Prezzo della Crisi del 17-04-2010: 'Fiom e Cgil, finalmente il confronto è chiaro'
di Fabio Sebastiani
Come nella migliore tradizione sindacale, ecco rispuntare fuori il grande tema della contrattazione. A sollevarla è stato, in chiave anti-Fiom, il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani. L’ha fatto nel corso di un momento importante, il XXV congresso dei metalmeccanici. E l’ha fatto con il tono duro del “padrone di casa”. La contrattazione è uno dei pilastri dell’agire sindacale. Anzi, è il suo codice identificativo. Il leader della Cgil fa il suo mestiere, per carità. E lo fa come sa farlo un artigiano che ama il lavoro e conosce i segreti e le furbizie. E in questo caso non ne ha certo lesinate. In pratica ha accusato la Fiom di non fare contrattazione. Loro sanno difendersi da soli. E si sono difesi per bene. Il punto non è questo. Il punto è la chiave tutta politica dell’accusa di Epifani, che ripropone il “vizio eterno” del sindacato italiano. Parlare di contrattazione a chi ha subìto, letteralmente subìto, diversi accordi separati, non è che rappresenti un gran contributo alla chiarezza del confronto sindacale in questo momento in Italia. Ma l’obiettivo di Epifani forse era un altro. Non imputare al più grande sindacato dell’industria, di non aver firmato nel merito, accusa peraltro non vera, ma di porre nella prospettiva immediata l’alternativa politica tra la firma e la non firma. Ovvero, mentre la Cgil sta preparando, un po’ in sordina, il rientro nell’accordo separato del 22 gennaio firmato da Cisl e Uil, attraverso l’escamotage della fine del periodo di sperimentazione, una Fiom che persegue nella difesa del contratto nazionale può diventare un caso politico. E’ su questo ”colore” che Epifani punta tutto il banco a pochi giorni dal congresso nazionale in programma a Rimini dal 5 all’8 maggio. E questo ha una sua ratio, che si chiama Maurizio Sacconi. E’ lui che ha scelto l’offensiva diplomatica nei confronti della Cgil. E l’ha fatto all’indomani delle elezioni, sulla carta vinte dal centrodestra. E in un momento di forte divisione interna della maggioranza. I movimenti carsici si sono rimessi in moto. E questo potrebbe cambiare l’orografia non solo del sistema politico italiano ma anche di quello sindacale.
Come sempre, l’adesione o meno al contratto diventa un fatto politico. Per carità, non siamo mammolette. Ci chiediamo solo che servizio si fa in questo modo ai lavoratori, che alla fine sono gli unici a subirne le conseguenze.
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