Prezzo della Crisi del 25-03-2010: 'Questa è una rapina! '
di Stefano Galieni
Centocinquataquattro milioni di euro, non male come bottino per una rapina. Gli autori del colpo hanno i loro uffici a Palazzo Chigi e in Piazza del Viminale a Roma e stavolta il colpo lo hanno escogitato, non c’è che dire proprio bene. Avendo scoperto, grazie ad “accurate indagini” che in Italia c’erano centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori, fondamentali per alcuni settori economici, soprattutto a causa di un sistema di welfare in decadenza, lo scorso anno hanno offerto, a chi voleva regolarizzare la posizione lavorativa del proprio dipendente in nero, la possibilità di farlo pagando una innocente multa di 500 euro a persona. Cifre, come al solito pagate in gran parte dagli stessi lavoratori che hanno visto il miraggio di un contratto. In realtà chi aveva architettato la truffa del secolo, sperava che le richieste di regolarizzazione fossero almeno il doppio, purtroppo molti lavoratori non si sono fidati, molti datori di lavoro non hanno voluto mettere in regola le persone assunte e, elemento ancora più discriminante, a poter essere regolarizzati erano solo le persone assunte come collaboratori domestici e familiari o come “badanti”. Ovviamente chi voleva regolarizzarsi partiva da una condizione di assenza di titolo per restare in Italia, molte e molti avevano già ricevuto provvedimenti di espulsione e quindi teoricamente avrebbero dovuto già essere lontani dal Belpaese. All’inizio, interpretando la volontà del ministero, le questure non hanno posto ostacoli e gli sportelli unici per l’immigrazione di ogni provincia, rilasciavano docilmente il nulla osta necessario per ricevere l’agognato permesso di soggiorno. A settembre qualche dubbio era sorto tanto che nel sito del ministero, per fugare ogni margine di discrezionalità, il 21 settembre si rispondeva alle perplessità affermando che anche chi aveva violato l’obbligo di lasciare il territorio nazionale dopo intimazione poteva, in assenza di altri reati, veder regolarizzata la propria posizione. Da gennaio il voltafaccia. Alcune questure, la prima segnalazione è giunta da Trieste, hanno cominciato a negare i permessi. Anzi capitava che chi aveva fatto domanda di sanatoria, fornendo la propria residenza, quindi auto schedandosi, riceveva un invito a comparire in questura, dove riceveva il diniego al permesso e l’ordine perentorio di espulsione, in alcuni casi prontamente eseguito. A sciogliere ogni dubbio poi giungeva una circolare del ministero dell’interno, Dipartimento pubblica sicurezza, firmato dal capo della Polizia Manganelli e diramato in tutte le sedi delle questure attraverso cui si dimostra come si possano cambiare le regole durante la partita. Il non ottemperamento all’allontanamento, quello che avviene al secondo decreto di espulsione e punito in base al Testo Unico sull’immigrazione, con una pena da 1 a 4 anni è equiparato a un reato grave, come lo spaccio di stupefacenti o lo sfruttamento della prostituzione e quindi nega la possibilità di essere regolarizzati. I 500 euro versati, i contributi acquisiti nei mesi successivi, restano ovviamente nel sacco (pardon) nelle casse dello Stato. Quante persone saranno colpite da questa circolare? Svariate migliaia pare, ma lo si scoprirà lentamente, magari al prossimo rinnovo del permesso. Eh si, chi ha provato (datore di lavoro o lavoratore) a rispettare le leggi è finito truffato due volte, lo dice bene, fra le righe, la circolare. Del resto non aveva affermato il ministro che con gli immigrati bisogna essere più cattivi? Accontentato.
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