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Prezzo della Crisi del 20-10-2010: 'Umbria, in crisi un modello sociale '
di Fabio Sebastiani
Il caso Umbria sempre più sotto i riflettori della crisi. Ad occuparse è stato ieri il segretario della Cgil Guglielmo Epifani. «L’Umbria non se la passa bene», ha detto il leader nel suo intervento all’attivo regionale quadri e delegati sindacali a Perugia. «Questo - ha aggiunto - perchè ha situazioni di crisi grandi, fortunatamente ancora concentrate ma grandi, e ha un tessuto di piccole e piccolissime imprese, artigiane o meno, che sono quelle che in questa crisi risentono di più delle difficoltà». «Le imprese un po’ più grandi - ha spiegato - resistono meglio alla crisi e quelle più piccole resistono meno bene, perchè un’impresa piccola che non ha soldi e non ha capitali, di fronte a una crisi della domanda che si protrae per un anno, due anni, tre anni, salta. Una grande azienda riesce in qualche modo a sopravvivere».
Nel quadro di crisi generale, l’Umbria, che ha meno forze per resistere, non fa eccezione. I dati relativi all’occupazione dimostrano che le difficoltà generali sono accentuate».
Nel 2009 il tasso di disoccupazione è passato dal 4.3 per cento della fine 2008 a 6.8-6.9 per cento del 2009. Che significa un salto indietro di otto anni. Il numero dei disoccupati è fra i più alti del Paese arrivando a toccare quota 26 mila. Nel solo settore manifatturiero sono stati persi 15 mila posti di lavoro, un sesto dell’intero comparto. La crisi, infine, si è mangiata 200 milioni di euro fra salario e reddito.
In questa regione, al luglio 2010, risultavano coinvolti dai processi di cassa integrazione 23.521 lavoratori, di cui 13.757 in deroga. E’ un numero piuttosto elevato se si tiene conto della popolazione totale. Per lo stesso periodo, i lavoratori in cassa integrazione a zero ore (quelli quindi completamente fermi e a rischio di perdita del posto di lavoro) risultano essere 11.761. Di questi 6.878 sono coinvolti dalla cassa in deroga. I dati sono dell’Osservatorio Cig della Cgil nazionale. Mario Bravi, segretario generale della Cgil dell’Umbria spiega come il dato sull’estensione della cassa in deroga sul totale degli ammortizzatori desti forti preoccupazioni nel sindacato,«perché l’Umbria ha una percentuale di ricorso a questo ammortizzatore più che doppia rispetto alla media nazionale».
«Dopo l’accordo sottoscritto con la Regione per la proroga della Cig in deroga fino al 31 dicembre 2010 - afferma ancora Bravi - il Governo non ha ancora dato alcuna risposta sull’esigibilità delle risorse per il 2011, anno che sarà ancora caratterizzato da una crisi perdurante sul versante occupazionale».
«Garantire risorse per gli ammortizzatori sociali - prosegue il segretario regionale - significa anche difendere l’apparato produttivo della nostra regione ed impedire un suo ridimensionamento. Dunque, accanto al Piano per il Lavoro che dovrà il frutto della nuova concertazione con la Regione e tutte le altre forze sociali e imprenditoriali, il Governo deve dare certezze per evitare che si allentino i livelli di coesione sociale del nostro territorio, con conseguenze che potrebbero risultare drammatiche».

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