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Pastori sardi ancora sul piede di guerra. La questione del prezzo del latte potrebbe tornare al centro delle lotte

I pastori sardi sono di nuovo in agitanzioni. Nei giorni scorsi c'è stata una affollata assemblea. "La prima di una serie", puntualizza Felice Floris, uno dei leader del movimento che nei mesi scorsi ha condotto una dura battaglia sul prezzo del latte, che immediatamente passa al contrattacco, "è ora di finirla con la parola mercato, che è sempre la scusa della politica e di chi comanda per non fare nulla, mentre è suo compito decidere. Sulla questione pastori sinora nulla si è mosso, solo chiacchiere. Il prezzo del latte è leggermente aumentato solo perché c'è stata una pessima annata, dovuta anche alle famose lotte. Noi pastori siamo ancora alla fame. Una situazione non più sostenibile, dovuta ad un mercato drogato che non ci tutela".

"Se qualcuno pensa che noi pastori ci stiamo fermando si sbaglia di grosso - ha aggiunto -. Stiamo gettando le basi, dopo le assemblee, per un'imponente manifestazione a Cagliari, dove le nostre magliette azzurre e gialle coloreranno le vie della città. Ci aspettiamo dalla Regione una legge ad hoc sul pastoralismo. Subito, senza perdere tempo, altrimenti ci sentiranno. È possibile che la legge ci permette di poter macellare i maiali in azienda, mentre ci viene impedita la possibilità di macellare una pecora o un agnello? Ora inoltre ci comprano una pecora, e che sia bella grassa, a soli 16 euro. Una vergogna. In questo modo si favoriscono i grandi macellatori a scapito dei produttori e consumatori".

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