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Condoni agli evasori, altri salassi agli statali.
Stipendi congelati, liquidazioni in ritardo, niente turnover, meno finestre per i pensionandi: prende corpo la manovra
NEMICO PUBBLICO - Tra un'indiscrezione e l'altra si delinea il disegno della «manovra correttiva» che entrerà in azione con il Dpef. Pressioni Fmi per aumentare l'età pensionabile e sforbiciare la sanità. Risposte dure da parte della Cgil e dal sindacalismo di base. Ferrero (Prc): «va ricostruita un'opposizione sociale, sono i ricchi a dover pagare la crisi»
di Francesco Piccioni (ilManifesto del 16 maggio 2010)
La «manovra correttiva» prende corpo. E a vederla fa un po' senso. Il maxi-piano europeo per salvare le banche rischia di affossare i bilanci dei vari stati. A pagarne il costo vengono così chiamati soprattutto statali e pensionandi, mentre si coglie l'occasione del dover «far cassa» per strizzare ancora una volta l'occhio agli evasori fiscali.
Su tutto aleggia il condizionale. Dal ministero dell'economia - previo incontro segreto, mercoledì scorso, tra Giulio Tremonti, la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, e i segretari dei due sindacati più disponibili con il governo (Cisl e Uil, ovvero Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti) - filtrano come sempre indiscrezioni che alimentano una specie di «sondaggio mediatico». Un po' per valutare le possibili reazioni e selezionare più attentamente le varie ipotesi, un po' per «abituare» la popolazione a quel che sta per accadere. Salvo smentita.
I rumors hanno ormai un contenuto chiaro. L'ipotesi di un altro condono fiscale «è allo studio», ma si preferisce non sottolinenarla troppo. Mentre l'idea di condonare i due milioni e passa di «immobili fantasma» è praticamente a un passo dall'esser messa nero su bianco. Si tratta di quelle case costruite senza alcuna autorizzazione né denuncia al catasto - su cui non è mai stata pagata una lira di Ici - e che sono state «scoperte» negli ultimi anni grazie a rilevazioni aeree o satellitari. Persino Google avrebbe avuto un ruolo decisivo, certificando agli occhi di chiunque nel mondo quel che le autorità locali non erano mai riuscite a vedere. Naturalmente non si pensa a un lungo percorso di «regolarizzazione» di questi immobili, magari facendo pagare per intero gli arretrati. No. Una bella autodenuncia, una cifra forfettaria da versare (poco più che simbolica: in media 1.000 euro a immobile), e via. L'utile vero si vedrebbe sui conti degli anni successivi, quando entrerebbe a regime il pagamento dell'Ici.
Si sa persino quali siano le regioni più «ricche» di questa risorsa irregolare. Il Piemonte, un po' a sorpresa, è in testa, seguito da Lombardia, Campania ed Emilia Romagna. Il dato ha suscitato l'interesse degli enti locali, che vi vedono la possibilità ora di rimpinguare le case svuotate dai tagli governativi. Il «federalismo demaniale», infatti, può aprire la strada alla svendita ai privati di pezzi interi di patrimonio pubblico («beni comuni» come terreni, spiagge, boschi, laghi, ecc). Per aumentare la dose, il governo sta cercando di censire gli immobili delle amministrazioni pubbliche che «non servono più».
Persino il «concordato fiscale» potrebbe essere riaperto, visto che nel «decreto incentivi» figura già una sanatoria per i «contenziosi fiscali» giunti in Cassazione e liquidabili con il pagamento del 5% del dovuto (un'offerta votiva, insomma).
Al contrario, sugli statali sta per calare «la mannaia», come l'ha definita la nuova segretaria della Funzione pubblica Cgil, Rossana Dettori. In sintesi. Ai dipendenti pubblici verrà imposto il congelamento dei salari, senza rinnovo del contratto scaduto a fine 2009. Il blocco del turnover verrà prorogato di altri due anni. Ciliegina sulla torta, le liquidazioni potranno essere erogate dall'Inpdap anche sei mesi dopo l'uscita dal lavoro (oggi deve farlo entro 90 giorni, altrimenti scatta un tasso di interesse del 5%). Nella furia sforbiciatoria cadrebbe anche un «pilastro» della riforma fortemente voluta dal ministro Renato Brunetta: spariscono i fondi per incentivare la «produttività» in ministeri, agenzie, ecc.
Per i pensionabili sia «pubblici» che «privati», invece, si prevede di ridurre le «finestre» di uscita (quattro o due l'anno, a seconda delle anzianità individuali o dei settori) a una sola. E sullo sfondo c'è di nuovo l'ipotesi di aumentare l'età pensionabile di due anni, come chiede il Fondo monetario internazionale a tutto il mondo; nonché la «parificazione in peggio» delle donne. Nel pubblico impiego l'innalzamento è già avvenuto; ora potrebbe toccare alle donne del «privato». Un insieme di misure che fanno dire a Paolo Leonardi (coordinatore nazionale RdB, ormai vicina al congresso di unificazione di gran parte del sindacalismo di base nell'Usb) «trovo incredibile che mentre emerge un quadro parziale di corruzione nel mondo politico e nel governo, invece di prender soldi dall'evasione fiscale o dalla tassazione delle rendite finanziarie, si vada come sempre a colpire i ceti più deboli: dipendenti e pensionati».
Addirittura «oscena» (per la Dettori è comunque «patetica e francamente risibile») la pretesa di «dare l'esempio della disponibilità ai sacrifici» da parte dei ministri, che si dicono tutti d'accordo con un taglio del 5% dei propri emolumenti. Addirittura Michela Brambilla vorrebbe che queste risorse (non un granché, come cifra globale) venissero «destinate a i più deboli». Buon cuore a buon mercato, si fa notare. Al massimo 500-600 euro mensili a testa. Le cronache di queste settimane mostrano invece una «classe dirigente» capace di monetizzare con ben altre cifre «fuori bilancio» la propria posizione.
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