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Prezzo della Crisi del 20-03-2010: 'Se in Cgil continua il confronto è un bene per tutti'


L'assemblea nazionale della “Cgil che vogliamo", riunita a Roma, decide di continuare il proprio percorso verso il sedicesimo congresso

di Fabio Sebastiani
“La Cgil che vogliamo” «va avanti». E’ questa l’indicazione uscita ieri dalla partecipata assemblea nazionale che si è svolta a Roma, presso il teatro Valle. L’inizitiva della “Seconda mozione”, che nei congressi di base ha ottenuto il 17% dei voti, non ha avuto solo il pregio di mettere in primo piano l’orgoglio di un raggruppamento di forze eterogeneo che era stato tacciato fin dalle prime battute di essere un gruppo “corporativo” e, peggio ancora, di mettere in discussione l’unità della Cgil, ma ha anche sottolineato che il percorso è ancora lungo. Adesso quei circa 310mila voti di lavoratori e lavoratrici, espressi attraverso i congressi di base, hanno un’anima. Avere un’anima è ancora ben poca cosa per riuscire a contare in una organizzazione come la Cgil. Sopratutto quando pesa per il 17%. Va detto però che, finita la buriana sulle percentuali e sulle accuse di ”irregolarità”, ora è proprio con quell’83% in mano che il segretario generale Guglielmo Epifani dovrà dimostrare di saper governare l’organizzazione sindacale. Temi come la democrazia interna, l’opinione dei lavoratori sui contratti che li riguardano, i rapporti unitari, e lo stesso modello contrattuale, hanno un valore per il movimento sindacale che va oltre l’asimmetria delle cifre congressuali. Fino ad oggi abbiamo assistito al gioco infinto degli attacchi e delle difese. Ora si tratta di trovare la sintesi. E questo perché, non si può negarlo, il sedicesimo congresso della Cgil non cade in un momento qualsiasi. La Cisl di Raffaele Bonanni ha messo il più grande sindacato dei lavoratori italiani di fronte al bivio: democrazia o mercato? O meglio, sindacato di servizio o sindacato dei lavoratori? Non si può più sperare che bastino due o tre mosse tattiche ben azzeccate a bypassare questo interrogativo. E non si può nemmeno pensare che ci siano altre sedi, come quella della politica, in cui le controversie possono trovare una soluzione. La Cgil in questo congresso si gioca tutto. E al primo punto c’è la capacità di discutere al proprio interno. Certo, si potrebbe obiettare, quindici anni di concertazione non depongono a favore di una soluzione positiva. Alla fine, ciò che potrebbe scattare è una sorta di riflesso condizionato a trincerarsi dietro gli usi e i costumi consolidati. Ma davvero la Cgil può dimenticarsi di essere innanzitutto un sindacato, e quindi espressione diretta della volontà dei lavoratori e delle lavoratrici? I punti in discussione vanno dalle regole democratiche interne e nel rapporto con i lavoratori, ai rapporti unitari e al modello di sindacato, passando per precarietà e diritti del lavoro. «Se dio è morto - ha detto Mimmo Moccia, che ha aperto i lavori dell’assemblea - la democrazia in Cgil non sta tanto bene». «Il punto è se al congresso si fa sintesi unitaria», ha aggiunto il segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini.
I quattro anni che attendono la Cgil del dopo-Congresso saranno piuttosto impegnativi. A parte il rinnovo del contratto dei metalmeccanici, che riguarda in fondo la riproposizione del rifiuto, o meno, dell’accordo separato, c’è anche la battaglia contro il “Collegato Lavoro” (affiancare al ricorso alla Corte Costituzionale anche il referendum abrogativo) e l’attacco, prossimo venturo, allo Statuto dei lavoratori. E poi, per quel che riguarda la Cgil, c’è la bozza del nuovo statuto e la questione delle incompatibilità tra carica politica e attività sindacale.
Giorgio Cremaschi, della segreteria nazionale della Fiom, ha sollevato con forza il tema dei rapporti unitari. «Con Cisl e Uil con c’è diversità ma rottura morale. Il Primo Maggio a Rosarno con loro è una colossale ipocrisia».
Alla fine dell’assemblea è stato approvato un documento che indica chiaramente come “La Cgil che vogliamo” «non si esaurisce col Congresso Nazionale». «Vanno individuate forme e modalità, sulle quali è aperto un confronto al nostro interno, che diano continuità all’ iniziativa politica della mozione», continua il documento. Da qui al congresso della Cgil, “La Cgil che vogliamo” si vedrà altre due volte: la prima per un seminario e la seconda per un’altra assemblea nazionale.
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