicolo decisivo per una informazione "no-fake".  
Certo, il modello non può essere quello del passato in cui il punto-vendita era solo un contenitore a valle della produzione editoriale. I giornalai lo sanno benissimo. E si preparano a svolgere un nuovo ruolo combinando il virtuale con il reale, con la relazione con la propria clientela; l'on line con l'on real. La prospettiva che diventino nodi di rete non è così remota. Hanno capito che vanno contemperate nel territorio esigenze e stimoli di diversa natura intervenendo su sinergie nuove e su nuovi bisogni.

Ovviamente l'obiettivo di questo appello ai colleghi giornalisti non è quello ad essere più "sensibili" verso le istanze sindacali degli edicolanti. Con le redazioni già ampiamente invase da uffici stampa e pratiche varie di "copia e incolla" non me la sento in tutta onestà di appensantire anche con una semplice piuma il lavoro già gravoso di chi scrive. Il punto è che è arrivato il momento di maturare un cambio di punto di vista rispetto agli alleati possibili per salvare davvero l'informazione dal disastro totale. 

Osservando le varie fasi storiche delle rivolte popolari, si può dire che quando gli ultimi provano ad alzare la testa potrebbe significare che la situazione è arrivata al limite. Gli editori sono oggettivamente posizionati su un versante privilegiato e da qui non esiteranno ad agire nella difesa del loro orticello. La carta stampata non gli interessa. Aspettano di raccogliere i frutti di un on line che promette ancora bene, dal loro punto di vista, con l'utilizzo degli algoritmi e della scrittura robotizzata delle notizie. A questo sono interessati davvero i giornalisti? Sono davvero così sicuri che gli editori hanno a cuore il futuro del settore diversamente da come lo hanno curato fino ad oggi?
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