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I lavoratori Agile alla Rai: «Ingiusto sottrarre le commesse». E domani riparte l'Arancia Metalmeccanica


TORINO
Le maschere che indossano sono bianche. Ormai ne simboleggiano la lotta. Per terra, su un telo nero, sono disegnate alcune sagome. Rappresentano «i loro corpi assassinati». Quelli dei lavoratori di Agile (ex Eutelia) che non percepiscono lo stipendio da quasi sei mesi e ogni giorno si vedono scippare le commesse: «Non per mancanza di lavoro, ma perché dopo essere finiti nel caos Omega, ora siamo vittime di uno sciacallaggio tra concorrenti». L'ultima commessa persa è quella Rai, dove erano impiegati in 54.
E così, ieri, hanno deciso di protestare proprio sotto la sede torinese della tv pubblica, che ha deciso di rescindere il contratto con Agile (in vigore fino al prossimo settembre) e passarlo a Ibm. Infischiandosene della raccomandazione del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, che il 27 novembre aveva invitato i clienti a mantenere le commesse. Invito disatteso. Non l'hanno rispettato la Camera dei deputati (48 lavoratori) né le Poste italiane (120). Nemmeno la Fiat, l'Asl 9 di Ivrea e la Coop Adriatica. «Le parole di Letta sono una barzelletta», commentano i lavoratori. «Dal giorno del suo appello, lo stillicidio della più grande azienda italiana di Information Technology (nata dalla fusione di Olivetti e Bull) ha colpito altri 342 lavoratori».
Sotto la sede Rai si sono sdraiati in 50. Portavano uno striscione: «Agile non deve morire». Alcuni hanno scandito i numeri dei tagli. Ad ascoltarli non si finisce più: 1191 quelli coinvolti nella procedura di licenziamento collettivo del 22 ottobre. In Piemonte, i dipendenti sono quasi 300, tra la sede di Torino e quella di Ivrea, l'80% in esubero. Ma tutti rischiano. C'è poi un elemento che li indigna maggiormente: «La decisione della Rai - spiega Pietro Celi, che in tv si occupava di hardware e software - non è avvenuta a giugno, con il passaggio di Eutelia a Agile e poi a Omega, ma alla vigilia del 23 dicembre». Si tratta del giorno in cui il Tribunale civile di Roma ha deciso il sequestro dei beni di Agile e la nomina di tre custodi a gestire l'ordinaria amministrazione. La Rai si è, invece, giustificata dicendo che nel passaggio societario di giugno non ha ricevuto le dovute garanzie, assicurando che l'Ibm si impegnerà ad assorbire la maggior parte dei lavoratori della commessa Agile. Al momento, mai contattati. «E' un gesto grave, in spregio al sacrificio di 50 nostri colleghi che per mesi hanno lavorato senza stipendio», dice Luciano Pilone. E aggiunge: «Ora aspettiamo il 17 febbraio, quando il giudice si pronuncerà sull'amministrazione controllata».
Durante il presidio i dipendenti di Agile hanno chiesto che «la giustizia fermi gli imprenditori del malaffare». Nel mirino, Samuele Landi, ex amministratore delegato di Eutelia (quello dell'irruzione squadrista a Roma), Claudio Marcello Massa e Sebastiano Liori, la testa della fantomatica Omega, che negli scorsi mesi ha acquisito un'altra azienda in crisi, Phonemedia.
Ma il bisogno più impellente è un sostegno al reddito. «Il nostro status di stipendiati ma non retribuiti non ci permette di accedere ad alcun ammortizzatore». La Regione Piemonte ha da poco firmato un accordo con le banche per anticipare lo stipendio. «E noi - spiega Marco Tracinà - abbiamo costituito un fondo di solidarietà che ha raggiunto quota 12 mila euro». Troppi, però, sono ancora in difficoltà. Domani sarà la volta, in piazza Castello, dell'«Arancia metalmeccanica»: per tutta la giornata i lavoratori Agile raccoglieranno fondi con la vendita di arance biologiche provenienti dai campi confiscati alla mafia in Sicilia.
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