Prezzo della Crisi del 19-04-2010: 'Sacconi a Rimini, il cerchio si chiude'
di Fabio Sebastiani
Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi andrà a Rimini, al sedicesimo congresso della Cgil. Ora c’è la conferma ufficiale. Era nell’aria, dopo le “prove generali” al congresso della Flai-Cgil, e le bacchettate del segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani alla Fiom, due atti che stanno in relazione tra loro. Mai aveva osato così tanto il ministro, e mai così tanto il leader sindacale nei confronti dei metalmeccanici. Il primo prova a sbaragliare del tutto le posizioni del nemico, la Cgil rimasta fuori dall’accordo separato del 22 gennaio 2009. Il secondo spera che ciò avvenga senza troppi danni per l’organizzazione. I segnali che i fiumi carsici hanno ripreso il loro corso ci sono tutti. E presto arriveranno allo sbocco, che sarà irruento e molto dannoso.
Guglielmo Epifani si appresta a passare il Rubicone, che scorre proprio da quelle parti. La contrattazione come atto politico. E’ questa la nuova linea della Cgil. Alla Fiom l’ha detto chiaramente: non c’è merito che tenga. Di fronte a un contratto da chiudere “o ci stai o non ci stai”. L’alternativa sta tutta qui. Nelle condizioni date, non è importante dove stia l’asticella. E le condizioni date sono in parte oggettive, e in parte soggettive. Oggettive, la batosta del centrosinistra alle elezioni regionali. Soggettive, la penosa opposizione all’accordo separato da parte del più grande sindacato italiano. Le prime non si potevano evitare. Le seconde sì. Nemmeno la crisi, che pure i lavoratori hanno sofferto sulla loro pelle, è riuscita a convincere i dirigenti di Corso d’Italia che in questo momento serviva uno “sforzo straordinario”, ovvero provare ad unificare le lotte difensive dei lavoratori. Sono due percorsi, quello di Epifani e quello di Sacconi, che si incontrano in una zona precisa, quella della ripresa del confronto sull’accordo separato.
E a questo punto non ha molto senso dividersi sull’accoglienza da dare al ministro del Lavoro. E’ ovvio che parlerà, prendendosi tutti i rischi del caso. E se non potrà farlo dal palco reale lo farà da quello mediatico.
Se a Cervia, al congresso della Flai-Cgil, il controllo della platea è stato una questione facilmente gestibile, non sarà così a Rimini. A chi si oppone a questo disegno politico almeno rimane la consolazione della contestazione. Il ferreo ordine interno verrà bucherellato in più punti, c’è da scommetterci. Sarebbe interessante capire se l’assise di Rimini può essere trasformata, all’esterno, come una vera e propria platea protestataria, formata da tutti quei lavoratori e lavoratrici che stanno subendo la crisi, quella stessa crisi che il Governo di centrodestra nega recisamente. Il ministro Sacconi verrà a Rimini a dire, così come ha fatto a Cervia, che per uscire dalla crisi occorre azzerare i diritti. Lo farà a pochi giorni (20 maggio 1970) dal quarantesimo dello Statuto dei lavoratori. Lo farà a colpi di “Collegato Lavoro”, s’intende. Lo farà sbandierando un accordo sui modelli contrattuali nato già morto, perché non in grado di restituire dignità a chi vive di busta paga. Non parliamo di chi una busta paga non ce l’ha. Ce ne è abbastanza per fare in modo che il “fiume carsico” sbocchi da qualche altra parte e non al congresso della Cgil.
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