Prezzo della Crisi del 12-05-2010: 'La crisi c’è e nessuno sa descriverla in modo preciso '
di Fabio Sebastiani
Come si misura la crisi? Dopo averci preso in giro per due anni, ecco che finalmente anche il Governo riconosce che il Bel Paese ha qualcosa che non va. Sarà per quel volo in picchiata dei consumi, o per l’aumento a quattro cifre della cassa integrazione. Sarà perché anche le esportazioni hanno subìto un tracollo e che la spesa pubblica ormai è fuori controllo, ma l’esecutivo ha preso atto delle difficoltà economiche in cui si dibattono sessanta milioni di italiani. Ora il problema che si pone il seguente: come si misura la crisi? La soluzione a questo interrogativo non può essere generica. E’ chiaro che una cifra piuttosto che un’altra può influenzare il grado di fiducia, e quindi, in parte, la stabilità e la tenuta del sistema generale. Riuscire a manipolare le cifre sulla crisi non è una partita di poco conto. Oggi sono arrivati alcuni segnali inquietanti. Il primo dal Cnel e il secondo da Confindustria, che sostiene come il tasso di disoccupazione in Italia «non ha raggiunto la punta massima». Bene, finalmente un po di sano realismo, anche se la sua base di partenza è il criterio stastistico ufficiale (che misura una disoccupazione sotto il 10%), ovvero quello che considera ”lavoro” una occupazione recente anche a tempo molto parziale. Ma davvero si pensa che quella, in tempi di crisi possa essere una occupazione? Non solo, nessuno, tra gli analisti, è stato ancora in grado di produrre una analisi sistemica della situazione, mettendo insieme dati apparentemente eterogenei tra loro. La conferma del dubbio arriva dal Cnel, che uscendo dai canoni della ricerca tradizionale ha misurato un 55-60% delle famiglie italiane immerse nella crisi al di là delle «medie fornite dagli istituti di ricerca». Secondo il Cnel, la condizione delle famiglie italiane «è seriamente peggiorata negli ultimi due anni». «La crisi non solo non è superata - dice il Cnel - ma che anzi proprio in questi mesi i suoi effetti colpiscono più duramente la maggioranza delle famiglie italiane. Una tendenza questa destinata a durare». Il quadro che emerge è - spiega un comunicato del Cnel - è «davvero allarmante». Le famiglie più colpite sono quelle composte composte da anziani pensionati, che scontano la progressiva perdita di valore delle loro pensioni; quelle con componenti che hanno perso il posto di lavoro; quelle colpite da sfratto; quelle che hanno al loro interno un invalido o un ammalato grave o un non autosufficiente. Il Cnel ha rilevato inoltre una «seria contrazione dei consumi essenziali. L’aumento delle spese per vivere e sopravvivere, e la diminuzione sensibile del reddito disponibile, obbliga a ricorrere al sovraindebitamento, che è tale anche quando si è in grado di affrontare le emergenze senza dover ricorrere a prestiti».
Come si misura la crisi? Dopo averci preso in giro per due anni, ecco che finalmente anche il Governo riconosce che il Bel Paese ha qualcosa che non va. Sarà per quel volo in picchiata dei consumi, o per l’aumento a quattro cifre della cassa integrazione. Sarà perché anche le esportazioni hanno subìto un tracollo e che la spesa pubblica ormai è fuori controllo, ma l’esecutivo ha preso atto delle difficoltà economiche in cui si dibattono sessanta milioni di italiani. Ora il problema che si pone il seguente: come si misura la crisi? La soluzione a questo interrogativo non può essere generica. E’ chiaro che una cifra piuttosto che un’altra può influenzare il grado di fiducia, e quindi, in parte, la stabilità e la tenuta del sistema generale. Riuscire a manipolare le cifre sulla crisi non è una partita di poco conto. Oggi sono arrivati alcuni segnali inquietanti. Il primo dal Cnel e il secondo da Confindustria, che sostiene come il tasso di disoccupazione in Italia «non ha raggiunto la punta massima». Bene, finalmente un po di sano realismo, anche se la sua base di partenza è il criterio stastistico ufficiale (che misura una disoccupazione sotto il 10%), ovvero quello che considera ”lavoro” una occupazione recente anche a tempo molto parziale. Ma davvero si pensa che quella, in tempi di crisi possa essere una occupazione? Non solo, nessuno, tra gli analisti, è stato ancora in grado di produrre una analisi sistemica della situazione, mettendo insieme dati apparentemente eterogenei tra loro. La conferma del dubbio arriva dal Cnel, che uscendo dai canoni della ricerca tradizionale ha misurato un 55-60% delle famiglie italiane immerse nella crisi al di là delle «medie fornite dagli istituti di ricerca». Secondo il Cnel, la condizione delle famiglie italiane «è seriamente peggiorata negli ultimi due anni». «La crisi non solo non è superata - dice il Cnel - ma che anzi proprio in questi mesi i suoi effetti colpiscono più duramente la maggioranza delle famiglie italiane. Una tendenza questa destinata a durare». Il quadro che emerge è - spiega un comunicato del Cnel - è «davvero allarmante». Le famiglie più colpite sono quelle composte composte da anziani pensionati, che scontano la progressiva perdita di valore delle loro pensioni; quelle con componenti che hanno perso il posto di lavoro; quelle colpite da sfratto; quelle che hanno al loro interno un invalido o un ammalato grave o un non autosufficiente. Il Cnel ha rilevato inoltre una «seria contrazione dei consumi essenziali. L’aumento delle spese per vivere e sopravvivere, e la diminuzione sensibile del reddito disponibile, obbliga a ricorrere al sovraindebitamento, che è tale anche quando si è in grado di affrontare le emergenze senza dover ricorrere a prestiti».
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