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Prezzo della Crisi del 01-03-2010: 'Congresso Cgil. La democrazia non è un pranzo di gala'


di Anna Maria Bruni
"Anomalia" è la parola che definisce il XVI congresso Cgil, secondo la mozione 2. "Anomalia" nel metodo, perché un presidente di commissione di garanzia nazionale ha presentato (venerdì scorso) i dati dei congressi di base in conferenza stampa senza che la mozione 2 ne sia informata e tantomeno i componenti della mozione in commissione; "anomalia", perché li ha presentati prima che siano certificati, a fronte di molti ricorsi in piedi; "anomalia" perché i dati non sono in possesso della mozione di minoranza. E "anomalia" nel merito, perché i voti sono 32.200 in più degli iscritti, perché i voti validi sono 600mila in più del congresso del 2001 e 400mila in più di quello del 2006; "anomalia", perché al sud, dove il lavoro è frantumato come mai lo è stato finora, si riscontra un livello di partecipazione al voto mai registrato, e in particolare proprio nelle categorie più sotto attacco: a Taranto il Nidil, il sindacato dei precari, con 745 iscritti registra 766 partecipanti (sic), in Puglia la Flai, agricoli, registra il 94,06% dei votanti con il 99,52% dei voti alla mozione 1, in Sicilia la Filtea, edili, 70% votanti, 100% mozione 1, in Campania i voti dei chimici sono al 93,96% di cui 94% alla mozione 1. E potremmo continuare.

Ma aggiungiamo l'anomalia del 50% di assemblee fatte senza la presentazione della seconda mozione, che a Milano, che è Milano, dà luogo a una partecipazione del 26% dove è presente la seconda mozione, che sale al 75% dove è assente. "Anomalia". La parola più usata nel corso della conferenza stampa della seconda mozione, per rendere noti questi dati. Ma davvero si tratta di "anomalia"? Davvero basta per definire un sindacato che dovrebbe rappresentare le minoranze, e che sembra a tutti gli effetti applicare la 'politica di maggioranza', spalancando le porte alla cultura dell'autoritarismo del governo Berlusconi, piuttosto che respingerla allargando spazi di democrazia?

Davvero basta, o definirla "anomalia" serve ad andare avanti, e ad accettare che gli altri vadano avanti imperterriti verso una conclusione bulgara, quando con una simile rottura delle regole, cominciata già con il cambio in corsa da parte dello Spi nell'equa distribuzione dei delegati, la risposta più ovvia sarebbe la sospensione, se non addirittura l'"occupazione del palazzo"? E qui non si tratta né di essere "duri e puri", né tantomeno di immaginarsi romantici comunardi col petto scamiciato e la bandiera rossa al vento, in piedi sulle barricate pur di conquistare la vittoria o morire da eroi. No, si tratta semplicemente di democrazia. Un processo lungo, complesso, ma ineludibile, che in questo passaggio storico è decisivo. Di più, è la chiave di volta per ridefinire una politica autentica e un sindacato dei lavoratori, per ridefinire e riorganizzare il lavoro, la scuola, il fisco, i servizi. Senza questo passaggio tutti quelli che sono stati a prezzo di anni di lotte conquistati come diritti, saranno di nuovo derubricati a bisogni, verso i quali il governo si appresta a definire una politica di elemosine, affiancato da sindacati tramutati in agenzie di servizi, Non è domani, non è fantapolitica. E' già, in parte, ma è già il presente. La controtendenza possibile è una battaglia vera e senza quartiere, che comincia con una battaglia all'interno della Cgil, di fronte al profilarsi, non di "anomalie", ma di un vero golpe interno. La democrazia che si chiede e per cui ci si batte si pratica, è l'unica possibilità reale di affermarne gli spazi.

Ma ancora i componenti della mozione camminano sulle uova. Rinaldini sottolinea la necessità di una battaglia per la democrazia all'interno del congresso e di un mutamento radicale delle regole, mentre Moccia sottolinea tre richieste precise: l'accesso ai dati (già chiesto in forma verbale e scritta), le presenze effettive della seconda mozione, da mettere in relazione con l'andamento dei dati, e la verifica a campione. E per Il 20 marzo è stata indetta la riunione nazionale dei firmatari della seconda mozione. "Lì comincia un percorso", dice la Maolucci, che potrebbe portare al non riconoscimento dei dati e al non riconoscimento politico. Potrebbe quindi arrivare il rifiuto della certificazione dei congressi, che significherebbe l'impossibilità di una ricomposizione unitaria. Questione di aggiustare il tiro, integrare percorsi diversi o sperare in un accordo? Molto dipende da quanto sarà allargata la partecipazione della riunione nazionale del 20.
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