MANUTENZIONE IN CORSO.
Lunedì 21 Maggio 2012 - Ultimo aggiornamento 14:32
Logo ControLaCrisi.org
Filtra per luogo...
Filtra per tema...
Filtra per data ...
Nascondi
Prezzo della Crisi del 09-03-2010: 'QUELLA SINISTRA CHE ANCORA STA IN PIAZZA E LOTTA PER IL CAMBIAMENTO'


di Fabio Sebastiani
«Particolare attenzione ai rilievi di costituzionalità». Così il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al coordinatore della Federazione della Sinistra Paolo Ferrero che lunedì sera è andato al Quirinale per chiedere di non firmare il “Collegato lavoro”, ovvero l’attacco all’Articolo 18. Napolitano l’ha spiegato con il suo linguaggio. Parole che autorizzano a pensare un impegno oltre la semplice formalità. Anche lui ha capito che stavolta in ballo c’è uno dei cardini della Costituzione italiana. Un cardine ben più pesante dello svarione sulla legge elettorale.
Dallo tsunami istituzionale che sta caratterizzando la fase politica del Bel Paese abbiamo tutti qualcosa da imparare. Primo, che il centrodestra non è in grado di gestire quella patina di populismo che ha sempre vantato di avere; secondo, che la sinistra riesce ancora a tenere mobilitazioni di piazza degne di questo nome; terzo, che è impossibile separare la questione della battaglia sui diritti dalla questione economica e sociale. Non c’è una difesa dell’informazione che stia distante dalla difesa dell’articolo 18 o una opposizione sul legittimo impedimento che non abbia a che fare con la lotta contro la crisi economica. O la sinistra, e il centrosinistra, dimostrano di avere un pensiero “sintetico e complessivo” su questo, oppure si continuerà a rispondere colpo su colpo senza mai innescare una prospettiva reale di cambiamento. Il filo rosso c’è e va trovato. Prima ancora delle visioni palingenetiche alla Veltroni c’è una cosa semplice da fare, dare un “corpaccio” unitario a quello che c’è, a ciò che esprime la materia sociale.
L’intreccio degli eventi sta in qualche modo favorendo la sinistra. Da una parte la crisi economica e dall’altra una classe imprenditoriale che cerca di superarla agendo contro il lavoro. Da una parte una società civile che non sembra dare segni di stanchezza e dall’altra una classe politica che viene travolta dalla sua stessa resistenza al cambiamento. Anche se il soggetto sociale di riferimento è anche un soggetto sociale complesso, è in questo momento che va messo il lievito. C’è qualcuno in grado di assumersene la responsabilità?
Dal sindacato, pur tra mille contraddizioni, sembra che qualche segnale di vita stia arrivando. E non è un caso. Alla fine è quell’avamposto della rappresentazione sociale dove meglio arrivano le tensioni e le istanze di chi vive la quotidianeità dello sfruttamento. Da questo punto di vista non c’è un sindacato più o meno di sinistra. C’è solo un sindacato che sa fare o no il suo mestiere. La questione è capire se la spinta verrà incanalata verso una trattativa al ribasso o meno. Guglielmo Epifani ha detto che la piattaforma dello sciopero generale del 12 si è allargata anche alla contestazione del ”Collegato lavoro”. Non sarà certo uno sciopero di 4 ore che chiuderà la partita. Così come non sarà un richiamo generico ad un tavolo sulla crisi che unificherà le lotte in difesa del posto di lavoro. Però è un inizio. Ora si tratta di costruire materialmente il percorso che porta al cambiamento.
Leggi tutti i prezzi della crisi...