Prezzo della Crisi del 08-04-2010: 'Redditi calo record. Abolire la legge 30 è la prima riforma che serve.'
di Serena Salucci
É il dato peggiore dagli anni '90. I redditi sono in picchiata, -2,8% su base annua, con le famiglie italiane costrette a rinunciare anche ai beni di primissima necessità. I profitti delle imprese sono in calo dell'1,8%, diminuiscono la propensione all'investimento e al risparmio. Non più un campanello d'allarme, ma una distesa di campane dovrebbero suonare nelle orecchie di questo governo “riformista”. E invece niente, o quasi.
Forse non sono arrivati, a Palazzo Chigi, i dati dell'Istat sulla situazione economica del paese, e in particolare sulle disponibilità economiche delle famiglie. Forse non ci si prende neanche la briga di leggerli questi numeri, per non rovinarsi la giornata. Sono dati dell'Istat, certo, “ma non sono quelli che ho io..”, potrebbe dir qualcuno, citando la sottosegretaria Laura Ravetto, che a Ballarò di martedì scorso ci ha regalato una nuova insuperabile perla.
Un commento dal governo in effetti c'è stato: il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi, responsabile delle politiche familiari, si è detto molto preoccupato per il calo dei matrimoni, segnalato dall'Istat nello stesso pacchetto di indagine, mentre le cifre sui redditi delle famiglie «sono sì preoccupanti ma non catastrofiche». D'altra parte, ha aggiunto Lapalisse-Giovanardi, c'è la crisi. «Dire che c'è stato un calo dei dei consumi è come scoprire l'acqua calda». Se a questo serve un governo, verrebbe da dire...
Il punto fondamentale, invece, è e rimane il lavoro, non solo il lavoro che non c'è, ma quello sospeso nella cassintegrazione, quello precario della legge 30, quello irregolare dello sfruttamento al nero.
Di fronte a questi dati le richieste che si levano sono diverse, ma tutte hanno come denominazione comune l'azione del governo sul lavoro e sulla tassazione del lavoro. Le associazioni di categoria dei consumatori chiedono detassazione per 1.200 euro delle famiglie a reddito fisso e blocco delle tariffe; la Cgil propone subito un tavolo di trattative per la riforma fiscale, che premi i lavoratori dipendenti e i pensionati; la Uil invoca l'aumento delle detrazioni e rafforzamento dell'assegno per i figli a carico; la Confcommercio auspica la riforma fiscale con riduzione strutturale delle aliquote legali, accompagnata da una vera azione di contrasto all'evasione e all'elusione.
Paolo Ferrero, portavoce della Federazione della Sinistra, commentando i dati ha avuto il coraggio di mettere il dito nella piaga, perché il crollo dei redditi in Italia non è un effetto congiunturale della crisi, ma il frutto di anni di politiche di moderazione salariale e di estensione della precarietà del lavoro. L'unica riforma da fare – sostiene Ferrero, lanciando la proposta di avviare un percorso referendario - è l'abolizione della legge 30 che sancisce il lavoro precario: perché esiste un legame diretto inconfutabile tra l'aumento della precarietà, quindi della ricattabilità del lavoro, e la riduzione dei salari. È una sfida tutte le forze della Sinistra sono invitate ad accettare.
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