Prezzo della Crisi del 03-03-2010: 'A maggio il nuovo sindacato di base italiano sarà realtà'
RdB, Sdl, importanti spezzoni, categoriali e territoriali della Cub, inizieranno in questo mese i propri percorsi congressuali per giungere con il maggiore grado di partecipazione possibile al Congresso di unificazione, in programma a Roma dal 21 al 23 maggio.
Un sindacato di alternativa. È questo che si aspettano i lavoratori. Un sindacato che sappia essere “conflittuale”. Non la semplice sommatoria di più esperienze.
A incuriosire sono soprattutto le modalità con cui i tre sindacati stanno lavorando per rimuovere quegli impedimenti, da loro stessi definiti “sovrastrutturali”, che, fino ad oggi, hanno mantenuto diviso il sindacalismo di base. La nuova organizzazione, infatti, dovrebbe avere una forma molto snella: due soli blocchi categoriali – settore pubblico e settore privato – e una struttura confederale articolata su territorio nazionale, regionale e provinciale. Il tutto per rispondere anche alle necessità “intracategoriali” dei segmenti del “lavoro” di nuova generazione: precari, migranti, disoccupati e coloro che non hanno un reddito sufficiente. Fino ad arrivare al problema della casa, di cui parleremo più avanti.
Non è un caso che a questa nuova formazione stiano guardando, con interesse, sindacati storici del panorama “autonomo”: lo Snater e l’Orsa, telecomunicazioni e trasporti.
Con la spaccatura in corso nella Cgil, con i metalmeccanici che stanno mostrando una capacità di resistenza ben maggiore degli altri settori, e gli scioperi, a centinaia, che si sono susseguiti negli ultimi mesi, soprattutto dopo la firma al contratto separato, è il momento di dar vita a una nuova reazione “dalla base”. A prescindere dalla nascita di un nuovo sindacato che proprio dalla base tragga la sua forza. Ma ora che questa possibilità è all’orizzonte, dovremo mostrarci attenti a come queste realtà che per trenta anni hanno camminato indipendentemente lungo il medesimo percorso, decidano di unire saperi, esperienze, strutture. E militanti.
Dicevamo, infine, della casa. Un sindacato di base degli inquilini è, in questo momento, forse l’elemento di cui maggiormente si sente il bisogno. Un sindacato “in movimento”, metropolitano, che sappia far fronte all’attacco proveniente non più dal solo “privato” ma anche dal pubblico. I vari Piano Casa regionali e comunali sono solo l’ultimo grimaldello con cui il privato-pubblico sta cercando di scassinare le ultime casseforti rimaste: aree verdi, zone da tutelare e sotto vincolo sono, da sempre, un boccone succulento per costruttori e palazzinari. Ora il pubblico sta cercando di mettere movimenti di lotta davanti un aut-aut: se vuoi le case popolari, devi consegnarmi il verde. Inaccettabile.
Al tempo stesso è sempre il pubblico che, dopo aver dato il via libera alla dismissione del patrimonio degli enti, si sta tirando indietro per quanto concerne le tutele da garantire all’inquilinato. Le ultime notizie, in un anno che ricordiamo sarà caratterizzato dall’alienazione da parte di Enasarco di circa 17 mila alloggi, vedono balzare agli onori della cronaca l’Enpaia. Ieri centinaia di inquilini Enpaia aderenti (e non) al sindacato Asia RdB, hanno manifestato, a Roma, sotto la sede della fondazione dopo la proposta, proveniente dall’ente, di rinnovo dei contratti di locazione a prezzi maggiorati anche dell’87%. Il che porterà il livello dei canoni dagli attuali 400-500 a 800-900 euro mensili.
Il tutto a danno del cosiddetto “ceto medio” che sta subendo, attraverso la politica delle dismissioni e dell’aumento degli affitti messo in atto dagli enti privatizzati, un attacco durissimo alle proprie condizioni di vita. Ebbene, a portare avanti queste rivendicazioni, c’è unicamente il sindacato di base degli inquilini. Così come nel caso di Enasarco, ormai alle porte.
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