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Quali contratti
Rassegna: E’ possibile fare un punto organico della situazione dei contratti?

Camusso. Viviamo una stagione contrattuale assolutamente anomala, perché per la prima volta nella storia è condizionata da un accordo separato su un modello contrattuale e non da regole comuni. Pesa poi una crisi che non ha precedenti. Questa della crisi è proprio una delle ragioni per le quali abbiamo esplicitamente criticato la grave scelta politica del governo e della Confindustria di dar vita all’intesa separata, che non rappresentava certo la massima priorità per i lavoratori ed il sindacato. La crisi incide per due ragioni: riduce il fatturato delle aziende e l’occupazione e accentua la disuguaglianza nella distribuzione del reddito a svantaggio di lavoratori e pensionati.

Rassegna. C’è quindi un problema salariale irrisolto?

Camusso. Sì. Per questo, al di là dei luoghi comuni, non possiamo rinunciare alla rivendicazione dell’incremento del salario. E non è sufficiente la bassa inflazione a farci accettare quello che dicono i nostri soci, Cisl e Uil, e cioè che l’accordo separato va bene. Perché quell’accordo mantiene, anche in condizioni di inflazione bassa, una ispirazione secondo la quale si può programmare la riduzione del salario. Mentre la stessa crisi, con tutte le contraddizioni che apre per le capacità produttive e la competizione, ci dice che si debbono ridurre le disuguaglianze e si deve ridistribuire il reddito.

Rassegna. Tutto ciò carica il sindacato di responsabilità.

Camusso. Certamente. Tanto che la Cgil ha responsabilmente deciso di provare comunque a fare i contratti, naturalmente fuori dalla logica dell’accordo separato, non applicandolo nella forma e nella sostanza. Non accettando quindi una riduzione dei salari, una limitazione del potere negoziale delle categorie e una cancellazione del secondo livello della contrattazione. Non accettando la traslazione agli enti bilaterali di ciò che dovrebbe essere materia contrattuale tra le parti. Il documento del Direttivo della Cgil è chiaro.

Rassegna. Veniamo alle categorie. Qual è la situazione sia nell’elaborazione delle piattaforme sia nella gestione dei negoziati?

Camusso. Abbiamo avuto delle strade differenziate, dalle piattaforme unitarie, a quelle firmate da due organizzazioni compresa la Cgil, a quelle separate. Il primo dato è che nella dimensione della categoria e nel rapporto con i lavoratori le contraddizioni ci sono state e ci sono per tutti. Mentre esiste un filo di coerenza tra le nostre piattaforme, quelle delle categorie Cgil, vedo una difficoltà degli altri di affrontare le contraddizioni. Con l’eccezione assai negativa dei metalmeccanici.

Rassegna. Perché?

Camusso. E’ l’unico caso in cui Fim e Uilm, insieme, hanno puntato alla costruzione di una piattaforma esplicitamente subalterna all’accordo separato. Quella vicenda contrattuale si è presentata da subito come ‘politica’, di affermazione del punto di rottura. E anche lo svolgimento del negoziato è stato segnato dalla stessa caratteristica: solo nei meccanici si è determinata la condizione per il rifiuto di coinvolgere la Cgil nella trattativa. In altre categorie, con tutte le fatiche e le contraddizioni, non c’è stata una pregiudiziale per escludere la nostra organizzazione. La rottura e l’accordo separato dei metalmeccanici è ovviamente un vulnus pesante per tutti. Per due ragioni: 1) perché viene meno un principio democratico, sempre esistito nelle organizzazioni sindacali benché non formalizzato, e cioè che una cosa firmata unitariamente non viene disdettata da una parte sola dei firmatari; 2) perché questo rende incerto e indefinibile il principio di rappresentanza e di democrazia ancor più importante con punti di merito come l’utilizzo degli enti bilaterali per il sostegno al reddito; gli ammortizzatori che si trasformano da strumento di tutela generale a strumento corporativo. Non è un caso che abbiamo fatto ricorso contro la violazione delle regole democratiche da parte di Brunetta per il pubblico impiego. Quando si vulnerano i principi della democrazia, si consegna ad altri la decisione di chi rappresenta i lavoratori.

Rassegna Cosa pensi della proposta di iniziativa popolare della Fiom per la democrazia sindacale?

Camusso. Credo che la Fiom abbia giustamente deciso, di fronte al vulnus dell’accordo separato, di mettere in campo una iniziativa sul terreno della democrazia. Ritengo nello stesso tempo che il tema della rappresentanza non può non essere un grande tema confederale e che quindi sia giusto che le categorie diano vita ad iniziative ma che queste siano di supporto ad una unica proposta confederale. Sulla democrazia occorre anche rivolgersi al Paese per costruire un arco di alleanze che permetta, nonostante le gravi difficoltà di oggi, di riattivare un dialogo tra le confederazioni che guardi in avanti e non ai giochi di piccolo cabotaggio.

Rassegna. Vi sono però contratti che si sono conclusi positivamente.

Camusso. Certamente. Primo quello dell’industria alimentare che con una vertenza segnata anche dallo sciopero, dalla mobilitazione, da rapporti tesi tra le organizzazioni, con Cisl e Uil tentate dall’ accordo separato, si è concluso unitariamente in modo positivo. Perché quel contratto corrisponde compiutamente alla scelta della Cgil. Non siamo nel modello separato né formalmente né sostanzialmente e si costruisce una soluzione salariale che non corrisponde all’indicazione di riduzione e difende l’autonomia contrattuale della categoria.

Rassegna. E gli altri contratti?

Camusso. Abbiamo dato un giudizio positivo dei contratti dei cartai, delle telecomunicazioni, delle lavanderie industriali, con le differenze e le singole storie contrattuali che esistono e vanno rispettate. Nelle telecomunicazioni, per esempio, ha pesato moltissimo il fatto che il contratto abbia affrontato il problema dei call center. Ed è importante che la Slc, insieme alla confederazione, abbia resistito all’ipotesi derogatoria proposta dalle imprese, con una cattiveria in più dovuta alla drammatica condizione dei giovani. Sono queste intese importanti che danno respiro e sono punto di riferimento per altri grandi contratti. Sono aperti, tra gli altri, i contratti degli edili, dell’agricoltura, dei tessili.

Rassegna. Parliamo naturalmente anche del contratto dei chimici.

Camusso. Certo. Il settore chimico farmaceutico è meno esposto alla crisi di altri. E bisogna riconoscere ai chimici, così come ai meccanici, che rappresentano grandi scuole di relazioni industriali fortemente autonome. E forse questa della tradizione contrattuale dei chimici è stato uno dei problemi, un eccesso di sicurezza. Come se la tradizione di relazioni positive tra le parti fosse un elemento sufficiente a mettersi al riparo anche rispetto alle strategie. Se è vero che nel contratto precedente, nonostante la norma non si fecero deroghe, oggi c’è stato un eccesso di autoreferenzialità, nel non cogliere che la storia e la tradizione di una categoria, e delle stesse sue controparti, può consentire di gestire in un certo modo scelte che trasferite in altre categorie, con diverse tradizioni, oppure anche con diversi poteri contrattuali o diverse condizioni economiche, rappresenterebbero un precedente che nella logica confederale andrebbe evitato. Su questo contratto la confederazione discuterà con la categoria.

Rassegna. Quali osservazioni, nel merito?

Camusso. Premetto che per noi, come ho detto, tutta la vicenda dei contratti è strettamente connessa ai problemi della democrazia. Sia nella elaborazione delle piattaforme sia nella consultazione dei lavoratori a conclusione delle vertenze. Questo anche in considerazione del fatto che le soluzioni trovate non sempre sono corrispondenti alle piattaforme. Credo che la soluzione che i chimici hanno trovato rispetto al salario anche con il congelamento degli scatti, sia una soluzione interessante sulla quale non c’è nessuna pregiudiziale. E’ una classica scelta che sta nell’autonomia delle categorie. Ma è giusto che di questa cosa si discuta con i lavoratori perchè il congelamento non stava nell’ipotesi iniziale.

Rassegna. Quali problemi vi sono, invece?

Camusso. Sono sulla parte normativa. Pur dando atto che nell’accordo non c’è nessuna formale assunzione del modello contrattuale separato e la struttura contrattuale è rimasta quella della categoria, vi sono però due scelte, l’ente bilaterale aziendale di sostegno al reddito e l’idea di costruire una proposta su concilizione e arbitrato, che sono tra i temi che ci hanno portato a dissentire dall’accordo separato. E’ utile che di questo si discuta esplicitamene. Per due ragioni: perché non diventino una regola della categoria e perché è necessario che la confederazione si spenda per sostenere le altre categorie che stanno rinnovando i contratti e che rischiano di trovare la riproposizione delle soluzioni individuate per i chimici.

Rassegna. Quali rischi si corrono?

Camusso. Se quel modello di contrattazione che non condividiamo viene attuato, sarà più difficile smontarlo. Meno quel modello si applica, più si potrà liberare una discussione positiva per definire un nuovo modello contrattuale. Per questa ragione non c’è lo stesso giudizio su questo contratto rispetto a quelli precedenti, perché accanto a cose positive altre rappresentano un punto di difficoltà.
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