Prezzo della Crisi del 13-12-2010: 'Italia in crisi, e così arrivano meno immigrati'
Il XVI Rapporto sulle migrazioni della Fondazione Ismu segnala una contrazione di ben centomila unità tra gli stranieri arrivati rispetto al 2007. E un aumento della disoccupazione tra loro, facendo il confronto con il 2009. Il nostro paese insomma non sembra più in grado di prospettare un futuro a nessuno, italiani o meno che siano.
di Vittorio Bonanni
Il governo italiano, certamente il più xenofobo nella storia dell’Europa postbellica, anche includendo la breve esperienza di governo del partito di Haider in Austria, ha forse ottenuto finalmente il suo scopo. Cioè limitare al massimo l’arrivo degli immigrati in Italia. Come, vi domanderete? Sparando sui barconi della speranza che sfidano il Mediterraneo tra l’Africa e la Sicilia, come più volte hanno auspicato i leghisti? Facendo ulteriori concessioni alla Libia di Gheddafi perché trattenga gli africani che arrivano dalle regioni subsahariane in campi di prigionia dove ogni diritto umano, anche il più elementare, viene calpestato? No, niente di tutto questo. E’ la grave crisi economica che sta frenando africani, asiatici, europei dell’est, sudamericani a tentare la strada italiana del riscatto e dell’emancipazione. Strada già tortuosa e irta di ostacoli che si chiamano legge Bossi-Fini, impossibilità di avere un permesso di soggiorno, razzismo diffuso a nord come a sud, ma che ora diventa, o rischia di diventare, definitivamente impraticabile per via di una stagnazione economica grave che colpisce gli italiani, gli immigrati che “ce l’hanno fatta”, e che ovviamente scoraggia chiunque a tentare la fortuna nel Belpaese. Parlano chiaro i dati diffusi oggi dal XVI Rapporto sulle migrazioni della Fondazione Ismu: centomila arrivi in meno rispetto al 2007, quando la crisi economica mondiale era appena all’inizio. Complessivamente gli stranieri che vivono e lavorano nel nostro paese sono circa 5,3 milioni dei quali oltre mezzo milione clandestini. E se si registrano rispetto al 2009 circa 500mila nuovi arrivi (dati del Dossier Caritas/Migrantes), aumento dovuto in gran parte al massiccio arrivo di rumeni, ormai nostri concittadini comunitari (la loro è la comunità più numerosa con 1 milione e 112 mila residenti), i flussi rallentano. I nuovi iscritti in anagrafe nel primo semestre dell’anno in corso sono calati del 40%, appunto centomila unità in meno. Una contrazione già iniziata nella primavera del 2008. Il Rapporto comunica anche altri dati interessanti: meno irregolari, 16mila, dovuti in parte alla sanatoria limitata però a colf e badanti; tanti minori in più, oltre un milione contro i 353mila del 2003, metà dei quali nati in territorio italiano. Un aumento dell’occupazione immigrata pari a 183mila nuovi assunti, ma anche una contemporanea crescita del tasso di disoccupazione tra gli stranieri che passa dal 10,5% del primo trimestre del 2009 al 13 dello stesso periodo del 2010. Quest’ultimo dato si lega bene al primo e ben disegna uno scenario, quello relativo all’economia italiana, incapace di assorbire nuovi lavoratori. Agli imprenditori italiani gli stranieri insomma potrebbero non servire più, ma questa volta ad accorgersene saranno ancor prima gli stessi immigrati, soprattutto quello meno disperati che vengono dall’Eurora dell’est, che preferiranno così altre mete. Un vero paradosso dunque quello che sta avvenendo in Italia. Se questo trend dovesse continuare saranno gli stessi italiani, molti dei quali hanno ben assorbito la mentalità razzista fomentata dalla Lega, a rimpiangere i tempi andati. Speriamo si accorgano che aver affidato il loro destino a chi non è stato in grado di garantire il benessere di nessuno è stato un grave errore che pagheranno a caro prezzo le generazioni attuali e future.
di Vittorio Bonanni
Il governo italiano, certamente il più xenofobo nella storia dell’Europa postbellica, anche includendo la breve esperienza di governo del partito di Haider in Austria, ha forse ottenuto finalmente il suo scopo. Cioè limitare al massimo l’arrivo degli immigrati in Italia. Come, vi domanderete? Sparando sui barconi della speranza che sfidano il Mediterraneo tra l’Africa e la Sicilia, come più volte hanno auspicato i leghisti? Facendo ulteriori concessioni alla Libia di Gheddafi perché trattenga gli africani che arrivano dalle regioni subsahariane in campi di prigionia dove ogni diritto umano, anche il più elementare, viene calpestato? No, niente di tutto questo. E’ la grave crisi economica che sta frenando africani, asiatici, europei dell’est, sudamericani a tentare la strada italiana del riscatto e dell’emancipazione. Strada già tortuosa e irta di ostacoli che si chiamano legge Bossi-Fini, impossibilità di avere un permesso di soggiorno, razzismo diffuso a nord come a sud, ma che ora diventa, o rischia di diventare, definitivamente impraticabile per via di una stagnazione economica grave che colpisce gli italiani, gli immigrati che “ce l’hanno fatta”, e che ovviamente scoraggia chiunque a tentare la fortuna nel Belpaese. Parlano chiaro i dati diffusi oggi dal XVI Rapporto sulle migrazioni della Fondazione Ismu: centomila arrivi in meno rispetto al 2007, quando la crisi economica mondiale era appena all’inizio. Complessivamente gli stranieri che vivono e lavorano nel nostro paese sono circa 5,3 milioni dei quali oltre mezzo milione clandestini. E se si registrano rispetto al 2009 circa 500mila nuovi arrivi (dati del Dossier Caritas/Migrantes), aumento dovuto in gran parte al massiccio arrivo di rumeni, ormai nostri concittadini comunitari (la loro è la comunità più numerosa con 1 milione e 112 mila residenti), i flussi rallentano. I nuovi iscritti in anagrafe nel primo semestre dell’anno in corso sono calati del 40%, appunto centomila unità in meno. Una contrazione già iniziata nella primavera del 2008. Il Rapporto comunica anche altri dati interessanti: meno irregolari, 16mila, dovuti in parte alla sanatoria limitata però a colf e badanti; tanti minori in più, oltre un milione contro i 353mila del 2003, metà dei quali nati in territorio italiano. Un aumento dell’occupazione immigrata pari a 183mila nuovi assunti, ma anche una contemporanea crescita del tasso di disoccupazione tra gli stranieri che passa dal 10,5% del primo trimestre del 2009 al 13 dello stesso periodo del 2010. Quest’ultimo dato si lega bene al primo e ben disegna uno scenario, quello relativo all’economia italiana, incapace di assorbire nuovi lavoratori. Agli imprenditori italiani gli stranieri insomma potrebbero non servire più, ma questa volta ad accorgersene saranno ancor prima gli stessi immigrati, soprattutto quello meno disperati che vengono dall’Eurora dell’est, che preferiranno così altre mete. Un vero paradosso dunque quello che sta avvenendo in Italia. Se questo trend dovesse continuare saranno gli stessi italiani, molti dei quali hanno ben assorbito la mentalità razzista fomentata dalla Lega, a rimpiangere i tempi andati. Speriamo si accorgano che aver affidato il loro destino a chi non è stato in grado di garantire il benessere di nessuno è stato un grave errore che pagheranno a caro prezzo le generazioni attuali e future.
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