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Prezzo della Crisi del 20-05-2010: 'Il confronto tra sindacati e azienda sul piano quinquennale della Fiat'
Sta entrando nel vivo il confronto tra sindacati e azienda sul piano quinquennale della Fiat. Oggi si è conclusa la tornata di assemblee a Pomigliano d’Arco, che rappresenta il sito di maggior frizione. E’ qui che Marchionne punta a sfondare per poi generalizzare il risultato in tutti gli altri siti produttivi. L’obiettivo è ambizioso, e non riguarda solo i famigerati 18 turni. Si va dallo straordinario obbligatorio ai tagli delle pause, dalla mensa a fine turno al non pagamento dell’integrazione della malattia. Come ha detto il segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini, la Fiat punta a riscrivere il contratto nazionale. E pur di spuntarla sta mettendo in campo diverse pedine importanti. Un progetto ambizioso e, fino in fondo, politico. Anche se la Fiat non è più italiana di qualsiasi altra multinazionale che opera nel nostro Paese, vuole pesare come il presidente della Repubblica.
La Fiat, che si vanta di essere una “azienda manifatturiera di classe mondiale”, vuole in realtà una “vietnamizzazione” delle condizioni di lavoro. E’ questa l’altra faccia della globalizzazione. Se un pezzo di produzione va all’estero, non è detto che la parte che rimane in Italia segua le regole nostre. Marchionne quelle regole le vuole cambiare di fatto. E sta facendo di tutto. Fino al punto di mettere sul piatto della bilancia il più classico dei ricatti: o fate così o me ne vado. Ed è con questo atteggiamento che l’azienda sta “apparecchiando” i tavoli sull’applicazione del piano industriale. Tavoli dove, alla fine, a far la differenza sarà la “fatica”. Quanta ne riuscirà a spremere l’azienda dalle tute blu? La fatica con la “effe maiuscola”, fatta di diciotto turni settimanali, aumento degli straordinari, spostamenti di reparto, intensificazione dei ritmi.
La Fiom vuole vederci chiaro. E, intanto, vuole portare al confronto le sue misurazioni proprio sul lavoro fisico. Compito arduo perché Sergio Marchionne ha un modo tutto suo di quantificare la fatica dei lavoratori, sia per quanto riguarda i tempi che le condizioni di operatività, che non tiene minimamente conto degli “operai in carne ed ossa” ma solo, ed esclusivamente, della produttività. L’implementazione del “Sistema ErgoUas” (non certificato) nel vivo della produzione rischia di essere disastroso per i lavoratori e le lavoratrici. Parliamo di ”stress correlato al lavoro” e di “malattie muscolo-scheletriche”.
I dati parlano chiaro. Il campione utilizzato nel corso di una ricerca fatta in collaborazione tra Fiom e Inca nel distretto di Melfi-Potenza, riguarda per il 60% la Fiat-Sata e per il 28% le aziende dell’indotto. Le prime 90 visite hanno dato come risultato 43 casi in cui sono state riscontrate malattie professionali (muscolo-scheletriche) e 64 denunce già inviate all’Inail. «Si tratta di primi risultati - commenta Gabriele Norcia, medico legale Inca - a dir poco sorprendenti. Basti pensare che nell’intero 2008 per tutta la provincia di Potenza ci sono state solo 18 le denunce. Dai primi dati possiamo dire che nella popolazione generale l’incidenza di questi disturbi è di gran lunga inferiore rispetto alla popolazione di addetti Fiat».
Nel merito del confronto sul “piano quinquennale”, la Fiat da una parte intende ”premere l’acceleratore” sul alcuni fattori di rischio come la frequenza delle azioni al minuto, i tempi di recupero e la ripetizione dei gesti, mentre, dall’altra, vuole mascherare l’ergonometria (postura e applicazione della forza attraverso le mani) applicando un proprio sistema di misurazione (ErgoUas). «Se Fiat, oltre agli effetti ottenuti con ErgoUas - si legge in un documento firmato dalla Fiom - riduce le pause di dieci minuti, come richiede per la sede di Pomigliano, si ottiene una intensificazione della prestazione di lavoro in un turno di circa 39 minuti». La Fiat con l’utilizzo di quel sistema, prosegue il sindacato delle tute blu, si propone di eliminare, dopo circa 40 anni, la soglia minima di fattore di riposo prevista negli accordi sindacali del 1971.
Su Pomigliano d’Arco «si tratta di capire se Fiat vuole negoziare - dichiara il segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini, presente alla conferenza stampa - o se chiede ai sindacati di firmare e basta quello che di fatto è un nuovo contratto nazionale».
di Fabio Sebastiani

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