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Crisi, sui prezzi la stima di Federconsumatori è di un 2020 con rincari per 630 euro
Nel 2020 le famiglie dovranno fare i conti con rincari pari a 630 euro per l’acquisto di beni e servizi, dall’alimentazione ai trasporti, dalla scuola alle tariffe e alle assicurazioni. Secondo l’Osservatorio nazionale Federconsumatori, che ha stilato l’andamento dei prezzi per l’acquisto di beni e servizi e l’impatto che avranno sulle famiglie, i rincari saranno consistenti anche quest’anno. Tanto che l’associazione parla di una stangata.
Gli aumenti derivano, dice Federconsumatori, da una serie di andamenti in parte frutto di alcune scelte della manovra di Bilancio e del Milleproroghe, in parte legate a tendenze in atto come quelle sulle assicurazioni.

Federconsumatori fa una stima degli aumenti in euro annui. Per l’alimentazione, per esempio, calcola prezzi in rialzo dell’1,6% per circa 145 euro di rincari. Le assicurazioni auto aumenteranno di 53 euro, più 3,8%, e i costi bancari segnano un aumento del 3,7% pari a circa 40 euro.

I trasporti sono quelli che in cifre assolute pesano di più: oltre 184 euro, pari a più 3,1%. Da segnalare anche i 180 euro di aumento annuo previsto per la scuola, per mense e libri (più 1,4%).

Le tariffe di luce e gas segnano un aumento di circa 66 euro e la Tari si ferma a 11 euro in più per il 2020, mentre risultano in flessione i ticket sanitari che permetteranno alle famiglie risparmi per 147 euro. Il totale di tutte le voci e di altre ancora fa un aumento di circa 630 euro per il 2020.

«Non bisogna trascurare il fatto – spiega Federconsumatori – che tali aumenti avvengono in un contesto delicato, in cui il Paese stenta ancora a riprendersi e in cui manca un serio piano di crescita improntato allo sviluppo, alla ricerca, al rilancio dell’andamento dell’occupazionale. Per questo torniamo a chiedere con decisione che, nel 2020 una riforma degli ormai iniqui oneri di sistema, che pesano in maniera spropositata sulle bollette dell’energia, ci auguriamo che il Governo non si sottragga ad operare una seria rimodulazione delle aliquote IVA, in modo da non tassare come beni di lusso alcuni beni e prodotti che invece sono di largo consumo».

 

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