Prezzo della Crisi del 30-04-2010: 'EuroMayDay 2010: sfila la rabbia precaria.'
di Daniele Nalbone
Saranno decine di migliaia le persone che, tra poche ore, inonderanno Milano per la EuroMayday 2010. Lo faranno in collegamento ideale con le manifestazioni gemelle di Dortmund, Ginevra, Amburgo, Hanau, Lisbona, Losanna, Malaga, Palermo, Tubingen, Zurigo, Tokio, Toronto e Tsukuba. Il corteo milanese, che partirà alle ore 15 da Porta Ticinese, sarà aperto dalle decine di fabbriche in lotta del nord Italia, anche se sono attese delegazioni da tutta la penisola. Quindi, i lavoratori dei call center, quelli dello spettacolo e delle fondazioni liriche, le realtà sociali e i movimenti territoriali. Perché porre l’accento proprio su questa manifestazione, stante le decine che, in tutto il paese, avranno luogo per questo primo maggio “di crisi”, ci si chiederà. La risposta è semplice e per capirla basta leggere l’appello della giornata: perché quella che inizierà tra poche ore sarà la decima EuroMayday, un viaggio iniziato nel 2001 e che, dopo dieci anni di rabbia precaria, di arretramento dei diritti e delle retribuzioni, di lotte e sacrifici, di vera opposizione alla deriva precaria e razzista, contro le politiche intolleranti e securitarie dei vari governi, contro la cultura del profitto, ha si visto cambiare ben poco “in alto”, ma ha portato a una vera rivoluzione “in basso”. Una rivoluzione la cui agenda è stata dettata dalla crisi, ma alla quale si è risposto con la lotta e l’autorganizzazione. In dieci anni sono nate e si sono affermante centinaia di realtà. In dieci anni precari e lavoratori (teoricamente) a tempo indeterminato, cittadini in lotta nei loro territori e nei luoghi della produzione, migranti che hanno alzato la testa fino agli operai che sono salti sui tetti delle fabbriche, hanno segnato la strada. Una strada fatta di proposte e rivendicazioni, necessarie e possibili: quelle del conflitto. Così, negli anni delle delocalizzazioni, delle esternalizzazioni, dei licenziamenti e della cassa integrazione si è assistito a un moto perpetuo che ha portato a delle richieste, quelle esplicitate nell’EuroMayDay 2010, chiarissime:continuità di reddito, accesso ai servizi prescindendo dal tipo di lavoro e di contratto, lavoro sicuro e sicurezza sul lavoro, ma anche cittadinanza per i migranti, una scuola pubblica e di qualità, un sistema di trasporti sostenibile e popolare, saperi liberi, un nuovo sistema di diritti e un welfare dignitoso. Per ottenere tutto questo, centinaia di sigle, migliaia di persone, scenderanno in piazza portando con sé rabbia e gioia anche per riappropriarsi di una città, Milano, che l’Expo del 2015 vuole consegnare ai potenti e sottrarre ai cittadini. Per questo un ampio spezzone sarà composto dal Comitato No Expo che ha lanciato, per il prossimo 28, 29 e 30 maggio una tre giorni nazionale, presso gli spazi della Fornace, a Rho, in cui riunire tutte le realtà, lavorative e territoriali, in lotta a livello nazionale per ridisegnare un futuro che, oggi, sembra negato.
Saranno decine di migliaia le persone che, tra poche ore, inonderanno Milano per la EuroMayday 2010. Lo faranno in collegamento ideale con le manifestazioni gemelle di Dortmund, Ginevra, Amburgo, Hanau, Lisbona, Losanna, Malaga, Palermo, Tubingen, Zurigo, Tokio, Toronto e Tsukuba. Il corteo milanese, che partirà alle ore 15 da Porta Ticinese, sarà aperto dalle decine di fabbriche in lotta del nord Italia, anche se sono attese delegazioni da tutta la penisola. Quindi, i lavoratori dei call center, quelli dello spettacolo e delle fondazioni liriche, le realtà sociali e i movimenti territoriali. Perché porre l’accento proprio su questa manifestazione, stante le decine che, in tutto il paese, avranno luogo per questo primo maggio “di crisi”, ci si chiederà. La risposta è semplice e per capirla basta leggere l’appello della giornata: perché quella che inizierà tra poche ore sarà la decima EuroMayday, un viaggio iniziato nel 2001 e che, dopo dieci anni di rabbia precaria, di arretramento dei diritti e delle retribuzioni, di lotte e sacrifici, di vera opposizione alla deriva precaria e razzista, contro le politiche intolleranti e securitarie dei vari governi, contro la cultura del profitto, ha si visto cambiare ben poco “in alto”, ma ha portato a una vera rivoluzione “in basso”. Una rivoluzione la cui agenda è stata dettata dalla crisi, ma alla quale si è risposto con la lotta e l’autorganizzazione. In dieci anni sono nate e si sono affermante centinaia di realtà. In dieci anni precari e lavoratori (teoricamente) a tempo indeterminato, cittadini in lotta nei loro territori e nei luoghi della produzione, migranti che hanno alzato la testa fino agli operai che sono salti sui tetti delle fabbriche, hanno segnato la strada. Una strada fatta di proposte e rivendicazioni, necessarie e possibili: quelle del conflitto. Così, negli anni delle delocalizzazioni, delle esternalizzazioni, dei licenziamenti e della cassa integrazione si è assistito a un moto perpetuo che ha portato a delle richieste, quelle esplicitate nell’EuroMayDay 2010, chiarissime:continuità di reddito, accesso ai servizi prescindendo dal tipo di lavoro e di contratto, lavoro sicuro e sicurezza sul lavoro, ma anche cittadinanza per i migranti, una scuola pubblica e di qualità, un sistema di trasporti sostenibile e popolare, saperi liberi, un nuovo sistema di diritti e un welfare dignitoso. Per ottenere tutto questo, centinaia di sigle, migliaia di persone, scenderanno in piazza portando con sé rabbia e gioia anche per riappropriarsi di una città, Milano, che l’Expo del 2015 vuole consegnare ai potenti e sottrarre ai cittadini. Per questo un ampio spezzone sarà composto dal Comitato No Expo che ha lanciato, per il prossimo 28, 29 e 30 maggio una tre giorni nazionale, presso gli spazi della Fornace, a Rho, in cui riunire tutte le realtà, lavorative e territoriali, in lotta a livello nazionale per ridisegnare un futuro che, oggi, sembra negato.
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