Martedì 25 Febbraio 2020 - Ultimo aggiornamento 12:00
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Il lavoro non c’è? Bisogna inventarlo
Crisi che avanza, lavori nuovi che trovi. Accanto a dati che vedono crescere la disoccupazione, aumenta anche l’inventiva di chi un lavoro prova a crearselo da sé. In tanti casi ci riesce, partendo con un pc, una connessione a internet e usando la propria casa come ufficio, arrivando a creare una rete con propri collaboratori. In altri, resta un seconda occupazione che aspira a decollare. Tutti hanno in comune una cosa: nell’era in cui il lavoro sembra essere una chimera, rispolverano una passione sopita, un’attitudine particolare oppure decidono di allontanarsi dalla strada battuta e di sfruttare le proprie competenze per percorrerne una alternativa.

Home shopper, interior relooker, home stager, mistery shopper sono tutti nomi che pure a chi mastica l’inglese, sembrano non dire nulla. Sono, infatti, professioni che spesso vengono dall’estero. “In Italia – spiega Manuela Longo, cool hunter di lavori emergenti, autrice del libro “Mi invento un lavoro, guida alla nuove professioni” (edito da Morellini), tratto dal blog http://inventalavoro.style.it - un lavoro non esiste se a richiederlo non è espressamente il mercato, quando molti, invece, nascono ascoltando delle necessità o cercando delle alternative a professioni già esistenti”.

Un po’ come gli home shopper che prendono spunto dalla figura più nota del personal shopper. Mentre questo acquista per conto di clienti vestiti e scarpe, l’home shopper, dopo un primo sopralluogo nell’abitazione, compra articoli per la casa che trova nei mercatini dell’antiquariato o nei negozi specializzati. Oltre a questo, accompagna anche i clienti direttamente nei punti vendita, aiutandoli a scegliere i mobili più adatti. Viene dal settore dell’arredamento o del design (o ha indirizzato a questo i suoi studi), spesso lavora in proprio, aiutandosi con il passaparola, un sito internet e avvalendosi della conoscenza della città in cui opera. Spulciando sul web, si trovano molti interior designer che si propongono come home shopper e a volte sono le stesse aziende di arredamento a offrire il servizio di home shopping.

L’interior relooker, invece, dà consulenze via internet su come arredare o rivalutare un ambiente e, solo in alcuni casi, fa sopralluoghi sul posto. Lavoro molto diffuso all’estero, in particolare in Francia, sta emergendo anche in Italia. Tra Milano e Legnano, 9 ragazzi hanno dato vita al team IR (sito: www.interior-relooking.it). “Veniamo dal mondo dell’architettura tradizionale – ci raccontano - ma volevamo dare un’impronta diversa. Ormai quasi tutti hanno internet e ciò consente un notevole risparmio da entrambe le parti”. Detto fatto: chi vuole una consulenza, invia una mail allegando fotografie e planimetrie e in pochi giorni riceve le risposte. Si va da 50 euro per il project book di un locale, 40 per gli altri, la cifra è diversa per l’executive book, un lavoro con indicazioni più complete per acquistare in negozio o via web. I ragazzi di IR lavorano con le email, incontrandosi una volta a settimana per spartirsi i vari compiti e, pur non avendo ancora una sede fissa, “sono molto i collaboratori che sposano la nostra idea di architettura low cost. C’è molto entusiasmo anche da parte dei clienti. C’è chi ci manda fotografie dopo avere arredato seguendo il nostro progetto”.

E come fare a risollevare il mercato immobiliare in tempi di crisi? Ci pensano gli home stager, architetti che lavorano con le agenzie immobiliari per rivalutare le case da mettere in vendita. Cosa cambia rispetto al passato? Intanto i lavori vengono fatti prima che la casa venga venduta, anzi è un aspetto su cui si punta per piazzarla meglio sul mercato: a quanto pare, molta gente acquista dopo avere visto le foto sul web. Doppio vantaggio: per chi deve vendere, perché riesce a farlo prima e ammortizza il costo della ristrutturazione evitando di dovere abbassare molto quello della casa se resta per troppo tempo invenduta; e per l’acquirente, che compra un’abitazione già ristrutturata da esperti e non deve fare altri interventi.

E quanto a tecniche di marketing, in questa panoramica sui lavori in tempi di crisi, non poteva mancare il mistery shopper che, traducendo direttamente dall’inglese, è un compratore misterioso. Lavora per conto di alcune agenzie cui si rivolgono le aziende per avere informazioni specifiche sulle modalità di vendita. Il mistery shopper va nei negozi, ristoranti, centri commerciali ecc. e simula (a volte compra davvero) un acquisto. In questo modo controlla, sotto le mentite spoglie di cliente, l’esposizione di un prodotto, come viene trattata la clientela, la conoscenza della merce, le condizioni del punto vendita ecc… È un lavoro che si può svolgere part time e richiede un mezzo di locomozione, passione per lo shopping, capacità di analisi, un cellulare e un computer per inviare i report sull’attività svolta.
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