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L'Aquila, ancora 16 mila persone senza lavoro


di Elisa Cerasoli (Redattore Sociale del 21/01/2010)
La metà è in cassa integrazione, ma per altre 8 mila "è un disastro". Trasatti (Cgil): "Professionisti, commercianti, artigiani, giovani precari parasubordinati sono abbandonati a loro stessi da 6 mesi"

L’Aquila – “Le due priorità sono il lavoro e la vera ricostruzione che, nonostante i proclami mediatici, è al palo”: non c’è alcun dubbio nelle parole di Umberto Trasatti, Segretario della Cgil Provinciale dell’Aquila che descrive attraverso qualche dato la situazione del lavoro nel capoluogo abruzzese. 18 mila le persone che all’indomani del sisma si sono ritrovate senza lavoro su una popolazione totale di 74 mila. Nove mesi dopo il sisma sono ancora 16 mila le persone che non hanno potuto riprendere la propria attività. La metà è ancora in Cassa Integrazione, ordinaria , straordinaria e in deroga, e le istituzioni si stanno muovendo per chiederne una ulteriore proroga per tutto il 2010. Per le restanti 8 mila persone a casa dal 6 aprile scorso è invece un disastro. “Professionisti, commercianti, artigiani, giovani precari parasubordinati che non hanno potuto riprendere la propria attività – spiega Trasatti – sono abbandonati a loro stessi da 6 mesi. Il famoso decreto Abruzzo con cui si sono individuate le misure per l’emergenza, infatti, prevedeva per tutti gli autonomi ed i parasubordinati un sostegno di 800 euro al mese solo per i primi tre mesi post sisma. Da luglio queste persone non percepiscono un euro. Per capire la gravità della situazione – continua il segretario provinciale della Cgil – dobbiamo considerare che alcune famiglie con due disoccupati e casa inagibile, paradossalmente, sperano di poter restare negli hotel rinunciando, così, all’assegnazione di un alloggio del piano C.A.S.E. del Governo poichè una volta rientrati in una abitazione avrebbero difficoltà per far fronte ai pagamenti di utenze e cibo”.

Dietro la tragedia di questi individui c’è lo spettro del definitivo declino della città: “Gli ammortizzatori sociali sono un diritto, vanno reclamati e difesi, ma all’Aquila in questo momento non bastano. Serve una linea forte, che miri a creare le condizioni per cui non solo chi ha un’azienda, un laboratorio, un’attività commerciale distrutta dal sisma, possa farla ripartire ma occorre, inoltre, mettere in campo degli strumenti perché nuovi imprenditori scelgano questo territorio per investire. Solo così inizierà la vera ricostruzione. Il motto ‘prima il lavoro, poi le case, poi le chiese’, grande lascito del post-terremoto in Friuli, è stato qui all’Aquila completamente ignorato. La città vera, quella delle persone che lavorano e vivono il territorio non esiste a nove mesi dal sisma. La ricostruzione è al palo!”.

Sindacati e associazioni di categoria sono a lavoro da mesi, in sinergia e con grande spirito di collaborazione, per proporre soluzioni e indicare al Governo strategie per risolvere questi problemi: “Abbiamo chiesto che vengano finanziati i Contratti di Programma già proposti che, come noto, prevedono investimenti delle aziende cofinanziati dallo Stato e ciò al fine sia di incentivare il ripristino ed il potenziamento di attività preesistenti al sisma, sia l’avvio di nuovi investimenti produttivi. A tale scopo abbiamo chiesto che una parte dei fondi Cipe destinati alla ricostruzione vengano impiegati per favorire la ripresa delle attività produttive. Abbiamo, inoltre, chiesto l’istituzione di una tassa di scopo destinata alla cosiddetta “ricostruzione pesante” e, da tempo, stiamo richiedendo, con forza, la definizione delle procedure legate all’operatività della “zona franca”. In sostanza, riteniamo che soltanto un sistema di sgravi ed incentivi potrà permettere al territorio di ricominciare a lavorare. Fino ad ora – conclude Trasatti – non abbiamo avuto risposte soddisfacenti. Si continua ad avere una visione parziale e si tralascia il vero problema: il lavoro, unica strada per il ritorno alla normalità”.
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