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Prezzo della Crisi del 05-05-2010: 'Il nuovo della Cgil? La concertazione'
di Fabio Sebastiani
Un patto per il lavoro basato sullo scambio tra occupazione e moderazione salariale. La Cgil, impegnata fino a sabato nei lavori del sedicesimo congresso, riparte da qui, ovvero dalla concertazione “vecchio stile”. E’ come il gioco dell’oca: prima o poi esce un numero sui dadi che ti costringe a “passare dal via”.

Eppure, era stata archiviata come una “sfida persa” la concertazione. Una stagione che era solo servita a tagliare di dieci punti i salari in rapporto ai profitti. E invece eccola rispuntare fuori, in una edizione tutta “imprenditorialista” in salsa antiberlusconiana. Guglielmo Epifani, che oggi a Rimini ha tenuto la relazione d’apertura, se ne guarda bene, infatti, dall’annoverare gli imprenditori come parte dell’origine della crisi. A loro non fa nessun appunto: l’Italia è un “paese socialista” in cui la proprietà privata è come non avere diritti di cittadinanza. La crisi non è l’effetto di un sistema, ma il punto da cui bisogna partire per disegnare nuovi orizzonti in nome dell’emergenza. Alla fine, la politica emergenziale torna utile per un sacco di cose. Anche per una poiltica "neokeneysiana" riveduta e corretta. Non fa alcuna differenza se il “patto concertativo” è stato ampiamente tradito proprio dagli imprenditori, che non hanno esitato ad incassare la moderazione salariale senza mettere poi sul piatto della bilancia un euro di investimenti. Lasciamo perdere l’innovazione e la ricerca, concetti fin troppo complessi per la nostra classe imprenditoriale. Se qualche incremento di posti di lavoro si è avuto è stato grazie alla deregulation dei diritti, ovvero alla grande stagione della precarietà.

Quella che si appresta a battezzare l’attuale segretario della Cgil Guglielmo Epifani sarà una concertazione “in pejus” rispetto alla precedente esperienza. Il punto è sempre il costo del lavoro. Ma in questo caso le regole saranno sempre di meno. Anche sul piano della cosiddetta contrattazione, infatti, il panorama è nero. La Cgil sta pensando, in buona sostanza, di il contratto nazionale e non di rafforzarlo e allargarlo. Non solo, se unificazione del mondo del lavoro ci deve essere, questa avverrà in base a una logica “militare” di accorpamenti di intere categorie. L’idea è chiara: nel momento in cui il mondo del lavoro perde potenza e si va sempre più disarticolando, riconquistare la soglia critica diventa un fatto quantitativo e non qualitativo. Il peso dell’azione sindacale non sarà quindi la piattaforma ma l’apparato. Quello che ha stupito di più, però è l’atteggiamento della Cgil verso la precarietà. Epifani dal palco del sedicesimo congresso ha sancito la fine del , in nome di una non meglio identificata che per il momento ha al suo attivo solo la .

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