Prezzo della Crisi del 29-04-2010: '“So' cambiate le cóse alle poste!”. In peggio.'
Dall'azienda pubblica, alla SpA, alla holding: scacco matto in tre mosse, e a rimetterci sono sempre i lavoratori. È la volta di Poste Italiane, e mai citazione fu più azzeccata per il postino di Zelig, con il suo celebre tormentone: “So' cambiate le cóse alle poste!”.
Sono cambiate sì, ma non è cabaret. Il 30 aprile gli impiegati delle Poste di tutta Italia sciopereranno proprio contro questi cambiamenti. L'agitazione, che durerà 24 ore, è stata proclamata dai Cobas, e vedrà i lavoratori in presidio, dalle 10.00, sotto al Ministero dell’Economia e delle Finanze, il principale azionista di Poste Italiane.
Sotto le mentite spoglie della riorganizzazione dei servizi postali prevista per il 2011, si cela la più subdola delle privatizzazioni. Secondo il sindacato di base la revisione dell'assetto dell'azienda mette a rischio circa 10mila posti di lavoro, e, cosa ancor più grave spacca l'unità contrattuale del comparto a scapito dei nuovi assunti o dei dipendenti esternalizzati. L'outsourcing, che è già nelle politiche aziendali da tempo, potrebbe diventare la principale forma di lavoro, e quasi certamente precario e sottopagato.
La schizofrenia delle Poste Italiane ha visto negli ultimi anni un aumento smisurato dell'offerta, concepita per lo più per concorrere con il mercato bancario, il che ha comportato il conseguente aumento del carico di lavoro per impiegati, operatori di sportello e postini. La concorrenza alle banche, si sta però trasformando in partnership se, come denunciano i Cobas, Poste vuole “attuare la “bancarizzazione” dell’attività di sportello e dislocare il risparmio postale dei cittadini, 8 miliardi di euro, alla Cassa Depositi e Prestiti. Questa a sua volta riverserà la liquidità alle banche che, senza rischio alcuno, esaudiranno le richieste avanzate dalle piccole e medie imprese”. Chissà se i cauti risparmiatori postali saranno contenti della notizia.
I servizi tradizionali, invece, hanno perso di efficienza e competitività con i soggetti privati. In posta si può fare di tutto e in almeno cinque modi diversi: per spedire una lettera puoi scegliere tra posta prioritaria, raccomandata, raccomandata 1, assicurata e posta celere Plus, gli uffici postali poi, sembrano diventati supermercati, tanta è la roba ci si può comprare. Però pagare una bolletta dal tabaccaio costa di meno e non c'è la fila. Oltretutto è diventato più difficile andare alla Posta, perché è stata fatta la scelta di chiudere i piccoli uffici postali di prossimità e puntare sul modello delle grandi agenzie con più sportelli, sale d'attesa e sistemi eliminacode. Un modello di azienda che non risponde più alle caratteristiche di un servizio pubblico.
Per difendere migliaia di posti di lavoro e opporsi al tentativo di privatizzazione di un servizio pubblico essenziale si può firmare la petizione lanciata dai lavoratori.
“UNA SOCIETA’ CIVILE SI RICONOSCE ANCHE DAI SERVIZI CHE OFFRE AI CITTADINI. La nostra petizione a difesa del servizio postale pubblico, che può essere sottoscritta sul sito www.sottoscrivo.com o tramite link sui nostri siti, è uno strumento che i cittadini possono usare per tutelare i propri diritti.” (cobasposte.it)
Sono cambiate sì, ma non è cabaret. Il 30 aprile gli impiegati delle Poste di tutta Italia sciopereranno proprio contro questi cambiamenti. L'agitazione, che durerà 24 ore, è stata proclamata dai Cobas, e vedrà i lavoratori in presidio, dalle 10.00, sotto al Ministero dell’Economia e delle Finanze, il principale azionista di Poste Italiane.
Sotto le mentite spoglie della riorganizzazione dei servizi postali prevista per il 2011, si cela la più subdola delle privatizzazioni. Secondo il sindacato di base la revisione dell'assetto dell'azienda mette a rischio circa 10mila posti di lavoro, e, cosa ancor più grave spacca l'unità contrattuale del comparto a scapito dei nuovi assunti o dei dipendenti esternalizzati. L'outsourcing, che è già nelle politiche aziendali da tempo, potrebbe diventare la principale forma di lavoro, e quasi certamente precario e sottopagato.
La schizofrenia delle Poste Italiane ha visto negli ultimi anni un aumento smisurato dell'offerta, concepita per lo più per concorrere con il mercato bancario, il che ha comportato il conseguente aumento del carico di lavoro per impiegati, operatori di sportello e postini. La concorrenza alle banche, si sta però trasformando in partnership se, come denunciano i Cobas, Poste vuole “attuare la “bancarizzazione” dell’attività di sportello e dislocare il risparmio postale dei cittadini, 8 miliardi di euro, alla Cassa Depositi e Prestiti. Questa a sua volta riverserà la liquidità alle banche che, senza rischio alcuno, esaudiranno le richieste avanzate dalle piccole e medie imprese”. Chissà se i cauti risparmiatori postali saranno contenti della notizia.
I servizi tradizionali, invece, hanno perso di efficienza e competitività con i soggetti privati. In posta si può fare di tutto e in almeno cinque modi diversi: per spedire una lettera puoi scegliere tra posta prioritaria, raccomandata, raccomandata 1, assicurata e posta celere Plus, gli uffici postali poi, sembrano diventati supermercati, tanta è la roba ci si può comprare. Però pagare una bolletta dal tabaccaio costa di meno e non c'è la fila. Oltretutto è diventato più difficile andare alla Posta, perché è stata fatta la scelta di chiudere i piccoli uffici postali di prossimità e puntare sul modello delle grandi agenzie con più sportelli, sale d'attesa e sistemi eliminacode. Un modello di azienda che non risponde più alle caratteristiche di un servizio pubblico.
Per difendere migliaia di posti di lavoro e opporsi al tentativo di privatizzazione di un servizio pubblico essenziale si può firmare la petizione lanciata dai lavoratori.
“UNA SOCIETA’ CIVILE SI RICONOSCE ANCHE DAI SERVIZI CHE OFFRE AI CITTADINI. La nostra petizione a difesa del servizio postale pubblico, che può essere sottoscritta sul sito www.sottoscrivo.com o tramite link sui nostri siti, è uno strumento che i cittadini possono usare per tutelare i propri diritti.” (cobasposte.it)
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