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Finto "a progetto", risarcito con 47mila euro
La storia non è nuova: un lavoratore, a tutti gli effetti dipendente, viene inquadrato dalla sua azienda (un call center) con un contratto a progetto, anche se il suo rapporto è invece chiaramente di lavoro subordinato. La novità però c'è e sta nel fatto che il giudice del lavoro di Reggio Calabria ha condannato l'azienda, operante nel settore delle telefonate outbound, a convertire il 'falso' contratto a progetto in un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato e a riconoscere al lavoratore un risarcimento della bellezza di 46.961 euro.

"Questa sentenza dimostra che vincere si può", afferma Stefania Radici, responsabile del Sol (sportello orientamento lavoro) della Cgil di Messina che ha diffuso la notizia attraverso Facebook. "Troppo spesso - afferma la sindacalista siciliana - le imprese abusano delle tipologie contrattuali non standard e a scadenza, come contratti a progetto o contratti occasionali, per alleggerire il costo del lavoro e dotarsi di lavoratori con meno diritti e più remissivi. In realtà con questi contratti si mascherano veri e propri rapporti di lavoro subordinato".

"E non di rado - continua Radici - un lavoratore 'a progetto' non ha un progetto da realizzare, non ha un programma di lavoro né autonomia nella gestione del tempo. Anzi, spesso, ha dei turni di lavoro molto rigidi ed una persona che ne controlla il rispetto. Ebbene, tale contratto è illegittimo ed un giudice del lavoro può ordinare la trasformazione dello stesso in contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Ma affinché ciò accada, è necessario che il lavoratore impugni il contratto e introduca il ricorso davanti ad un giudice".

Ora però le cose si complicano per chi vuol far valere i propri diritti. Infatti se fino a poco tempo fa, il lavoratore aveva un ampio margine di tempo per contestare l’illegittimità del suo contratto di lavoro, con l’entrata in vigore della Legge 183/2010, meglio nota come "collegato lavoro", sono stati drasticamente ridotti i tempi di prescrizione: "Ora - spiega Radici -  i lavoratori precari hanno solo 60 giorni dalla scadenza naturale del contratto o dal recesso da parte del committente per poter contestare la legittimità della cessazione del rapporto di lavoro (per i contratti già scaduti, 60 giorni dall’entrata in vigore della legge, ossia da giorno 24 novembre 2010 fino a giorno 23 gennaio 2011). Un tempo così breve che, se non utilizzato, si tradurrà in una sanatoria di massa di abusi e licenziamenti illegittimi".

Proprio per evitare questo la Cgil di Messina, in occasione dell’entrata in vigore del collegato lavoro, ha deciso di lanciare lo sportello "Sos Precari": "Uno sportello - spiega ancora la sindacalista siciliana - aperto tutti i giorni dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 16.00 alle 18.00, per fornire informazioni, assistenza e consulenza legale. E’ uno strumento che la Cgil vuole mettere a disposizione dei precari affinché possano difendersi da una legge che lo stesso sindacato ritiene ingiusta e iniqua, una legge che non riduce solo i tempi di prescrizione, ma introduce anche elementi di dubbia costituzionalità come la clausola compromissoria, l’arbitrato secondo equità e il nuovo regime della certificazione".

"In ogni caso - conclude Radici - la sentenza di Reggio Calabria dimostra che è possibile contrastare abusi e soprusi delle imprese e gli effetti di leggi che vogliono smantellare il diritto del lavoro".
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