Prezzo della Crisi del 03-05-2010: 'Cgil, un congresso ”in sedicesimo”'
di Fabio Sebastiani
Si aprirà dopodomani a Rimini il sedicesimo congresso della Cgil. E’ un po’ che si guarda agli appuntamenti congressuali del più grande sindacato confederale d’Italia parlando di “svolta”. Lo fu nelle due edizioni precedenti, quando ci si aspettava una uscita “a sinistra” dalla concertazione, che poi non c’è stata, ovviamente. Quello a cui si è assistito ins eguito è stata una scarsa tenuta politica e una assenza totale di idee su come uscire dall'impasse. La svolta, in realtà si è consumata piano piano. E, come sempre in questi casi, è stasta tenuta ben lontana dal centro del confronto. Si è consumata grazie alla mobilitazione insufficiente su temi importanti come i diritti del mondo del lavoro, al clima da rissa nei congressi di base, all’andamento bislacco di alcuni rinnovi contrattuali. Tutti passaggi che di fatto hanno fiaccato la Cgil, portandola esausta all’appuntamento di Rimini.
Si è tanto parlato di democrazia e contrattazione nel corso dei congressi di base. O meglio, ne ha parlato in termini molto netti la seconda mozione. E per questo è stata accusata di minare l’unità interna del sindacato. Salvo poi ritrovarsi gli stessi temi formulati in modo molto duro dallo stesso segretario generale Guglielmo Epifani al congresso della Fiom, ad urne chiuse, quindi, accusata di essere un sindacato che non contratta.
Quello che accadrà a Rimini sarà l’uscita dall’isolamento della Cgil, certo. Una uscita che, dati i rapporti di forza, verrà pagata a caro prezzo dai lavoratori. Non a caso il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi sarà lì a raccogliere i cocci. Il teatrino è stato preparato in modo tale che a difendere le sane ragioni della concertazione ci sarà niente di meno che la presidente della Confindustria Emma Marcegaglia, mai attaccata driettamente durante la gestione Epifani. Sarà lei che presenzierà al “miracolo” di una Cgil che tornerà ad essere protagonista. Quanto protagonista? E, soprattutto, come? Sul quanto lo capiremo solo quando il segretario generale Guglielmo Epifani tirerà fuori la proposta del sindacato sulla contrattazione. Una proposta che, si badi bene, non è mai stata discussa, né votata, dal direttivo nazionale. Il resto sono le solite beghe interne, quelle battaglie sui posti che arriveranno a maturazione non subito, ma ad ottobre.
Forse i lavoratori italiani si meritano un sindacato migliore di questo. Sicuramente un sindacato che sappia rispecchiarli non solo nelle aspirazioni e nelle rivendicaizoni ma anche nella composizione sociale. Il punto non è un sindacato che ha militanti che votano Lega. Il punto è un sindacato che è composto da più della metà di pensionati ed ha una percentuale irrisoria di precari. E' chiaro che un sindacato così non farà mai una autentica contrattazione. E se la farà sarà della peggior specie.
Si aprirà dopodomani a Rimini il sedicesimo congresso della Cgil. E’ un po’ che si guarda agli appuntamenti congressuali del più grande sindacato confederale d’Italia parlando di “svolta”. Lo fu nelle due edizioni precedenti, quando ci si aspettava una uscita “a sinistra” dalla concertazione, che poi non c’è stata, ovviamente. Quello a cui si è assistito ins eguito è stata una scarsa tenuta politica e una assenza totale di idee su come uscire dall'impasse. La svolta, in realtà si è consumata piano piano. E, come sempre in questi casi, è stasta tenuta ben lontana dal centro del confronto. Si è consumata grazie alla mobilitazione insufficiente su temi importanti come i diritti del mondo del lavoro, al clima da rissa nei congressi di base, all’andamento bislacco di alcuni rinnovi contrattuali. Tutti passaggi che di fatto hanno fiaccato la Cgil, portandola esausta all’appuntamento di Rimini.
Si è tanto parlato di democrazia e contrattazione nel corso dei congressi di base. O meglio, ne ha parlato in termini molto netti la seconda mozione. E per questo è stata accusata di minare l’unità interna del sindacato. Salvo poi ritrovarsi gli stessi temi formulati in modo molto duro dallo stesso segretario generale Guglielmo Epifani al congresso della Fiom, ad urne chiuse, quindi, accusata di essere un sindacato che non contratta.
Quello che accadrà a Rimini sarà l’uscita dall’isolamento della Cgil, certo. Una uscita che, dati i rapporti di forza, verrà pagata a caro prezzo dai lavoratori. Non a caso il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi sarà lì a raccogliere i cocci. Il teatrino è stato preparato in modo tale che a difendere le sane ragioni della concertazione ci sarà niente di meno che la presidente della Confindustria Emma Marcegaglia, mai attaccata driettamente durante la gestione Epifani. Sarà lei che presenzierà al “miracolo” di una Cgil che tornerà ad essere protagonista. Quanto protagonista? E, soprattutto, come? Sul quanto lo capiremo solo quando il segretario generale Guglielmo Epifani tirerà fuori la proposta del sindacato sulla contrattazione. Una proposta che, si badi bene, non è mai stata discussa, né votata, dal direttivo nazionale. Il resto sono le solite beghe interne, quelle battaglie sui posti che arriveranno a maturazione non subito, ma ad ottobre.
Forse i lavoratori italiani si meritano un sindacato migliore di questo. Sicuramente un sindacato che sappia rispecchiarli non solo nelle aspirazioni e nelle rivendicaizoni ma anche nella composizione sociale. Il punto non è un sindacato che ha militanti che votano Lega. Il punto è un sindacato che è composto da più della metà di pensionati ed ha una percentuale irrisoria di precari. E' chiaro che un sindacato così non farà mai una autentica contrattazione. E se la farà sarà della peggior specie.
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