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Prezzo della Crisi del 09-10-2010: '16 ottobre, lo sconfittismo è finito'
di Fabio Sebastiani
Chi sarà in piazza il 16 ottobre? Se fino a qualche settimana fa era chiaro adesso non lo è più. E questo non va certo a scapito dell’iniziativa. Questo appuntamento, nato sull’onda della protesta contro l’accordo separato sulle deroghe firmato da Cisl e Uil, ovvero dai loro sindacati di categoria, si è via via riempito di tante adesioni e di nuovi contenuti. Ne citiamo uno per tutti, quello legato alla battaglia degli studenti, dei professori e dei ricercatori contro “Gelminator”. Il 16 ottobre, insomma, si va costruendo, nonostante l’intenzione dei suoi promotori, come una vera e propria scadenza politica. Si avverte questa sorta di “naturalezza” dello stare insieme, del riconoscersi negli stessi obiettivi, che alla fine sarà questa a determinare la vera cifra positiva del corteo: la difesa del lavoro, la lotta alla precarietà, la battaglia per un welfare davvero universale, l’uscita dalla crisi che non impoverisca ulteriormente i lavoratori e le lavoratrici.
E’ un po’ come rivivere quel momento magico del grande corteo contro la precarietà che caratterizzò la fase finale del Governo Prodi. Non tutti i soggetti che c’erano allora ritroveremo oggi. Ed alcuni che non c’erano allora li vedremo in piazza il 16. Ma questo importa poco. Importa piuttosto che il movimento tornerà a dimostrare “contro tutti e contro tutto” il suo carattere carsico, ovvero quella capacità di entrare ed uscire dalla scena politica e sindacale in base a quali siano le questioni effettive sul tappeto. E’ quella carsicità che fu inaugurata a Genova nel 2001 e che ancora dura. Più che un indice di debolezza dimostra che i temi messi in campo allora durano. Che finché la società non sarà in grado di dare risposte su quei terreni nessuno può dire di fare passi in avanti. In questo c’è una grande maturità e anche un pezzo di quell’autonomia così preziosa alla crescita collettiva.
Il 16 ottobre, quindi, è davvero un “bene comune” perché dà a tutti i soggetti sociali vittime della crisi la possibilità di esprimersi e di portare in piazza la “sua” piattaforma.
E’ molto importante che a guidare questa nuova fase, che qualcuno ha addirittura chiamato epocale, sia il tema del lavoro. Proprio quel lavoro messo via dall’agenda politica di alcuni partiti della sinistra, quel lavoro ignorato dal sindacato, quel lavoro al centro dell’attacco neoliberista, è in grado oggi di fare da catalizzatore di un processo sociale importante e necessario. Importante, perché è l’unico in grado di rappresentare l’alveo per la costruzione di una nuova soggettività della sinistra radicale; necessario, perché è l’unico terreno che ridà un senso alla politica e permette alla società di tornare a fare i conti con se stessa oltre e contro le assurdità mediatiche praticate dal centrodestra.
La Fiom, infine, si presenta a questo appuntamento con le carte in regole. Anche se hanno provato a criminalizzarla si è difesa alla grande. Non solo, per il sindacato dei metalmeccanici, si tratta di un processo tenacemente costruito da dieci anni a questa parte. In questi dieci anni prima Sabattini, poi Rinaldini e Landini, sono riusciti a far venir fuori una classe dirigente giovane e fresca, lontana dagli schemi “governasti” della vecchia tradizione. Una classe dirigente che è in grado di distinguere quando il conflitto è una pura esibizione di muscoli e quando “non se ne può fare a meno”. Ora si tratta di imboccare l’ultimo miglio, quello che porterà una parte del movimento sindacale a riconoscersi meglio e di più nei valori del lavoro e a vivificarli in una pratica sindacale che non parte da nessuna compatibilità. Lo sconfittismo è finito. Ora si tratta di procedere per la risalita.

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