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Prezzo della Crisi del 18-05-2010: 'Disoccupazione, anche la Uil si allarma mentre non cessa l’attacco allo Statuto '
Secondo il sindacato socialista “il disagio occupazionale” riguarderebbe l’11,5% dei lavoratori. A questo dato si affianca l’ossessione governativa di modificare lo Statuto attraverso un emendamento che reintrodurrebbe l’arbitrato malgrado i rilievi fatto dal Capo dello Stato.

di Vittorio Bonanni
Lo aveva già fatto osservare lo scorso aprile l’osservatorio Cgil sui dati Inps sulla cassa integrazione e oggi lo ribadisce la Uil nel suo sedicesimo rapporto mensile su “Cassa integrazione e disagio occupazionale”. Come dire fonti, soprattutto quest’ultima, non proprio antigovernative per definizione. Stiamo parlando del dato reale su chi in Italia non ha lavoro. Da tempo il governo insiste su una percentuale dell’8,5%. Ma i sindacati, all’unisono potremmo dire, parlano in realtà di una percentuale più alta di almeno tre punti, sia pure composta da figure sofferenti per ragioni diverse. Quasi il 9, l’8,8 per la precisione, sono in cerca di occupazione, pari a 2,2 milioni di persone. A cui si sommano, dice sempre la Uil, gli oltre 679 mila lavoratori e lavoratrici in cassa integrazione (ordinaria, straordinaria e deroga), il 2,7% del totale della forza lavoro. Se poi si analizzano i dati regionali troviamo situazioni particolarmente allarmanti. Almeno 9 regioni hanno un tasso di disoccupazione superiore alla media nazionale. Un “tasso di disagio” come si dice in gergo. Si tratta di Piemonte, Lazio e altre 7 Regioni concentrate nel Mezzogiorno. In Puglia siamo al 17,2%, seguono Campania e Sicilia con il 16,4. A livello provinciale l’allarme rosso riguarda 43 situazioni. Drammatica quella di Frosinome dove in sofferenza lavorativa sarebbe il 44,6% della popolazione, (67 mila in cassa integrazione e 15 mila in cerca di occupazione). Male anche Isernia (24,4%), Sassari (21,8%), Palermo (21,1%) e Agrigento (20,6%).

Che l’estrema precarietà che caratterizza ormai il mondo del lavoro in Italia non preoccupi però particolarmente il governo lo dimostrano le modifiche all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che l’esecutivo vuole introdurre a tutti i costi. Malgrado i rilievi del Capo dello Stato, che aveva contestato il punto che imponeva l’arbitrato al lavoratore - vero e proprio espendiente extragiudiziale - per qualsiasi futura vertenza (oggi si ricorre alla magistratura) la maggioranza ha ritenuto opportuno introdurre un emendamente che di fatto non solo non cancella quella norma ma aggiunge la possibilità di porre fine a un rapporto di lavoro oralmente pregiudicando, così, la possibilità per il lavoratore di reagire in modo fermo e sicuro alle ingiustizie. Quello che si va prefigurando, leggendo i dati sulla disoccupazione da un lato e l’intenzione di privare i lavoratori e le lavoratrici delle più banali tutele dall’altro, è uno scenario da rivoluzione industriale contro il quale le forze sindacali e politiche di opposizione appaiono totalmente disarmate.

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