Lunedì 24 Febbraio 2020 - Ultimo aggiornamento 12:00
MioGiornale.com
Logo ControLaCrisi.org
Filtra per luogo...
Filtra per tema...
Filtra per data ...
Nascondi
Mobbing all’Ilva di Taranto – Cacciato perché scomodo


di MIMMO MAZZA Gazzetta del Mezzoggiorno.
Un operaio cacciato dall’Ilva perché ritenuto scomodo. Affiora un’altra, presunta, storia di mobbing all’interno dello stabilimento siderurgico. Un fascicolo è stato aperto dal sostituto procuratore Vincenzo Petrocelli a seguito della circostanziata denuncia presentata dall’avvocato Giuse ppe Risola per conto di Giovanni D’Andria, per anni operaio alle dipendenze del gruppo Riva e rappresentante sindacale della Fiom Cgil. Nell’esposto, D’Andria sostiene di aver subìto maltrattamenti dal caporeparto e di essere stato licenziato con uno stratagemma, studiato praticamente a tavolino, quando era diventato «scomodo».

D’Andria ha iniziato a lavorare all’Italsider nel lontano 1981. Negli ultimi tempi, racconta alla Procura nel suo esposto, aveva ricevuto ordini dal suo caporeparto che comportavano grave pericolo per la sua incolumità, come, ad esempio, la pulizia e l’asportazione di materiali tossici. Già vittima di due infortuni gravi sul lavoro, uno dei quali aveva reso necessario un delicato intervento chirurgico all’occhio, D’Andria si rifiutò di eseguire tali compiti ed iniziò per lui un lungo periodo di maltrattamenti e minacce.

Dopo 22 anni di servizio, l’operaio venne trasferito nel 2003 in un altro reparto. Da operaio “anziano” specializzato, divenne in un sol colpo un “disponibile” ovvero un vero e proprio tappabuchi che veniva chiamato qua e là all’interno dello stabilimento a svolgere i lavori più umili e mortificanti, per lo più mansioni di facchinaggio e pulizia con conseguente graduale diminuzione dello stipendio a causa del completo azzeramento delle ore di straordinario.

D’Andria non ci sta, denuncia la situazione e nel 2007 viene licenziato al culmine di un procedimento disciplinare. L’operaio è accusato dalla dirigenza del siderurgico di essersi impossessato di due cartucce di silicone del valore di pochissimi euro. A nulla sono valse le risposte di D’Andria che ha cercato di spiegare di non aver nascosto lui nel cestino dello spogliatoio quel silicone trovato da un addetto alla sicurezza, che nel suo reparto non si poteva neanche usare il silicone ed era necessario un permesso speciale e scritto per ottenerlo, e che quelle due cartucce non entravano fisicamente nel suo piccolo marsupio dove la guardia disse che lui le avrebbe nascoste.

L’Ilva non ha mai denunciato D’Andria per il furto ma ha utilizzato il rapporto del vigilante per concludere con il licenziamento il procedimento disciplinare. La causa di lavoro pende in corte d’appello dopo che D’Andria ebbe ragione nel ricorso ex art. 700 ma poi perse il giudizio di primo grado. Ora ha deciso di rivolgersi alla Procura della Repubblica. L’operaio è in cura per sindrome post traumatica da stress e depressione grave per il mobbing subìto
dal sito www.crisitv.it
Dona il tuo 5x1000 a controlacrisi