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Alcoa, ministero Welfare convoca tavolo su cigs
Dopo il presidio sulla vertenza Alcoa che si è svolto oggi (15 gennaio) a Roma davanti all’ambasciata degli Stati Uniti, il ministero del Lavoro ha convocato azienda e sindacati per 20 di gennaio per gestire la cassa integrazione straordinaria. In queste ore, infatti, la multinazionale dell'alluminio sta decidendo, nella sua sede centrale che si trova a Pittsburgh negli Stati Uniti, se mantenere o no l’insediamento in Italia. “È evidente - osserva il segretario nazionale della Fiom Giorgio Cremaschi, che ha partecipato al presidio - che questa decisione non riguarda solo la difesa dell’occupazione in Sardegna e a Venezia (dove si trovano i due stabilimenti italiani che danno lavoro in totale a circa 2mila persone, ndr), ma le politiche industriali del nostro paese e il ruolo che, in esse, hanno le grandi multinazionali”.

"Per questo - aggiunge il dirigente sindacale - il governo, che ha fornito sul piano tecnico tutti gli strumenti per ridurre il costo dell’energia per Alcoa, deve oggi agire sul piano politico, usando tutti gli strumenti di pressione necessari a far sì che questa multinazionale non decida di liquidare un intero settore industriale dotato di un ruolo strategico per il nostro paese. Ecco perché riteniamo assurda la convocazione che abbiamo ricevuto dal ministero del Lavoro”.

Così conclude la nota della Fiom: “Speriamo che si tratti solo di un infortunio, perché è evidente che la cassa integrazione entrerebbe in gioco, in questo caso, solo come uno strumento per chiudere gli stabilimenti. Non abbiamo nessuna intenzione di partecipare a quell’incontro e sollecitiamo il governo, ancora una volta, a convocare nella sede politica un nuovo confronto. È evidente che se l’azienda dovesse assumere decisioni negative, dovrebbe essere la stessa presidenza del Consiglio ad assumersi la responsabilità del confronto e delle iniziative necessarie a salvaguardare gli stabilimenti italiani del gruppo Alcoa”.
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