MANUTENZIONE IN CORSO.
Lunedì 21 Maggio 2012 - Ultimo aggiornamento 14:32
Logo ControLaCrisi.org
Filtra per luogo...
Filtra per tema...
Filtra per data ...
Nascondi
Prezzo della Crisi del 26-03-2010: 'Paese in crisi, classe dirigente irresponsabile'


Tra poco le imprese presenteranno i bilanci alle banche. L'esito è prevedibile. Arriveranno altre decine di migliaia di licenziamenti. E la politica, sia del Governo sia dell'opposizione di centrosinistra continua a fare scena muta. La domanda è: quanto volete farci pagare questa crisi?

Fabio Sebastiani
Tra poco più di un mese le imprese presenteranno i bilanci. Si tratta di una scadenza molto importante perché quelli saranno i veri “titoli” con i quali ottenere i prestiti necessari a tirare avanti. Sarà quello, come ha già sottolineato Guidalberto Guidi, di Confindustria, il classico momento-verità. Non vale ricordare come buona parte di quei bilanci sono inzeppati, ancheh loro, di titoli finanziari di dubbia provenienza. E quindi fortemente deficitari. E non solo a causa della cosiddetta crisi di mercato. Se persino lo Stato ha finito per legarsi a doppio filo alla finanza speculativa (35 miliardi da parte dei comuni e circa 300 da parte del ministero del Tesoro) non osiamo pensare cosa abbiano combinato le imprese. Sappiamo che i cordoni della borsa degli istituti di credito sono ben stretti. E quindi, realisticamente, la situazione non potrà che andare peggio di come è adesso. Ad aspettarsi una nuova ondata di licenziamenti, oltre ai cinquecentomila testati dall’Istat – cifra che non tiene conto del lavoro nero, ovviamente, e quindi è da considerarsi per difetto – non sono più soltanto gli esperti e gli addetti ai lavori. Insomma, per farla breve, l’Italia è lanciata come un razzo verso quel traguardo del milione di disoccupati che gli stessi sindacati pronosticavano più di un anno fa. Dall’inizio della crisi finanziaria, settembre 2008, sono passati quasi venti mesi. Eppure, nulla si è mosso. Né il governo, che sta pensando bene di portare la situazione verso il punto di rottura perché solo così si sentirà autorizzato ad agire nel clima di emergenza. Né l’opposizione, che ha preferito esercitarsi su escort e conflitto di interessi. Per carità, due temi importanti. Ma ci chiediamo cosa ci sia di più importante della condizione materiale delle persone, dei loro bisogni. E di cosa è fatta poi la politica? Quale obiettivo persegue l’opposizione parlamentare? Può essere sbandierato come il solo obiettivo quello di aver provato ad aumentare il periodo di cassa integrazione? Il Governo se l’è cavata con la litania del “c’è chi sta peggio di noi”. E di questo renderà conto agli elettori. Ma l’opposizione? Può trincerarsi dietro l’alibi della difesa dell’esistente in un momento cosi straordinario? Non crediamo. E forse tutta questa propaganda, un po’ autoreferenziale e non del tutto onesta, su un paese da “San-Toro Subito” non fa che sviare i veri nodi della crisi sociale e politica del Bel Paese.
Questa crisi economica non si supererà con qualche aggiustamento qui e là. Questa è una crisi che mette ogni paese di fronte alle sue responsabilità. Tanto più che l’Europa ha dimostrato il suo completo fallimento, si tratta di prendere in mano il proprio destino. C’è chi prova a servirci la stessa minestra, che negli anni ’80 si chiamava svalutazione della divisa nazionale e oggi disoccupazione e quindi minor costo del lavoro. E’ questa l’unica cura che conoscono gli imprenditori italiani, che nel mentre hanno messo al sicuro i loro profitti non investendo una lira nella sfida vera, quella dell’innovazione. Proprio la crisi ha dimostrato che il costo del lavoro non è sopprimibile più di così. E quindi, se la matematica non è una opinione, l’unica vera scappatoia, a meno di non consegnare il paese di nuovo in mano al Fondo monetario internazionale, sono gli investimenti e l.’aumento pilotato della spesa pubblica. Non ci sono più favolette da raccontare. E la vicenda Fiat, nel bene e nel male specchio del Paese, sta li a raccontarlo senza tanti sotterfugi. Quel modello è ancora un punto di riferimento. E gli imprenditori coinvolti nella crisi economica e finanziaria sono pronti a seguirlo pedissequamente.
Leggi tutti i prezzi della crisi...