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Pubblico impiego e conoscenza L’11 dicembre la Cgil dice stop
Milano, Roma e Napoli. I dipendenti pubblici si fermano l’11 dicembre per lo sciopero indetto dalla Cgil per il rinnovo dei contratti, per dire no all’offensiva del ministro Brunetta contro il lavoro pubblico e contro la Cgil stessa, e per dire no al precariato. Ma anche per opporsi a quello che la Cgil considera un attacco ai sindacati e alla loro stessa presenza nei luoghi di lavoro. E per l’occupazione sciopero generale a Bologna, Modena e Reggio Emilia e, unitariamente, a Pistoia. Lo sciopero generale proclamato dalla Fp Cgil (mentre la Cisl “attende” e la Uil proclama lo stop in solitaria per il 21 dicembre) si svolgerà lo stesso giorno di quello già proclamato dalla Flc Cgil e sarà coronato da tre grandi manifestazioni interregionali, appunto a Milano (dove saranno presenti i lavoratori di Lombardia, Piemonte, Valle D’Aosta, Trentino, Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna), Roma (Lazio Abruzzo, Molise, Marche, Umbria, Toscana e Sardegna) e Napoli (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia), che il sindacato dei pubblici della Cgil, come ci spiega Franca Peroni, segretaria organizzativa della Fp, punta a riempire: grosso modo, oltre 50.000 manifestanti per ciascun corteo.

Nel comizio romano parleranno Gugliemo Epifani, Carlo Podda, segretario generale della Fp Cgil, e Mimmo Pantaleo numero uno della Flc Cgil. Lo “slogan” coniato per l’agitazione è esplicito: “Per un’Italia aperta al pubblico”; slogan quanto mai attuale rispetto a unesecutivo che, invece, punta massicciamente alla privatizzazione dei servizi pubblici, come è evidente, solo per citare l’ultimo esempio disponibile in ordine cronologico, anche nella decisione assunta dal preconsiglio dei ministri dello scorso 1° dicembre di privatizzare il servizio di protezione civile. In aggiunta, c’è un’altra decisione assunta da Brunetta, che sembra rendere ineludibile questa agitazione: prima, la non convocazione della Cgil al tavolo per il rinnovo dei contratti dei pubblici dipendenti; poi, la parziale marcia indietro del 3 dicembre, con la Cgil convocata ma solo in “seconda battuta” e insieme agli altri sindacati che non hanno sottoscritto l’accordo di gennaio sulle nuove regole contrattuali.

Sull’analisi dei motivi dello sciopero, Rassegna si è più volte soffermata nelle scorse settimane. “Credo – spiega Franca Peroni – che l’aspetto fondamentale sia il legame che noi istituiamo tra i rinnovi dei contratti (la richiesta è di 150 euro nel triennio, ndr) e la qualità dei servizi che si offrono ai cittadini. Tutto il contrario della ideologia brunettiana, che introduce un’idea vendicativa dei cittadini nei confronti dello Stato ed è impostata su una base autoritaria e gerarchica, ancora più inefficace in un settore cruciale come il nostro dove il coinvolgimento e la partecipazione dei lavoratori sono essenziali per la qualità dei servizi offerti. Basti pensare al ruolo di un infermiere, di una maestra di nido o scuola materna o di un educatore”. Ci sarebbero tanti altri elementi da aggiungere, come l’attacco alla democrazia sindacale (con l’offensiva contro le rsu), la “ripubblicizzazione” dei rapporti di lavoro e la massiccia rilegificazione in opera (con leggi e regolamenti che mirano a “schiacciare” i contratti) e la mancanza di qualsiasi politica che abbia l’obiettivo di stabilizzare i tantissimi lavoratori precari o di frenare il ricorso selvaggio alle esternalizzazioni. C’è da star sicuri che l’11, in piazza, saranno questi i temi principali dei diversi comizi.
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