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Prezzo della Crisi del 23-02-2010: 'Thyssenkrupp ancora fuorilegge'


Grave ricatto della Thyssenkrupp e sconcertante silenzio del governo. I vertici torinese dell’azienda tedesca hanno chiesto agli ultimi trenta dipendenti rimasti dopo la tragedia del dicembre 2007 di rinunciare alle azioni legali in cambio di una cassa integrazione in deroga. Altrimenti tutti in mobilità. E questo malgrado l’accordo sulla cigs sia stato firmato proprio al ministero del lavoro. Per il segretario Giorgio Airaudo «non si può permettere ad un’azienda di ricattare i lavoratori e di non rispettare un’intesa firmata al ministero».

di Vittorio Bonanni
Imprenditori fuorilegge, fuori dalle regole, anche da quelle concordate con il governo. Dopo l’arrivo ieri di un massiccio dispiegamento di forze di polizia a Pratola Serra, dove i lavoratori della Fiat sono lì a presidiare la fabbrica per impedire che i motori, unica produzione dello stabilimento, vengano portati via, ecco oggi il silenzio sconcertante del ministro Sacconi di fronte al no della Thyssenkrupp nei riguardi di un accordo firmato tra l’altro proprio al ministero del Lavoro. L’azienda colpevole, è utile ricordarlo, della morte di sette operai a Torino, nella notte fra il 5 e il 6 dicembre del 2007, ha chiesto agli ultimi trenta lavoratori di rinunciare alle azioni legali riguardanti proprio quella tragedia in cambio della cassa integrazione in deroga. Una richiesta sconcertante ed arrogante di fronte alla quale appunto Palazzo Chigi è rimasto silente. Netta la reazione della Fiom torinese che ieri ha incontrato i vertici aziendali: «Il governo - ha detto Giorgio Airaudo, segretario generale del sindacato metalmeccanico - ha ruolo e titolo per intervenire. Non si può consentire che un’azienda non rispetti un accordo firmato al ministero, in cui era previsto il prolungamento della cassa integrazione per consentire agli operai di trovare un nuovo lavoro. Non si può neppure permettere a un’impresa di ricattare sfrontatamente i lavoratori». Ma questi ultimi non mollano e continuano a presidiare gli uffici della Regione Piemonte dove hanno già trascorso due notti mettendo bene in evidenzaa lo striscione listato a lutto. Da parte delle istituzioni c’è solo da registrare l’iniziativa regionale, con la convocazione oggi dei vertici aziendali.
Come dicevamo la Thyssen ha ancora in carico una trentina di dipendenti ed il 2 marzo prossimo si esauriscono i due anni di cassa integrazione straordinaria già concessi. Entro quella data è anche attiva una mobilità volontaria con incentivi all’esodo.
«L’azienda però - ha spiegato la Fiom - settanta giorni fa ha aperto una procedura di mobilità obbligatoria, nella logica di rendere obbligatori i licenziamenti e il sindacato ha detto di no».
Nell’incontro di ieri le organizzazioni sindacali hanno, quindi, chiesto che venga ritirata la «mobilità obbligatoria» e che al termine della cigs si avvii un percorso di cassa in deroga di 8 mesi con il prolungamento degli incentivi all’esodo. L’azienda da parte sua, invece ha chiesto l’annullamento degli accordi precedenti e «ha preteso che ulteriori incentivi all’esodo siano elargiti solo in base al ripristino del verbale di transazione tombale, già oggetto di aspre polemiche perchè, tra le altre cose, cercava di impedire ai lavoratori di costituirsi parte civile al processo».
«Le richieste dell’azienda - ha commentato Fabio Carletti della Fiom-Cgil - sono una vera provocazione. Noi ribadiamo la validità dei vecchi accordi incentrati sulla ricollocazione dei lavoratori e metteremo in campo tutte le iniziative, anche legali, per far rispettare quegli accordi, nella logica di garantire un futuro fatto di lavoro e non di espulsione dal ciclo produttivo».
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