Prezzo della Crisi del 10-05-2010: 'Cgil, dopo la concertazione l'era degli accordi a prescindere'
di Fabio Sebastiani
«Eppur si muove», dice il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi. «Deve prevalere la ragionevolezza», gli fa eco il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni. All’indomani del congresso, la Cgil sembra aver imboccato la strada giusta per la ripresa del confronto con, e “tra”, le parti sociali. Guglielmo Epifani, dal podio di Rimini, ha cavalcato il facile argomento dell’unità sindacale, ben sapendo che quella è la chiave non per stare più vicini ai colleghi di Cisl e Uil, ma per arrivare direttamente al ”cuore dello Stato”, ovvero il modello contrattuale e il tavolo con il Governo. «Sacconi, che il suo mestiere lo sa fare bene, non ha nessuna intenzione di mollare con facilità. «Non abbiamo bisogno di impercettibili movimenti quanto piuttosto di decisioni solide», dice.
In effetti, Sacconi tocca un punto non certo secondario. A Rimini, la Cgil una sua ricetta non l’ha data con chiarezza. Per il momento Epifani si è limitato a costruire la ”premessa”, ovvero la sconfitta della “linea dura” della Fiom. Una sconfitta che si è sostanziata di alcune modifiche di non poco conto sullo Statuto della Cgil, e di una politica contrattuale per il momento nel solco pieno della concertazione. Non basta, ovviamente. Non si è sentito parlare di giovani a Rimini, nel senso di lavoratori giovani. E non si è sentito parlare di condizioni di lavoro.
«Finalmente Epifani ha detto quello che deve dire un capo sindacale. E cioè che un sindacato si misura sugli accordi», dice leader della Uil, Luigi Angeletti. Si, ma quelli che si prospettano da oggi in poi rischiano di essere accordi a prescindere.
Arriva adesso la parte difficile dell’operazione, quindi. Adesso la maggioranza della Cgil dovrà dimostrare che un percorso reale ce l’ha in testa. Dovrà convincere, democraticamente, i lavoratori. E dovrà convincere il sindacato. E non è detto che il sindacato si lasci convincere tanto facilmente. E’ vero che quello che viene chiamato il “corpaccione” ha ormai sulle spalle quasi venti anni di concertazione, ovvero di esecuzione degli ordini decisi dall’alto, ma è pur vero che se vuole avere qualche speranza di continuare ad esistere qualche risposta ai nodi veri della società, tra cui spicca il tema della precarietà, dovrà pur darla.
Le soluzioni a questa crisi non sembrano né facili né immediate. E il Governo non sa che pesci prendere. Questo non solo potrebbe provocare una situazione di forte tensione sociale, ma anche un ripiegamento del sindacato su se stesso tale da ridisegnarne in breve i connotati. Da Rimini è emersa una risposta un po’ inquietante. Qualcuno sta teorizzando che basta rimettere al centro le lotte dei pensionati, aggiungerci la ”confederalità territoriale” e i servizi, e colorare il tutto di ”cultura della diversità”, da intendersi variamente come donne e migranti. Sarà questa la nuova Cgil?
«Eppur si muove», dice il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi. «Deve prevalere la ragionevolezza», gli fa eco il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni. All’indomani del congresso, la Cgil sembra aver imboccato la strada giusta per la ripresa del confronto con, e “tra”, le parti sociali. Guglielmo Epifani, dal podio di Rimini, ha cavalcato il facile argomento dell’unità sindacale, ben sapendo che quella è la chiave non per stare più vicini ai colleghi di Cisl e Uil, ma per arrivare direttamente al ”cuore dello Stato”, ovvero il modello contrattuale e il tavolo con il Governo. «Sacconi, che il suo mestiere lo sa fare bene, non ha nessuna intenzione di mollare con facilità. «Non abbiamo bisogno di impercettibili movimenti quanto piuttosto di decisioni solide», dice.
In effetti, Sacconi tocca un punto non certo secondario. A Rimini, la Cgil una sua ricetta non l’ha data con chiarezza. Per il momento Epifani si è limitato a costruire la ”premessa”, ovvero la sconfitta della “linea dura” della Fiom. Una sconfitta che si è sostanziata di alcune modifiche di non poco conto sullo Statuto della Cgil, e di una politica contrattuale per il momento nel solco pieno della concertazione. Non basta, ovviamente. Non si è sentito parlare di giovani a Rimini, nel senso di lavoratori giovani. E non si è sentito parlare di condizioni di lavoro.
«Finalmente Epifani ha detto quello che deve dire un capo sindacale. E cioè che un sindacato si misura sugli accordi», dice leader della Uil, Luigi Angeletti. Si, ma quelli che si prospettano da oggi in poi rischiano di essere accordi a prescindere.
Arriva adesso la parte difficile dell’operazione, quindi. Adesso la maggioranza della Cgil dovrà dimostrare che un percorso reale ce l’ha in testa. Dovrà convincere, democraticamente, i lavoratori. E dovrà convincere il sindacato. E non è detto che il sindacato si lasci convincere tanto facilmente. E’ vero che quello che viene chiamato il “corpaccione” ha ormai sulle spalle quasi venti anni di concertazione, ovvero di esecuzione degli ordini decisi dall’alto, ma è pur vero che se vuole avere qualche speranza di continuare ad esistere qualche risposta ai nodi veri della società, tra cui spicca il tema della precarietà, dovrà pur darla.
Le soluzioni a questa crisi non sembrano né facili né immediate. E il Governo non sa che pesci prendere. Questo non solo potrebbe provocare una situazione di forte tensione sociale, ma anche un ripiegamento del sindacato su se stesso tale da ridisegnarne in breve i connotati. Da Rimini è emersa una risposta un po’ inquietante. Qualcuno sta teorizzando che basta rimettere al centro le lotte dei pensionati, aggiungerci la ”confederalità territoriale” e i servizi, e colorare il tutto di ”cultura della diversità”, da intendersi variamente come donne e migranti. Sarà questa la nuova Cgil?
Leggi tutti i prezzi della crisi...





