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Pensionati, in otto anni le tasse sono aumentate del 5,4%
In questi giorni, con una lettera ufficiale al governo, la Cgil ha aperto una vera e propria vertenza sul fisco. È ormai tempo di mettere mano alla riforma per ricondurre l’intero sistema fiscale ai principi di equità e solidarietà
Non è più tollerabile che tra il 50 e il 75% (a secondo delle stime) dei redditi da lavoro autonomo, piccola impresa e liberi professionisti risulti sconosciuto al fisco; che il 50% delle imprese italiane risulti permanentemente in perdita o che il numero dei contribuenti che dichiarano più di 100.000 euro l’anno sia minore del numero delle automobili immatricolate che costano più di quella cifra.

Del resto, che la dimensione dell’evasione abbia raggiunto livelli insopportabili per qualsiasi paese civile l’ha dimostrato il successo ottenuto dallo scudo fiscale. Sono rientrati capitali per un valore di 90 miliardi di euro, il 10 per cento del prodotto interno lordo. Un’enormità che spiega perché il 45% della ricchezza del paese sia concentrato nelle mani del 10% delle famiglie.

La riforma fiscale è, dunque, necessaria e urgente. Dal governo finora più annunci che proposte concrete. Quel poco che traspare, ancora una volta, appare orientato a favorire i redditi più alti. Al contrario, la questione da affrontare riguarda i redditi da lavoro e da pensione che costituiscono la stragrande maggioranza dei contribuenti e ne sopportano, quasi per intero, il relativo carico.

Apriamo di seguito una finestra sul rapporto tra i pensionati e il fisco. I dati fanno riferimento al 2006, ma la situazione non è cambiata.

Il 38 % dei circa 41 milioni di contribuenti Irpef è costituito da pensionati, di questi oltre 11 milioni hanno più di 65 anni.

Con le norme attuali, i pensionati pagano più degli altri. Il reddito da pensione non tassabile è di 7.500 euro (7.750 dal 2007 per età pari o superiori a 75 anni) a fronte di 8.000 euro per il lavoro dipendente.

I redditi dei pensionati ammontano a 247 miliardi di euro, circa un terzo dell’intero ammontare assoggettato a Irpef. Per la gran parte, circa 200 miliardi, si tratta esclusivamente di redditi da pensione, la parte rimanente riguarda altre tipologie di reddito.

Il reddito medio dichiarato nel 2006 dai pensionati è stato di 16.100 euro, con un’aliquota media del 25,68%, mentre quello riferito alla generalità dei contribuenti è stato di 18.190 euro, con un’aliquota media del 26,13%. Solo lo 0,45% in più a fronte di una differenza di reddito di circa il 13%.

L’irpef pagata dai pensionati ammonta a 41,4 miliardi. A questi bisogna aggiungere circa tre miliardi di addizionali regionali e locali. Nel complesso i pensionati versano allo Stato circa 44,1 miliardi, il 30,4% del totale delle entrate Irpef.

Le addizionali regionali e locali gravano sui redditi da pensione per circa il 33%, una percentuale superiore al gettito Irpef.

Nell’arco di otto anni, tra il 1999 e il 2006, l’incidenza dell’Irpef sui redditi da pensione è aumentata del 4,2, che diventa il 5,4% con le addizionali regionali e locali.

Nello stesso periodo l’incidenza dell’Irpef sul totale dei redditi è aumentata del 3,6%. Il maggiore prelievo sui pensionati è pari al 50% in più dell’aumento medio di sistema. Si tratta di dati che lasciano pochi dubbi sul fatto che la riduzione del carico fiscale sui redditi da pensione e da lavoro è una priorità da affrontare oggi e non un argomento da agitare in vista di prossime scadenze elettorali.

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