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Poste assume i figli di papà e si dimentica dei precari

altDa Progetto Mix a Progetto Svincolo cambia solo il nome. Non la finalità. Dopoaver annunciato diecimila esuberi, Poste Italiane riprende l’idea di assumere i figli dei dipendenti pensionabili, che diventano postini per diritto ereditario. L’Unità lo aveva raccontato già a fine luglio. Adesso, di nuovo - a parte il nome - c’è che in alcune Regioni sono cominciati i colloqui degli aspiranti figli d’arte.

COME FUNZIONA
Il meccanismo sembra essere sempre lo stesso: per ogni dipendente pensionabile può venire assunto un figlio. Se i dipendenti sono due, entrambi vicini al meritato riposo professionale, possono entrare due pargoli. Se proprio i figli non ne vogliono sapere di seguire le ormedei genitori osehanno già un’altra occupazione c’è spazio per anche per i nipoti. Il tutto a patto che il giovane abbia un diploma e non superi trent’anni. O sia laureato ma non abbia più di 35 anni. In Emilia Romagna, in Toscana, in Sicilia, in Campania e nelle Marche, pare che siano già cominciate le selezioni. I nuovi assunti dovrebbero entrare nello stesso ufficio che ha ospitato i genitori, o comunque nella stessa città. E verranno inquadrati con contratti atempo indeterminato ma part-time. Condizione, questa, che agli iscritti Ugl non piace molto. Almeno a quelli che hanno risposto alla domanda del sondaggio presente sul sito dell’organizzazione di Renata Polverini: “Sei vicino alla pensione, lasceresti il lavoro in Poste per fare assumere tuo figlio part-time?”. Ieri il 59%rispondeva sì, “purché il part-time sia convertibile”. Solo il tre per cento sosteneva che si tratta di “privilegio feudale”. Mentre di «nepotismo orientato» ha parlato il segretario UglComunicazioni, Ciro Amicone, comunque favorevole all’iniziativa. CosìcomeCisl e Uil. Chissà invece che ne pensano i ministri che hanno a cuore la meritocrazia, visto che Poste èuna Spa controllata dallo Stato attraverso l’Economia e la Cassa depositi e prestiti. Finora l’unico «no» al progetto Svincolo è quello di Slc-Cgil. «Di che parliamo - domanda ironico il segretario Emilio Miceli - di professionalità biologica?» Posto il netto rifiuto a forme di nepotismo aziendale, il sindacato teme per la sorte dei precari. Per queste persone sono stati firmati due accordi con l’azienda che ha preso l’impegno di assumerli. Ma su diecimila almeno seimila restano in attesa di unaconvocazione. Equelle che arrivano sono di pochi mesi e lontano dai luoghi di residenza. «Useremo tutti i mezzi, anche quelli legali - riprende Miceli - per difendere i precari a cui è stato promesso il lavoro».

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