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Prezzo della Crisi del 06-11-2010: 'Cgil senza entusiasmo e tanti dubbi '
di Fabio Sebastiani
La Cgil ha un segretario nuovo di zecca, Sussanna Camusso. Eppure l’aria che si respira in questi giorni in corso d’Italia non è di grande entusiasmo. Sguardi bassi, discorsi meteorologici, previsioni a brevissimo termine. La relazione che la nuova leader ha tenuto davanti al Comitato direttivo nazionale, solennemente riunito, non solo non ha entusiasmato, ma ha anche deluso. C’è chi non l’ha votata, gli oppositori di “La Cgil che vogliamo”. I soliti, anche se con argomenti non certo di secondo livello. E c’è chi, della maggioranza, si è astenuto. Non sono stati pochissimi, e nemmeno fisiologici, come ha fatto notare qualcuno. Di solito la presentazione del “programma” del segretario generale, che in Cgil per cultura dovrebbe essere il segretario di tutti, viene “omaggiata” se non proprio del voto all’unanimità da un “consenso allargato”.Questa volta non è andata così. Aver lasciato sul terreno circa quattro punti percentuali rispetto alla maggioranza uscita dal congresso ha rappresentato in qualche modo un “graffio”. Ed anche un segnale preciso.
Il voto è segreto. Inutile tentare di scoprire il “chi”. Forse ci si può esercitare sul “perché”. Eccessiva immagine da “delfino” del re, Guglielmo Epifani; eccessiva “perimetrazione” della relazione, che aveva già avuto una grande anteprima nel seminario di Todi, che ha lasciato fuori la questione della democrazia interna; eccessiva focalizzazione sul passaggio in cui si dice, in sostanza, che la Cgil "deve uscire dall’angolo"; eccessiva chiusura sull’ipotesi dello sciopero generale.
Per aprire una fase nuova, così come suggerisce la figura di un segretario donna, forse sarebbe stata più utile una relazione in grado di “volare alto” e di permettersi qualche invasione di campo. E invece, il concetto di novità ha ricevuto solo una forte “mediatizzazione”, in verità molto pericolosa per lo stesso sindacato. Insomma, c’è una leader nuova, ma non c’è la novità. E questo per un sindacato che vuole uscire dall’angolo non è una cosa di poco conto. Come intende la Cgil uscire dall’angolo visto che si dice “a priori” (non argomentando) che lo sciopero generale è un atto che rimane nel cassetto? Molti, infine, anche della maggioranza, temono la gestione monocratica. Questa difficile fase del passaggio dalla vecchia struttura di stampo comunista, alla nuova di area socialista non è che corra liscio come l'olio. Ed anche se a livello politico non ha alcuna correlazione, la persistenza delle culture poltiche segnala un nodo irrisolto. E il fatto stesso che Susanna Camusso abbia chiamato Sateriale, da tempo uscito dal giro sindacale, ex socialista, non ha rassicurato molti.
A leggere bene, in fondo la scommessa è tutta sulla “politica”, nel senso della crisi di governo. E a dirla tutta si rimane un po’ con gli occhi sgranati: che fine ha fatto la tanto decantata autonomia dalla politica? Se il sindacato deve tornare a fare il suo mestiere, considerata anche la drammatica uscita dal quadro concertativo, può davvero tornare a farlo senza la mobilitazione? Si scommette sulla crisi di governo, ma non si dice con quali elementi strategici e propri; cioè con quali elementi si andrà ad un confronto all’interno della opposizione di cui fa parte ormai la Confindustria, quindi coloro che rispetto alla Cgil al tavolo delle trattative saranno la cosiddetta “controparte”. Non è una cosa di poco conto perché dirlo oggi rappresenta un grande elemento di trasparenza nel dibattito interno. Invece, chiedere un mandato ad ampio spettro non solo non rappresenta una novità ma sa tanto di “vecchio regime”.

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