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Crisi, 100mila collaboratori in meno nei primi sei mesi
Nei primi sei mesi dell’anno 100mila collaboratori hanno perso il lavoro. Di questi, secondo una analisi della Cgil, solo poco più di 9mila hanno fatto domanda per il nuovo ammortizzatore previsto nella legge finanziaria 2009 e di queste domande circa mille sono state accolte, tutte le altre respinte. A rendere noti questi dati è il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni.

Secondo il dirigente sindacale “l’enorme scarto tra il numero di coloro che hanno perso il lavoro, le domande presentate e quelle accolte è dovuto alla poca informazione, ma soprattutto alle barrire di accesso poste dal governo: una parte di questi lavoratori sono esplicitamente esclusi, come ad esempio tutti i collaboratori della Pubblica amministrazione; non è sufficiente avere i requisiti nel 2009, ma bisogna avere almeno lavorato tre mesi l’anno precedente, escludendo così tutti i nuovi assunti; si è esclusi se si è percepito un reddito nell’anno precedente inferiore a 5mila euro annui o se si ha un numero di mensilità inferiore a tre”.

“Il governo - prosegue Fammoni - ha quindi l’obbligo di rimediare. E’ del tutto evidente che per la mono-committenza stiamo parlando di lavoratori subordinati mascherati da lavoro autonomo. La riforma legislativa da fare è, per chi ha più del 51 per cento del proprio tempo lavorativo legato ad un unico committente, definire il lavoro ‘economicamente dipendente’, superando la vergogna che nella stessa azienda, per la stessa attività, siano diversi salari e diritti delle persone. Così questi lavoratori potrebbero accedere ai normali ammortizzatori sociali”.

“L'esecutivo - aggiunge il segretario della Cgil - continua a rifiutare questa prospettiva, ma il prossimo non può essere un altro anno perso. In via transitoria quindi la legge finanziaria 2010 deve prevedere, cambiando la legislazione attuale, l’estensione della platea a tutti i lavoratori parasubordinati con rapporto di co.co.co. operanti a vario titolo nella Pubblica amministrazione, agli associati in partecipazione e ai lavoratori con partita iva individuale iscritti alla gestione separata Inps, impiegati in regime di mono-committenza, con un reddito conseguito nell’anno precedente 2009 non superiore a 5mila euro e un numero di mensilità non superiore a dieci”.

“L’importo calcolato dalla Cgil – prosegue Fammoni – è una somma pari al 35 per cento del reddito percepito l’anno precedente (la legge il 10 per cent nel 2010). Una percentuale equiparata a quella della disoccupazione con requisiti ridotti. Si stimano così circa oltre 100mila domande di bonus, con un costo di circa di 364 milioni di euro per il 2010”.

“Si ricorda - conclude Fammoni - che per il prossimo anno su questa misura sono già stati stanziati 100milioni e che nel 2009, a causa dei criteri fortemente restrittivi, si è realizzato un risparmio sugli stanziamenti già previsti pari a circa altri 190milioni. L’impegno aggiuntivo previsto per la nuova misura ammonterebbe dunque a 74 milioni euro: una norma quindi quasi del tutto già finanziata”.
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