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Salari, dall'analisi della Fondazione Di Vittorio il primato negativo dell'Italia in Europa
“Il rapporto su retribuzioni e mercato del lavoro predisposto dalla Fondazione Giuseppe Di Vittorio conferma, purtroppo, le analisi che  da tempo proponiamo all’attenzione pubblica e rendono evidente la grande questione salariale che esiste nel nostro Paese”. Lo scrivono le segretarie confederali della Cgil Tania Scacchetti e Ivana Galli e la vicesegretaria generale Gianna Fracassi a proposito dell’ultimo Rapporto della Fondazione Di Vittorio (9 marzo) che mette a confronto le retribuzioni italiane con quelle del resto d’Europa.

“Una questione che insiste in una condizione di elevatissimi tassi di disoccupazione e di lavoro sommerso. Non solo la stagnazione italiana non ha eguali in Europa ma è evidente che le tendenze nella composizione del mercato del lavoro, in cui sono crescenti lavoro povero e discontinuo, il part-time involontario e il lavoro poco qualificato, aggraveranno tali divari. Non è un caso che nell’ultimo Rapporto sul Mercato del lavoro due dati saltano agli occhi. L’indicazione che per recuperare il gap nei tassi di occupazione rispetto agli altri Paesi Europei sarebbero necessari 3,8 milioni di posti di lavoro che il rapporto indica dovrebbero essere generati prevalentemente nei settori pubblici ed alta innovazione. E il numero elevatissimo non solo di part time involontari, ma anche di lavoratori sovraistruiti, costretti cioè a svolgere lavori in qualifiche inferiori rispetto ai loro titoli di studio o alle loro competenze.

Lo studio che indaga sulle retribuzioni è utilissimo anche in relazione alla discussione che si è aperta sul salario minimo legale orario, proposto come strumento di contrasto innanzitutto al lavoro povero. Come abbiamo potuto affermare nel corso della audizione il tema che è urgente affrontare più che i minimi orari riguarda i bassi salari medi, oltre che gli alti tassi di evasione ed il dumping crescente specie in alcuni settori. Dati che, oltre alla  necessità di far ripartire gli investimenti e un piano straordinario perl’occupazione, rendono prioritario affrontare la questione fiscale. Non è infatti più rinviabile, anche per il peso del carico fiscale sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti, una riforma fiscale che affronti il tema della redistribuzione a favore dei salari e recuperi il principio della progressività con interventi correttivi delle gravi disuguaglianze generatesi anche durante la crisi.
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